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Home » Articoli » 24 mila teschi nel cuore del Vallese: alla scoperta dell’Ossario di Leuk
Nos Alpes alla scoperta…

24 mila teschi nel cuore del Vallese: alla scoperta dell’Ossario di Leuk

Giorgia GambinoGiorgia Gambino12 Settembre 2026
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L’ossario di Leuk, L’ossuaire de Leuk (c) Leuk Tourismus
L’ossario di Leuk, L’ossuaire de Leuk (c) Leuk Tourismus

Non sono le grandi montagne o i noti centri termali la prima cosa che colpisce chi entra nella cappella dell’Ossario di Leuk, nell’Alto Vallese, bensì i circa 24 mila teschi che vi sono conservati all’interno. Queste migliaia di crani umani, disposti uno accanto all’altro con una regolarità quasi geometrica, formano una vera e propria parete lunga una ventina di metri, alta sino a un metro e mezzo e profonda in alcuni punti circa tre metri.

La scena è insolita e inevitabilmente impressionante, ma tale luogo, noto in tedesco come Beinhaus, nasce con intenti che, lungi dall’essere macabri, si legano alla storia religiosa e sociale del paese. Il risultato è oggi uno dei più grandi ossari conservati in Svizzera, un sito che rammenta per atmosfera le note catacombe parigine raccontando al contempo una storia profondamente legata al territorio alpino.

La città di Leuk (c) CC BY-SA 4.0, Daniel Reust, Wikimedia Commons
La città di Leuk (c) CC BY-SA 4.0, Daniel Reust, Wikimedia Commons

Una tradizione nata dalla necessità

Nel Vallese del Cinquecento la sepoltura costituiva una parte integrante della vita della comunità e la stessa chiesa parrocchiale di Leuk ospitava numerosi momenti fondamentali dell’esistenza, dal battesimo al matrimonio sino appunto ai funerali. Lo spazio tuttavia limitato del cimitero porta però a sviluppare una pratica di rotazione delle sepolture, in nome della quale, dopo circa 25 anni trascorsi sottoterra, i resti erano riesumati per fare posto a nuovi defunti.

Le ossa erano così trasferite nell’ossario, mentre i teschi finivano progressivamente a formare la grande parete oggi visibile, a sua volta portatrice di un fondamentale messaggio religioso. Nell’aldilà, secondo la concezione dell’epoca, le differenze sociali perdevano significato, rendendo chiunque – ricchi e poveri, contadini e cittadini – uguale dinnanzi alla morte.

Da questa idea prende forma anche la nota iscrizione a vergare il sito storico e un tempo sacro, la quale recita in tedesco “Noi fummo ciò che voi siete e siamo ciò che voi sarete”. Al centro della cappella si trova inoltre un crocifisso gotico, mentre alcune raffigurazioni legate alla danza macabra rafforzano la tematica della caducità della vita e dell’ineluttabile destino comune degli esseri umani.

La cappella (c) CC BY-SA 4.0, Björn Sothmann, Wikimedia Commons
La cappella (c) CC BY-SA 4.0, Björn Sothmann, Wikimedia Commons

Una parete di teschi che attraversa secoli di storia nel Vallese

I 24 mila di teschi dell’Ossario di Leuk hanno di fatto attraversato diversi secoli della storia dell’Alto Vallese e, in talune casistiche, conservano tracce delle vicende vissute dalle persone cui appartenevano. Alcuni crani presentano difatti lesioni, tra cui fori collegabili a morti violente, mentre una parte di essi potrebbe appartenere alle vittime dei conflitti che alla fine del Settecento coinvolsero il cantone e le truppe della Francia rivoluzionaria.

Nel 1799, durante la guerra che ha opposto gli abitanti dell’Alto Vallese alle forze francesi, la regione è stata teatro di combattimenti particolarmente sanguinosi, tra i quali spicca per drammaticità la Battaglia di Finges. La grande pineta di omonima, ancora oggi caratteristica del paesaggio vicino alla cittadina, conserva dunque un legame diretto con una delle pagine più dolorose della storia locale.

La riserva naturale (c) CC BY-SA 3.0, Friedrich-Karl Mohr, Wikimedia Commons
La riserva naturale (c) CC BY-SA 3.0, Friedrich-Karl Mohr, Wikimedia Commons

Dall’oscurità alla riscoperta

La parete dell’Ossario di Leuk è stata chiusa nel 1860, lasciandone i resti nell’oscurità per oltre un secolo, sino a quando i lavori di ristrutturazione della chiesa la hanno riportata alla luce nel 1982. Da allora essa è divenuta una delle attrazioni più particolari del paese, non soltanto per il suo aspetto insolito quanto piuttosto per la concezione della morte profondamente diversa da quella contemporanea che essa incarna.

Usciti dalla cappella, poi, la città offre un volto completamente diverso, quello di una terrazza soleggiata affacciata sulla Valle del Rodano, in una posizione particolarmente favorevole tra i vigneti dell’Alto Vallese. Si tratta di una località di antiche origini, con un centro storico che accoglie edifici e testimonianze del passato, tra cui il castello suo simbolo, restaurato e trasformato attraverso un intervento dell’architetto ticinese Mario Botta.

Il castello vescovile (c) CC BY-SA 4.0, André Corboz, Wikimedia Commons
Il castello vescovile (c) CC BY-SA 4.0, André Corboz, Wikimedia Commons

Che cosa vedere a Leuk

Leuk si trova in una interessante zona vitivinicola del Vallese, dove i pendii terrazzati e le condizioni climatiche favorevoli hanno permesso lo sviluppo della coltivazione della vite. Verso la valle si estende invece la grande foresta di Finges, una delle aree naturali più caratteristiche della regione, dominata da pini silvestri, zone umide, corsi di acqua e vigneti a costituire il Parco naturale Pfyn-Finges.

Per coloro che invece hanno più tempo a disposizione, a breve distanza si trova Leukerbad, una delle località termali più conosciute della Svizzera, dove l’acqua calda e il paesaggio alpino costituiscono da tempo il centro dell’offerta turistica. Una ulteriore esperienza molto diversa conduce per contro sottoterra, a visitare il lago sotterraneo di Saint Léonard, navigabile in barca e considerato uno dei luoghi naturali più singolari della regione.

LEGGI ANCHE: Sulle note dell’organo più antico del mondo a Sion

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Giorgia gambino
Giorgia Gambino
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Classe 1997, ho due lauree in lingue e letterature moderne, un master di primo livello in giornalismo 3.0 e una incrollabile testardaggine, tutti quanti ottenuti con il massimo dei voti. Appassionata di scrittura dall’età di 7 anni e giornalista pubblicista dal 2021, ho contribuito a costruire “Nos Alpes” dalle basi, crescendo giorno dopo giorno e imparando a essere migliore assieme a lui. Nel tempo libero che mi sforzo di ritagliare coltivo alcune delle mie frivole passioni, tra cui il rosa e i dolci, lo shopping e il make up, ma soprattutto i miei racconti.

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