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    Home » Articoli » Lago Maggiore, il bacino italo-svizzero ai minimi causa siccità
    Ambiente e territorio

    Lago Maggiore, il bacino italo-svizzero ai minimi causa siccità

    Giorgia GambinoGiorgia Gambino11 Agosto 2026
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    Il Lago Maggiore, Le Lac Majeur (c) CC BY-SA 3.0, Alessandro Vecchi, Wikimedia Commons
    Il Lago Maggiore, Le Lac Majeur (c) CC BY-SA 3.0, Alessandro Vecchi, Wikimedia Commons

    Il Lago Maggiore, bacino transfrontalieri tra Piemonte, Lombardia e Cantone del Vallese, sta mostrando uno dei volti più evidenti della crisi idrica e della siccità che interessano l’Europa in generale e le Nostre Alpi in particolare. Da giorni, difatti, il livello dell’acqua si mantiene attorno ai 41 centimetri sotto lo zero idrometrico rilevato alla Diga della Miorina, avvicinandosi al minimo estivo storico di -52 centimetri registrato nel 1976.

    La differenza è immediatamente percettibile lungo le rive italiane e svizzere, dove tratti di fondale normalmente sommersi sono tornati alla luce, lasciando boe adagiate sulle spiagge e ampie sezioni di secca laddove normalmente vi era acqua. Tale fenomeno concerne però molto più della sola dimensione visibile del lago poiché la riduzione del volume idrico modifica fattori quali temperatura, condizioni chimiche e habitat degli organismi che vivono nel bacino.

    Gli effetti della siccità sul Lago Maggiore

    Uno degli aspetti meno immediati dell’ondata di siccità che, alla pari di numerosi altri bacini delle Nostre Alpi, ha colpito il Lago Maggiore riguarda la temperatura dell’acqua. Secondo Michela Rogora, ricercatrice dell’Istituto di ricerca sulle acque del CNR di Verbania, quest’anno il riscaldamento superficiale è iniziato insolitamente presto, già nel mese di maggio, in concomitanza con la prima ondata di calore.

    Durante l’estate la temperatura dei primi metri di acqua raggiunge normalmente i 28 gradi, valori elevati che, in questa stagione anomala, si sono prolungati per settimane favorendo una forte evaporazione. La conseguenza è un ulteriore circolo vizioso che vede aumentare considerevolmente la concentrazione dei sali negli strati superficiali, che non per forza innesca un deterioramento chimico generalizzato legato semplicemente alla magra.

    Il rischio potrebbe arrivare con la prossima pioggia

    Paradossalmente, le conseguenze più critiche per il Lago Maggiore potrebbero manifestarsi proprio con le piogge poiché le sponde, rimaste asciutte per settimane, potrebbero accumulare materiali e sostanze provenienti dalle attività circostanti. Se le precipitazioni saranno intense, l’acqua potrebbe trascinare rapidamente nel lago il materiale depositato sul terreno, compresi nutrienti come azoto e fosforo e residui di prodotti utilizzati in agricoltura.

    L’abbassamento del livello non produce però esclusivamente effetti negativi poiché, nelle zone litorali, l’esposizione temporanea di alcune superfici può favorire lo sviluppo della vegetazione. È il caso dei canneti e delle aree prossime alle foci dei fiumi, dove l’alternanza tra zone sommerse e asciutte può modificare temporaneamente le condizioni favorevoli alle piante acquatiche e alle macrofite.

    Le conseguenze per i pesci

    La fauna ittica – coregoni, persici, lucci, trote e altre specie – non è generalmente costretta a seguire il lago nel suo arretramento ma può spostarsi verso zone più profonde a seconda della temperatura. Quando gli strati superficiali divengono troppo caldi, i pesci tendono a scendere alla ricerca di condizioni più favorevoli, almeno in presenza di zone ricche di ossigeno.

    L’abbassamento del livello del lago in questo periodo dell’anno avrebbe un impatto relativamente contenuto poiché le fasi più delicate del ciclo biologico di molte specie si concentrano soprattutto nei primi mesi dell’anno. La problematica può farsi più concreta, invece, per la pesca dato che, con i pesci che si spostano a maggiore profondità, cambiano anche le condizioni operative per chi utilizza le reti. 

    I molluschi sono tra i più esposti

    Ben più vulnerabili risultano per contro i molluschi bivalvi di acqua dolce, che, a differenza dei pesci, non possono semplicemente spostarsi verso zone ancora sommerse quando il livello si abbassa. Tali organismi sono filtratori e partecipano al funzionamento della rete alimentare acquatica, perciò modificare la loro presenza può avere ripercussioni anche sugli equilibri del plancton e, indirettamente, sulle specie ittiche che se ne nutrono. 

    Le popolazioni native possono restare esposte all’aria e morire nelle aree in secca, un fenomeno già visibile sulle rive, dove la presenza di organismi deceduti o in decomposizione può contribuire alla formazione di cattivi odori. A questo si aggiunge un possibile effetto sulla composizione della comunità biologica, con l’ingresso di specie invasive adattabili – come la cosiddetta vongola asiatica – capaci di tollerare condizioni difficili e di riprodursi rapidamente.

    Una crisi che concerne anche i fiumi

    In Piemonte anche le portate di diversi corsi di acqua sono fortemente diminuite e la scarsità di precipitazioni sta mettendo sotto pressione gli acquedotti di alcune aree del Biellese e della Valsesia. Il Po, per esempio, presenta secondo l’Autorità di bacino distrettuale del Fiume Po, livelli fortemente ridotti in diversi punti del suo corso, con ricadute sull’irrigazione, sulla produzione idroelettrica e sulla disponibilità di acqua dolce.

    Il bollettino pubblicato lo scorso giovedì 6 agosto dalla Piattaforma nazionale sulla siccità, le autorità svizzere indicano una situazione critica su scala nazionale e deficit pluviometrici marcati in numerose regioni. Il quadro riguarda anche le falde e le sorgenti, i cui livelli rimangono bassi e mostrano una tendenza alla diminuzione, senza che le precipitazioni temporalesche locali siano sufficienti a ristabilire l’equilibrio dei bacini maggiori.

    LEGGI ANCHE: L’estate torrida accelera la fusione dei ghiacciai sul Monte Bianco

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    Giorgia gambino
    Giorgia Gambino
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    Classe 1997, ho due lauree in lingue e letterature moderne, un master di primo livello in giornalismo 3.0 e una incrollabile testardaggine, tutti quanti ottenuti con il massimo dei voti. Appassionata di scrittura dall’età di 7 anni e giornalista pubblicista dal 2021, ho contribuito a costruire “Nos Alpes” dalle basi, crescendo giorno dopo giorno e imparando a essere migliore assieme a lui. Nel tempo libero che mi sforzo di ritagliare coltivo alcune delle mie frivole passioni, tra cui il rosa e i dolci, lo shopping e il make up, ma soprattutto i miei racconti.

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    Inizio pubblicazione: 22 novembre 2023

    ISSN 3103-8565
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