Il reportage «Réchauffement climatique : nos routes vont-elles tenir ?», della serie Le monde de Jamy, parla di strade fessurate dalla siccità, ponti indeboliti dalle piene, massi che minacciano la circolazione in montagna. Trasmesso il 12 ottobre su France 5, il documentario di 52 minuti èsi può vedere su france.tv e ora anche su youtube.
Il reportage riguarda l’insieme della Francia, ma una sua parte è dedicata (dal minuto 36 circa) alla Maurienne, in Savoia, in particolare nel tratto a La Praz che il 27 agosto 2023 fu interrotto per 30 mesi per frana, con impatto su ferrovia tra Italia e Francia e strada dipartimentale. E’ una parte molto interessante, che mostra che il rischio è sempre incombente.
Cosa racconta il reportage
Jamy Gourmaud incontra tecnici, ricercatori e responsabili delle strade, chiedendo come reagiscono le infrastrutture alle ondate di calore e alle precipitazioni intense e quali interventi occorrono e quanto costano.
Il reportage, nel contesto di numerosi ponti crollati di recente (tra cui il Ponte Morandi a Genova) racconta l’ispezione di un ponte, con l’acqua che ha eroso il terreno sotto una fondazione, lasciando uno scalzamento di novanta centimetri. Il tecnico del Cerema, centro pubblico francese di studi sulle infrastrutture e l’ambiente, spiega i danni e gli interventi necessari.I ponti sono un grande problema, perché ce ne sono moltissimi, anche piccoli e in campagna o montagna, spesso poco visibili ma importanti anche per gli spostamenti quotidiani.
Sulle pavimentazioni, il reportage mostra l’applicazione di una miscela di acqua e calce per abbassare la temperatura della superficie stradale. Affronta poi il ritiro e il rigonfiamento dei terreni argillosi, che si contraggono durante la siccità e aumentano di volume quando tornano a bagnarsi, deformando le carreggiate. Lamine Ighil-Ameur, specialista di meccanica dei suoli del Cerema, spiega come il fenomeno si stia estendendo anche a terreni meno argillosi.
Le frane passate e nuove nella Maurienne, sopra la ferrovia e l’autostrada tra Italia e Francia
In montagna, l’attenzione si sposta sulle cadute di massi e sull’instabilità dei versanti. Nella Maurienne, Jamy incontra Anne Lescurier, responsabile del Dipartimento della Savoia per i rischi naturali.
Si vede anche una seconda frana, più in lato ma non lontana da quella che aveva interrotto a La Praz la ferrovia tra Italia-Francia. Ci sono diversi massi in posizione pericolante: le difficoltà della circolazione in Maurienne tra Italia e Francia non sono per nulla finite.

Il reportage mostra sistemi di allerta permettono di interrompere la circolazione quando necessario e, con una parte dedicata a interventi nella zona di Zurigo, le reti e barriere che cercano di trattenere i blocchi prima che raggiungano la strada. Vi sono scene spettacolari, a grandezza naturale.
Il viaggio si pone infine la domanda sulla vita di tutti i giorni, quando un strada viene interrotta, con deviazioni che possono durare mesi o frazioni e paesi che possono restare irraggiungibili per un certo tempo.
La divulgazione sul campo di Jamy
Nata nel 2014 su France 3 e oggi su France 5, Le monde de Jamy è una serie di divulgazione scientifica , con Jamy Gourmaud che visita i luoghi in cui i fenomeni vengono studiati e affrontati.
I costi in Savoia e il caso dell’Arly
Il contesto alpino dà una misura del problema. Secondo la sintesi sul clima 2025 dell’agenzia Auvergne-Rhône-Alpes Énergie Environnement, la Savoia è passata dai 5–6 milioni di euro del 2016 per proteggere le strade a circa 11–12 milioni annui, con un picco di 30 milioni nel 2024, legato appunto alla frana di La Praz, che ha interrotto per 30 mesi la circolazione dei treni tra Italia e Francia. Un altro caso esemplare è la frana nelle gole dell’Arly: la strada RD1212 tra Ugine e Flumet (cioè tra Albertville e Mégève) è rimasta chiusa da fine novembre 2025 al 7 maggio 2026.
Anche in Svizzera la protezione delle strade comporta spese in aumento. Nel Rapporto sullo sviluppo sostenibile 2025, l’Ufficio federale delle strade indica circa 20 milioni di franchi annui per proteggere la rete nazionale dai pericoli naturali e prevede un aumento dei costi con gli eventi meteorologici estremi e lo scioglimento del permafrost. Tra i casi ricordati, la colata detritica che nel giugno 2024 ha invaso la strada del Sempione.
In Italia, il rapporto ministeriale «Cambiamenti climatici, infrastrutture e mobilità», presentato nel 2022, ha affrontato la necessità di adeguare infrastrutture e trasporti ai nuovi rischi.
Sul rischio valanghe RESIL-AV è un progetto Interreg Alcotra, già raccontato da Nos Alpes, che circa 1,88 milioni di euro da settembre 2025 a settembre 2028, mette in comune dati, strumenti di monitoraggio e metodi di valutazione per migliorare la sicurezza delle strade di montagna.
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