E dopo tanto, Edgar Grospiron è stato accompagnato alla porta, e ha cessato le sue funzioni da presidente del Comitato organizzatore delle Olimpiadi invernali del 2030, il COJOP. La vicenda si trascina da mesi, ma il momento più interessante si è svolto tra dicembre 2025 e febbraio 2026, prima e durante i giochi di Milano-Cortina.
Grospiron era in quella fase sopravvissuto a dimissioni e contrasti, trovando un sostegno che pochi mesi dopo è infine venuto a mancare. Ci sono stati cambiamenti con le elezioni comunali, varie esasperazioni, l’indebolimento di qualche suo sostegno politico.
Si è assistito di recente a una presa in carico del processo organizzativo da parte della struttura amministrativa, e le cose sono andate avanti, pur con diverse grane ancor in aria, mentre il Presidente Grospiron proseguiva per la sua strada imperterrito, a proporre collaboratori di fiducia senza trovar consenso.
Campione olimpico nel 1992 nello freestyle, era noto per essere un personaggio pubblico che rompeva gli schemi. Prima di essere chiamato al Cojop, aveva una propria attività di consulenza e formazione, che svolgeva sostanzialmente da solo.
Il caos come parola chiave
Tra dicembre 2025 e febbraio 2026 il COJOP Alpes Françaises 2030 è stato attraversato da una serie di dimissioni che hanno fatto emergere tensioni all’interno e all’esterno del Comitato organizzatore. Intorno al presidente Grospiron si stava facendo il vuoto.
Il 9 dicembre 2025 c’è stata l’uscita della direttrice delle operazioni Anne Murac. Era una figura importante: più di venticinque anni di esperienza nell’organizzazione di grandi eventi e circa sei anni ai giochi olimpici di Paris 2024, dove era stata responsabile del cluster Île-de-France. Nel comitato organizzatore del COJOP Alpes 2030 aveva, tra l’altro, il compito di lavorare alla mappa delle sedi di gara.
Tony Estanguet e Martin Fourcade lasciavano, il 15 dicembre 2025, i loro incarichi nel Consiglio d’amministrazione. In questo caso il COJOP indicò come ragione la necessità di prevenire possibili conflitti d’interesse legati alle loro attività professionali. Erano comunque altre due partenze.
Le tensioni erano poi anche esterne. Il 2 dicembre 2025 Hervé Gaymard, presidente del Dipartimento della Savoia, aveva sospeso la partecipazione alle riunioni sul dossier olimpico. Aveva avvertito che la Savoia non avrebbe messo finanziamenti aggiuntivi nei Giochi, pur confermando gli impegni già assunti: il tono non indicava nulla di buono.
Strategia e costi
Il 23 gennaio 2026 lasciava anche Arthur Richer, direttore della comunicazione. Il comunicato ufficiale non entrava nel merito delle cause, ma una fonte vicina al dossier citata da Reuters parlò di un “disaccordo sulla strategia”, che restava comunque un argomento vago. Un problema generale però doveva esserci se pochi giorni dopo la ministra dello sport Marina Ferrari chiese un chiarimento sulla stabilità e sul funzionamento del COJOP. Étienne Thobois, già direttore generale di Paris 2024 fu incaricato di una “missione di accompagnamento”, un intervento di osservazione e vigilanza.
Alla crisi si sono aggiunte all’inizio di febbraio le dimissioni di Bertrand Méheut, insieme ad altri due componenti i cui nomi non furono resi pubblici, dal Comité des rémunérations. Si tratta del comitato indipendente chiamato a esprimere pareri sulle retribuzioni, sui benefit e più in generale sulle decisioni riguardanti il costo del personale del COJOP, soprattutto dei dirigenti. Méheut era stato presidente di Canal+ e amministratore delegato/presidente del PMU.
Nella lettera con cui motivò la sua decisione, Méheut denunciò una “deriva importante” nel funzionamento dell’organizzazione e sollevò interrogativi sulla capacità del COJOP di rispettare tempi e costi, criticando anche il modo in cui il presidente Edgar Grospiron esercitava il proprio ruolo.
Le Parisien riferì inoltre di contestazioni riguardanti note spese, utilizzo di carte bancarie, assunzione di consiglieri, ipotesi di nominare un direttore generale aggiunto dipendente direttamente dal presidente e possibile promozione dei responsabili dei cluster territoriali, con conseguenze anche sulle retribuzioni.
Per un momento si pensò che Grospiron avrebbe potuto dimettersi.
Però, tra il direttore Linette e presidente Grospiron, è il primo che fa le valigie
Il passaggio decisivo sarebbe arrivato infine con il caso di Cyril Linette, direttore generale del COJOP. Sempre a febbraio, emersero tra presidente e direttore “divergenze insormontabili”, ma non vi furono dubbi, prevaleva Grospiron. Le Monde parlò di Linette “écarté de son poste”, il bureau esecutivo “prese atto” della sua uscita (concordata) il 22 febbraio e il COJOP la ufficializzò il 25 febbraio.
Sempre in questi giorni, il 23 febbraio, ad Albertville, la capitale dei precedenti Giochi del 1992, ci fu una riuscita festa per l’arrivo della bandiera olimpica, la situazione era risolta.
Quando il 25 febbraio Grospiron passò l’audizione alla Commissione Cultura e Sport del Senato aveva infatti già vinto, e si trattava di una specie di prova d’esame e di riabilitazione, tra l’altro in videoconferenza.
Spiegò che le uscite avevano ragioni diverse e spiegabili con problemi operativi, che l’organizzazione “mancava di robustezza” e che le persone tendevano a lavorare nel proprio settore senza sufficiente collaborazione. Nella sostanza, però, non si capì per nulla cos’era successo, neppure ad ascoltare l’intera audizione, che fu ritrasmessa in streaming.
