Nelle scorse settimane il sindaco di Saint-Gervais-les-Bains (Alta Savoia) Jean-Marc Peillex ha avanzato l’ipotesi di subordinare in futuro l’accesso al Tour du Mont Blanc a un sistema di prenotazione. L’idea, finalizzata a contrastare il sovraffollamento dei sentieri, è di rendere obbligatorio il pernottamento in rifugi o aree autorizzate per accedere al noto trekking tra Francia, Italia e Svizzera.
Il Tour du Mont Blanc
Il Tour du Mont Blanc è un noto itinerario transfrontaliero di circa 170 chilometri che si sviluppa attorno al Massiccio del Monte Bianco, attraverso Francia, Italia e Svizzera e può essere percorso normalmente in una settimana o poco più. Da decenni considerato uno dei grandi itinerari escursionistici delle Alpi, esso è capace di attirare annualmente decine di migliaia di camminatori ma tale crescente popolarità sta mettendo sotto pressione alcuni dei suoi tratti più frequentati.
Nei periodi di maggiore affluenza, difatti, i sentieri possono trasformarsi in lunghe file di escursionisti, mentre l’aumento delle presenze comporta anche maggiori problematiche legate a rifiuti, erosione del suolo e rispetto delle regole ambientali. Di qui l’ipotesi, ancora da definire e coordinare nel dettaglio, di introdurre un meccanismo capace di distribuire e limitare il numero di persone presenti contemporaneamente sulle sezioni più congestionate.
Un progetto che coinvolgerebbe più Comuni
Saint-Gervais-les-Bains interessa soltanto una parte del tracciato francese del Tour du Mont Blanc, pertanto l’eventuale nuova disciplina richiederebbe una intesa tra le amministrazioni attraversate dall’itinerario. La prospettiva indicata nella formulazione di tale ipotesi è di arrivare a un sistema condiviso, con controlli e possibili sanzioni per chi non dovesse rispettare le regole.
Stando ai sostenitori, un sistema di prenotazione adeguato permetterebbe di conoscere in anticipo il numero di escursionisti presenti e potrebbe contribuire a distribuire i flussi. Di contro, introdurrebbe una forma di accesso regolamentato a uno dei grandi itinerari escursionistici europei, modificando una delle caratteristiche tradizionali della frequentazione della montagna, ovverosia la libertà.
Un modello già utilizzato sulla via del Monte Bianco
L’idea della prenotazione sulla tratta del Tour du Mont Blanc non sarebbe comunque del tutto inedita, poiché sulla via normale francese del Monte Bianco i pernottamenti devono essere riservati tramite sistema apposito. Coloro che desiderano soggiornare presso i rifugi Nid d’Aigle, Tête Rousse e Goûter devono indicare i nomi di tutti i partecipanti e mostrarne la conferma in caso di controlli.
Una stretta sulla frequentazione delle aree più sensibili è già realtà dallo scorso lunedì 15 giugno e sino al prossimo martedì 15 settembre nella Riserva naturale di Les Contamines-Montjoie, dove il bivacco è vietato al di sotto dei 2.500 metri. Per dovuta distinzione terminologica, si intende una sosta temporanea, normalmente limitata a una sola notte, dove la propria tenda è montata alla sera e rimossa il mattino successivo.
La decisione è stata adottata per via della crescita delle presenze (circa 200 mila persone lungo l’estate), a sua volta associata a rifiuti, disturbo acustico, scarichi irregolari e danneggiamento degli habitat oltre che a interferenze con le attività pastorali. Il divieto non è però assoluto poiché sono state individuate due aree specificatamente destinate al bivacco previa prenotazione tra La Balme e Pont de la Rollaz per un totale di 90 tende.
Anche in Valle d’Aosta e nel Canton Vallese esistono regole
In Valle d’Aosta, il soggiorno in tenda è generalmente consentito al di sopra dei 2.500 metri e lontano dai rifugi, mentre nelle aree protette valgono disposizioni specifiche per ciascuna di esse. Nel Parco nazionale del Gran Paradiso, per esempio, il campeggio e il bivacco con tenda sono vietati al di fuori delle aree predisposte, con una deroga per situazioni di emergenza o per una sola notte quando non sia possibile trovare posto nei rifugi.
Sul versante svizzero, al momento, non è prevista una misura analoga a quella ipotizzata in Francia, ma le amministrazioni locali riconoscono la necessità di gestire meglio i flussi. Il sindaco di Orsières Joachim Rausis ha richiamato l’esigenza di un coordinamento tra i tre Paesi, motivata dalla certezza che una limitazione applicata soltanto su una parte del percorso potrebbe semplicemente spostare i flussi verso altri settori dell’itinerario. Anche le guide alpine segnalano le difficoltà provocate dall’aumento delle presenze, particolarmente problematico per chi lavora come professionista indipendente e non ha modo di prevedere la composizione dei propri gruppi.
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