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    Home » Articoli » La crisi climatica può aumentare i prezzi dei beni di uso quotidiano
    Economia

    La crisi climatica può aumentare i prezzi dei beni di uso quotidiano

    Giorgia GambinoGiorgia Gambino19 Agosto 2026
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    La crisi climatica e i prezzi dei beni di uso quotidiano, La crise climatique et les prix des produits de consommation courante (c) CC BY-SA 4.0, Lars Frantzen, Wikimedia Commons
    La crisi climatica e i prezzi dei beni di uso quotidiano, La crise climatique et les prix des produits de consommation courante (c) CC BY-SA 4.0, Lars Frantzen, Wikimedia Commons

    La crisi climatica di questa estate 2026 non soltanto sta lasciando una scia di record meteorologici, incendi e problematiche di siccità e disponibilità idrica bensì anche promettendo strascichi sui prezzi dei beni di uso quotidiano. Tale lunga sequenza di temperature elevate e precipitazioni insufficienti potrebbe difatti ridurre la produzione agricola e complicare trasporti e approvvigionamenti, elementi che a loro volta potrebbero trasformarsi in una nuova fonte di inflazione.

    La situazione del clima in Europa e in Italia

    In Europa come nelle Nostre Alpi, il mese di giugno di quest’anno si è rivelato il più caldo mai registrato nell’Europa occidentale, con una temperatura media superiore di +3,06 gradi rispetto alla media del periodo 1991-2020. Anche il mese di luglio, il secondo più caldo da quando hanno luogo le stime, ha confermato condizioni eccezionalmente calde e secche (+1,47 gradi) accompagnate da una forte propagazione di incendi.

    In Italia l’ondata di calore ha aggravato la siccità nei territori affacciati sulla Pianura Padana, mentre le riserve idriche sono scese a livelli particolarmente bassi anche nel bacino del Po. Nel settore risicolo, uno dei comparti agricoli più esposti, alcuni produttori sono stati costretti a rinunciare a parte delle superfici coltivate per salvaguardare il resto del raccolto.

    Fiumi più bassi, trasporti più costosi: il caso del Reno

    Uno dei canali attraverso cui la crisi climatica può raggiungere i prezzi è la logistica, poiché la diminuzione della portata dei grandi fiumi rende più difficile trasportare merci sulle vie interne. Sul Reno – che dalle Alpi svizzere (Canton Grigioni) attraversa Liechtenstein, Austria, Germania, Francia e Paesi Bassi -, quando il livello scende troppo, le chiatte devono ridurre il carico oppure interrompere la navigazione.

    Esso rappresenta però una delle principali arterie europee ed è ampiamente utilizzato per movimentare nello specifico prodotti agricoli ma anche materie prime, combustibili e articoli industriali. Quando il trasporto fluviale perde efficienza, le merci possono essere spostate su ferrovia o gomma, con costi maggiori che possono successivamente riflettersi sui prezzi finali.

    La siccità colpisce i campi in Francia

    L’agricoltura rappresenta tuttavia lo snodo in cui il legame tra crisi climatica e prezzi appare più diretto dato che carenza idrica e temperature più elevate possono ridurre le rese, compromettere la qualità e aumentare i costi di irrigazione. Il presidente dell’interprofessione francese di frutta e verdura Interfel, Daniel Sauvaître, ha parlato di tensioni nell’approvvigionamento e disponibilità inferiore che modificano l’equilibrio tra domanda e offerta.

    In Francia, per esempio, le coltivazioni orticole sono state pesantemente colpite dalle ondate di calore e le colture non irrigate hanno subito perdite rilevanti, con aumenti che, all’inizio di agosto, hanno raddoppiato il costo di alcune varietà di lattuga. La situazione ha riguardato anche mais (-35%) e grano (-4,3%) nonché prati destinati al pascolo e alla produzione di foraggio per il bestiame oltre che alpeggi dedicati allevamento bovino, ovino e caprino.

    La nuova “inflazione climatica”

    È in questo meccanismo che entra in gioco il concetto di “climateflation” o “inflazione climatica”, ovverosia l’aumento dei prezzi provocato dagli effetti fisici del cambiamento climatico sull’economia. Coniato nel marzo del 2022 da Isabel Schnabel della Banca Centrale Europea, esso indica le variazioni al rialzo dei costi di beni alimentari e materie prime causato direttamente o indirettamente dagli impatti fisici del riscaldamento globale.

