Rosazza, sito nell’alta Valle Cervo piemontese, è un borgo dalle esigue dimensioni ma dalla storia ricchissima, costellato di simboli e misteri che non aspettano altro che essere decifrarti e svelati. Con i suoi circa 850 metri di quota, innestato tra boschi, torrenti e montagne del Biellese, esso appare a prima vista come un elegante paesino alpino dalle architetture in pietra.
Eppure, è sufficiente passeggiare attraverso le sue vie disseminate di rose, stelle, scacchiere, iscrizioni, volti, croci per accorgersi che quasi nulla è stato lasciato al caso ma anzi cela evidenti richiami alla simbologia massonica. E per i più scettici è presente anche la Casa museo dell’Alta Valle Cervo, ove si racconta piuttosto la società che alpina tra vita contadina, lavoro degli scalpellini, emigrazione maschile e ruolo centrale delle donne nella gestione delle famiglie.

Le origini come borgo del mistero
L’aspetto attuale di Rosazza è legato soprattutto alla figura di Federico Rosazza Pistolet (1813-1899), senatore del Regno di Italia vicino agli ambienti mazziniani oltre che Gran Maestro Venerabile della massoneria biellese. Nella seconda metà dell’Ottocento egli investe una parte consistente delle proprie risorse nella riqualificazione del suo paese natale, finanziando la costruzione di edifici, infrastrutture, opere idrauliche e collegamenti viari.
Ancorché versata al semplice miglioramento infrastrutturale e stilistico del borgo, la collaborazione con Giuseppe Maffei, architetto, pittore e uomo interessato allo spiritismo, infonde i nuovi edifici un carattere molto particolare. Avvicinatosi alle pratiche spiritiste a seguito di alcuni gravi lutti famigliari, il senatore sceglie di innestare le sue stesse credenze nell’allestimento, in un intreccio tra storia, religione, spiritismo, massoneria e gusto romantico per il Medioevo.
Leggenda vuole che Rosazza e Maffei avessero condotto numerose sedute spiritiche finalizzate a entrare in contatto con spiriti-guida ai quali sarebbero state attribuite indicazioni per la progettazione delle opere del paese. Si tratta di un aspetto dal sentore fantastico e immaginifico che appartiene alla tradizione interpretativa del borgo ma che, al contempo, contribuisce in maniera decisiva alla sua “fama esoterica”.

La simbologia di Rosazza
Camminando per le vie e le piazze di Rosazza è possibile cimentarsi in una doppia lettura del paese, sia attraverso i suoi monumenti principali sia attraverso una serie di dettagli disseminati un poco dovunque.
Una delle simbologie più ricorrenti è la rosa, che compare su fontane e decorazioni in una pluralità di significati che spaziano dalla toponomastica e dall’identità del luogo sino all’associazione con conoscenza, segreto e dimensione spirituale. Accanto a essa fa ritorno di frequente la stella a cinque punte, in modo particolare tra i capelli delle figure femminili scolpite nell’arco di accesso al castello, all’interno di una composizione che riprende l’arco etrusco di Volterra.
Vi è poi la clessidra, l’immagine immediatamente leggibile del tempo che scorre inesorabile costringendo l’essere umano ad assumere crescente consapevolezza della sua finitezza. Nel borgo compare attraverso bassorilievi e decorazioni che invitano il visitatore a fermarsi e osservare, in una sorta di messaggio rivolto ai passanti che supera la banalità del semplice elemento architettonico.

Le fontane e il municipio
Nel 1872, Federico Rosazza fa realizzare un sistema per portare l’acqua nell’abitato, collegato a numerose fontane monumentali ciascuna caratterizzata da forme e iscrizioni differenti. Alcune di esse sono definite dagli studiosi “fontane parlanti” in riferimento alle frasi incise sulla pietra dalla quale esse sono costituite, che a loro volta paiono quasi rivolgersi direttamente a coloro che le osservano.
La Fontana della Rosa, sita dinnanzi al municipio, è una delle più riconoscibili grazie alla maestosa rosa in marmo rosso che ne occupa la parte centrale pure affiancata da altri elementi decorativi. Poco distante, immediatamente accanto alla chiesa, si trova di contro la Fontana della Fede, dove elementi cristiani convivono con una simbologia più complessa tutt’oggi di difficoltosa decifrazione.
Esse stesse palesano la difficoltà nel separare la dimensione estetica dalla dimensione simbolica, aspetto che rende il paese il risultato di un progetto complessivo quale opera architettonica unitaria. Ne è un valido esempio anche il municipio, progettato tra il 1880 e il 1881 come collegamento alla torre del castello attraverso un arco in sienite, la pietra tipica della Valle Cervo parte integrante dell’immagine quasi fantastica del borgo.

La chiesa e il castello
Il punto in cui le componenti religiosa ed esoterica si incontrano più chiaramente è la chiesa dei Santi Pietro e Giorgio, costruita accanto all’antico cimitero tra il 1876 e il 1880 per volontà di Rosazza e su progetto di Maffei.
La sua architettura mescola riferimenti differenti, che spaziano dal romanico al bizantino, dal rinascimentale al medievale, conditi con riferimenti massonici evidenti sin dal sagrato disposto a scacchiera di pietre bianche e nere. All’interno, il soffitto stellato richiama l’immagine del firmamento ugualmente presente nella simbologia dei templi massonici, mentre sulle varie strutture compaiono rose, stelle e altri elementi dall’interpretazione simbolica.
Di qui il percorso conduce idealmente verso l’altro grande edificio del paese, ovverosia il castello, edificato tra il 1883 e il 1899 quale sorta di rivisitazione ottocentesca del Medioevo.
La torre merlata, le murature apparentemente antiche, i colonnati e gli architravi volutamente rovinati fanno capo a una “estetica della rovina” che si fregia artificialmente di antichità e mistero. Anche l’ingresso, oltre al giardino pensato per evocare atmosfere di antichi complessi monumentali, è concepito come un enigma architettonico e un riferimento a Volterra, il paese di origine di Maffei.
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