Nel contesto, ci fu anche l’abbraccio di Renaud Muselier, con una foto insieme a Grospiron alla chiusura dei giochi di Milano Cortina, e prese di posizione sui giornali. “C’est lui le patron et il le fait très bien“, ha detto a Le Monde il 5 febbraio, e la conferma venne anche sull’Equipe il 20 febbraio.
La nube è rimasta
Ad Albertville, il 23 febbraio, il comitato avrebbe presentare la carta dei siti olimpici, che però non era completa. I principali nodi riguardavano la distribuzione delle gare di sci alpino tra Courchevel e Val-d’Isère, la scelta di un impianto all’estero per il pattinaggio di velocità, tra l’Oval di Torino e il Thialf di Heerenveen, nei Paesi Bassi, e la riorganizzazione delle gare paralimpiche.
A Briançon, intanto, il progetto del villaggio olimpico al Fort des Têtes suscitava preoccupazioni per i permessi, i vincoli legati anche all’Unesco, la strada di accesso e l’ipotesi di una telecabina.
Anche seguendo il Consiglio comunale di Val-d’Isère si percepiva l’esistenza di tensioni, certamente analoghe a quelle di altri territori. I rapporti apparivano difficili, ma delle ragioni precise degli scontri trapelava poco.
Il terremoto delle elezioni comunali
Con le elezioni comunali è poi arrivato un vero terremoto politico. Il 22 marzo, a Nizza, è stato eletto sindaco Éric Ciotti, avversario storico di Christian Estrosi. Già durante la campagna Ciotti aveva fatto sapere che, se eletto, non avrebbe accettato di mettere a disposizione l’Allianz Riviera, lo stadio di calcio dell’OGC Nice, per il torneo olimpico di hockey su ghiaccio. Dopo l’elezione mantenne la posizione.
Dopo settimane di contrasti e tentativi di trovare una soluzione alternativa, il polo del ghiaccio si è spostato a Lione. Il COJOP formalizzò la scelta il 29 maggio e il Comitato olimpico internazionale la approvò il 22 giugno. A quel punto la Région Sud conservava soprattutto il polo del Briançonnais.
Le comunali avevano modificato anche gli equilibri politici intorno al progetto olimpico di Alpes 2030. L’asse formato da Christian Estrosi e Renaud Muselier, che aveva avuto un ruolo importante nella candidatura e nella costruzione del polo meridionale dei Giochi, finiva indebolito.
Lo stesso Muselier annunciò la propria candidatura al Senato e la conseguente uscita dalla presidenza della Regione. Con Muselier politicamente più debole, Edgar Grospiron perdeva uno dei sostegni che fino a pochi mesi prima erano stati più solidi.
L’amministrazione prende il controllo
Eppure, il clima stava cambiando. I sostituti dei dimissionari di dicembre e gennaio 2025-2026 vengono spesso dai ranghi dello stato, gente abituata a mantere la calma e a procedere. A Cyril Linette è subentrato prima, ad interim, l’ex prefetto di Parigi Michel Cadot, già delegato interministeriale per Paris 2024, e poi il prefetto Vincent Roberti, nominato direttore generale a maggio. Anche la nuova direttrice della comunicazione, Anaïs Lançon, arrivava direttamente dai ministeri dell’Ecologia, dei Trasporti e dei Territori.
Si sono visti dei passi avanti: i loghi dei giochi sono apparsi il 20 giugno, la carta dei siti olimpici è stata resa nota il 22 giugno e senza Nizza. Si sono risolti alcuni problemi, come lo spostamento del villaggio olimpico di Chinaillon in Alta Savoia a Saint-Jean-de-Sixt per vari ricorsi su un complesso alberghiero. Alla fine il pattinaggio di velocità è andato in Olanda, Torino è rimasta senza.
Inoltre, sono iniziati i dialoghi con la popolazione, tra cui iniziavano a sorgere proteste, come con la manifestazione del 23 aprile davanti alla stazione di Briançon.
Il 6 maggio 2026 la Commission nationale du débat public (CNDP) ha iniziato a essere coinvolta e il 17 giugno si è svolta una riunione pubblica organizzata dalla Solideo a Briançon (la società incaricata delle infrastrutture): aveva un carattere operativo e tecnico. Ce ne sono state altre : ancora, il 9 settembre scorso, 170 persone hanno partecipato a La Clusaz, in Alta Savoia, alla riunione pubblica, organizzata sempre da Solideo, sul progetto di adeguamento del sito nordico dei Confins per gli sport olimpici e paralimpici.
Come far partire Grospiron
Con Muselier in uscita dalla presidenza della Région Sud per candidarsi al Senato, Nizza fuori dai Giochi, un governo più tecnico del Comitato organizzatore, si è capito che si poteva far a meno di Grospiron. Anche il presidente della Regione Auvergne Rhône-Alpes Fabrice Pannekoucke ha infine perso la pazienza, così come lo stesso Renaud Muselier, nel corso dell’estate, come racconta Le Monde.
Il cambiamento che sarebbe potuto avvenire a gennaio si è trascinato fino a settembre, e la battaglia è durata fino all’ultimo. Ancora il 26 agosto Marie-Amélie Le Fur, presidente del Comitato paralimpico francese, esprimeva ancora il suo sostegno a Grospiron, riconoscendogli «una vera leadership». Le Dauphiné ha pubblicato l’intervista l’8 settembre, due giorni prima dell’annuncio dell’uscita di Grospiron.
L’ultimo punto di divergenza, riguardava alcune nomine, con Grospiron che andava avanti per la sua strada con i suoi candidati. E alla fine si è trovato solo.
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