    Temperature estreme, siccità, incendi e precipitazioni anomale possono difatti ridurre la quantità di beni disponibili, interrompere le catene logistiche o incrementare i costi di produzione. Gli effetti risultano particolarmente marcati sul settore alimentare e possono persistere per mesi: è il caso del caldo eccezionale dell’estate 2022, che ha aggiunto circa +0,67 punti percentuali all’inflazione alimentare europea.

    Secondo Oxford Economics, l’inflazione alimentare dell’area euro potrebbe passare dall’1,6% registrato a giugno 2026 a circa il 3% nel 2027, con un contributo sino a un punto percentuale delle condizioni meteorologiche. È una dinamica diversa da quella di uno shockimmediato sui carburanti, poiché un raccolto compromesso diviene visibile soltanto sul medio o sul lungo termine, quando la produzione disponibile diminuisce e sono esaurite le scorte.

    Italia, Francia e Svizzera: tre situazioni a confronto

    In Italia la siccità sta interessando aree produttive importanti della Pianura Padana e il settore risicolo è tra quelli più esposti alla scarsità di acqua, dinamiche che si aggiungono ai costi energetici e produttivi già elevati. Per il 2026 il dato sull’inflazione alimentare era all’1,8% a giugno, ma le previsioni di mercato indicano una possibile risalita verso il 2% nel 2027, stime che tuttavia non isolano il solo effetto del caldo.

    La Francia sta affrontando invece danni agricoli particolarmente evidenti, con perdite importanti sulle colture orticole non irrigate e ripercussioni della crisi climatica già osservabili sui prezzi di alcuni prodotti freschi. Il Governo francese ha annunciato che una valutazione precisa della situazione e la definizione degli eventuali aiuti richiederanno dati più completi attesi entro la fine del mese di agosto.

    Anche la Svizzera sta facendo i conti con una stagione particolarmente secca, che sin dalla primavera aveva fatto segnalare bassi livelli di diversi fiumi e laghi e messo sotto pressione numerose aziende agricole. Le autorità cantonali del Ticino, per esempio, hanno affiancato agli interventi di emergenza una strategia di investimenti e consulenza per aumentare la resilienza dei professionisti dinnanzi agli eventi meteorologici estremi.

    Sul fronte degli aiuti, poi, l’Unione Europea ha previsto nel luglio 2026 un pacchetto da 540 milioni di euro per sostenere gli agricoltori maggiormente colpiti dall’aumento dei costi di fertilizzanti ed energia. In tale senso, all’Italia sono stati destinati circa 45,6 milioni di euro e alla Francia 107,1 milioni di euro, il contributo più elevato dell’intera misura di urgenza.

    Non soltanto il cibo

    La problematica economica innescata dalla crisi del clima non si esaurisce però ai soli settori alimentari bensì colpisce anche produzione di energia, navigazione fluviale, industria ed edilizia. Uno studio coordinato da Politecnico di Milano e Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC) ha rilevato che le conseguenze economiche possono protrarsi per diversi anni, con manifattura e costruzioni che possono registrare ripercussioni più persistenti.

    Applicando i risultati a una precedente siccità pluriennale europea, i ricercatori stimano che il calo cumulato della crescita del PIL pro capite potrebbe arrivare al -5,23% in uno scenario di riscaldamento globale di 2 gradi. La BCE ha sinora evitato di reagire a tali episodi con strumenti monetari, ma le loro maggiori frequenza e intensità potrebbero rendere più difficile distinguere un aumento temporaneo dei prezzi da una pressione destinata a ripetersi.

    LEGGI ANCHE: Al via la vendemmia in Francia con largo anticipo per il caldo

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    Giorgia gambino
    Giorgia Gambino
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    Classe 1997, ho due lauree in lingue e letterature moderne, un master di primo livello in giornalismo 3.0 e una incrollabile testardaggine, tutti quanti ottenuti con il massimo dei voti. Appassionata di scrittura dall’età di 7 anni e giornalista pubblicista dal 2021, ho contribuito a costruire “Nos Alpes” dalle basi, crescendo giorno dopo giorno e imparando a essere migliore assieme a lui. Nel tempo libero che mi sforzo di ritagliare coltivo alcune delle mie frivole passioni, tra cui il rosa e i dolci, lo shopping e il make up, ma soprattutto i miei racconti.

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