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    Home » Articoli » Giuseppe Garimoldi guarda la montagna attraverso la fotografia
    Nos Alpes, Nos Livres

    Giuseppe Garimoldi guarda la montagna attraverso la fotografia

    Giorgia GambinoGiorgia Gambino21 Settembre 2025
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    La storia della fotografia di montagna, Giuseppe Garimoldi; L’histoire de la photographie de montagne, Giuseppe Garimoldi (c) Priuli & Verlucca
    La storia della fotografia di montagna, Giuseppe Garimoldi; L’histoire de la photographie de montagne, Giuseppe Garimoldi (c) Priuli & Verlucca
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    La storia della fotografia di montagna si presenta come una lunga avventura culturale che intreccia attività sportiva, esplorazioni di alta quota e riflessioni estetiche e paesaggistiche. Dalle prime lastre al collodio portate dai pionieri e sino alle moderne macchine automatiche, essa si snoda tra spedizioni himalayane, avvento dell’arrampicata e documentazioni della natura alpina.

    A ritracciarne origine e dinamiche di evoluzione è Giuseppe Garimoldi nel suo volume “Storia della fotografia di montagna – Dalle origini all’anno Duemila”, edito da Priuli & Verlucca nell’estate di quest’anno. Il testo è a oggi disponibile soltanto nelle principali librerie specializzate nella narrazione di montagna o nell’ambito appunto fotografico, mentre non risulta ancora acquistabile sul sito web dell’editore.

    Breve storia della fotografia di montagna

    La fotografia arriva in Italia, Paese di nascita di Giuseppe Garimoldi dal quale egli legge il passato, già a metà Ottocento e trova nel Trentino Alto Adige uno dei suoi primi laboratori di montagna, direttamente nel cuore delle Alpi orientali. Qui Giovanni Battista Unterveger, allievo del tedesco Ferdinand Brosy, apre nel 1862 uno dei primi studi fotografici della Penisola e realizza vedute delle vette destinate sia al piacere personale sia alle commissioni del Club Alpino Italiano.

    Con il suo catalogo “Vedute del Trentino” del 1882 composto da oltre mille immagini, egli è in grado di elevare la fotografia alpina a livello internazionale, accanto a nomi come Bartolomeo Gerloni e Vincenzo Craveri. In quei medesimi anni emergono poi fotografi come Antonio Tambosi, i fratelli Garbari o Vittorio Stenico, capaci di sperimentare nuove tecniche e di legare l’immagine della montagna alla memoria collettiva.

    Con il Novecento, la diffusione di macchine più agili come la Leica amplia la partecipazione, mentre concorsi ed esposizioni rafforzano il ruolo della fotografia alpina come documento culturale e persino politico. Ogni scatto non è soltanto memoria di una impresa bensì anche ricerca di bellezza e conoscenza, testimone di come le alte quote siano divenute al tempo stesso laboratorio scientifico e fonte di ispirazione artistica.

    Il volume

    “Storia della fotografia di montagna” di Giuseppe Garimoldi viene suddiviso, per ragioni di chiarezza e comprensione, in tre distinte sezioni, ovverosia “L’immagine della montagna”, “Il tempo della conoscenza” e “Il tempo degli uomini”. Un indice dettagliato, arricchito da oltre 500 schede, permette di approfondire il profilo dei professionisti citati, restituendo così un quadro vivo e articolato di chi ha fatto della fotografia alpina una forma di arte e di testimonianza storica.

    Il volume non si limita a raccontare le tecniche e le evoluzioni fotografiche ma accompagna il lettore in un viaggio che è assieme estetico, culturale e persino umano. Attraverso le immagini e le vicende dei loro autori, si percepisce come la cima sia al contempo sfida sportiva e mito persistente capace di interrogare tanto chi la osserva quanto chi la ritrae.

    L’autore

    Giuseppe Garimoldi, nato a Torino nel 1930 e mancato nel 2017, è stato pittore e istruttore di alpinismo nonché autore di numerosi testi dedicati alla montagna, tra cui guide alpinistiche, saggi e cataloghi per mostre curate al Museo Nazionale della Montagna di Torino. La sua scrittura ha tratto origine da una conoscenza diretta del mondo dell’alpinismo e da un dialogo costante con le arti visive, che hanno permeato la sua creatività donandole spessore e profondità.

    Tra i suoi libri figurano opere come “Fotografia e alpinismo – Storie parallele”, “Storia della fotografia di montagna” e “Riccardo Moncalvo. Piemonte 1930-1970”, tutti quanti editi dal medesimo Priuli & Verlucca. La sua attività si è sempre mossa sul confine tra esperienza personale e ricerca storica, rendendo i suoi lavori strumenti preziosi per chi voglia comprendere come lo sguardo sulle Alpi sia cambiato nel tempo.

    LEGGI ANCHE: “Il richiamo della montagna” verso l’anima selvatica della vetta

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    Giorgia gambino
    Giorgia Gambino
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    Classe 1997, ho due lauree in lingue e letterature moderne, un master di primo livello in giornalismo 3.0 e una incrollabile testardaggine, tutti quanti ottenuti con il massimo dei voti. Appassionata di scrittura dall’età di 7 anni e giornalista pubblicista dal 2021, ho contribuito a costruire “Nos Alpes” dalle basi, crescendo giorno dopo giorno e imparando a essere migliore assieme a lui. Nel tempo libero che mi sforzo di ritagliare coltivo alcune delle mie frivole passioni, tra cui il rosa e i dolci, lo shopping e il make up, ma soprattutto i miei racconti.

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