La scorsa domenica 4 ottobre, durante una esplorazione sul Ghiacciaio dei Bossons, appena sopra Chamonix, Allan Tramontana ha individuato un piccolo portafoglio di cuoio tra il ghiaccio e i detriti rocciosi del Massiccio del Monte Bianco. L’accessorio, apparentemente poco significativo, custodiva invece una serie di documenti in grado di restituire voce a una vicenda rimasta irrisolta per quasi quattro decenni.
Il portafoglio sul Monte Bianco
All’interno del portafoglio ritrovato da Tramontana sul Monte Bianco si trovavano un passaporto messicano, banconote, titoli ferroviari e materiale informativo della SNCF, la compagnia ferroviaria francese. Il documento di identità riportava il nome di Eugenio Sotomayor Castaneda, nato il 16 marzo 1966 e scomparso durante un soggiorno in Europa nel gennaio 1989 a soli 22 anni.
La scoperta ha dunque spinto il poliziotto municipale e appassionato di storia originario dell’Alta Savoia a cercare informazioni sull’identità del possessore del reperto, nel tentativo di comprendere come esso fosse arrivato lassù. L’indagine è partita proprio dai biglietti ferroviari conservati, che hanno permesso di individuare alcuni spostamenti tra Tolosa-Matabiau e Chamonix, effettuati tra il 31 dicembre del 1988 e il 2 gennaio del 1989.
Il viaggio di Eugenio
Attraverso ulteriori ricerche online, Tramontana è riuscito a individuare una testimonianza pubblicata nel 2020 in lingua spagnola, dedicata a un giovane conosciuto con il soprannome di “Queño”. Contattato il suo autore, egli ha dunque scoperto che Eugenio Sotomayor Castaneda era originario del Messico e aveva conseguito nell’estate del 1988 un diploma da ingegnere elettronico.
Trasferitosi in Spagna per frequentare un corso di formazione presso una azienda produttrice di macchinari tessili, egli aveva coltivato la propria passione per l’alpinismo visitando i Pirenei. Dato che il suo interesse principale era però rivolto alle Alpi, il 4 gennaio del 1989 aveva telefonato alla fidanzata Monica annunciandole l’intenzione di partire per una ascensione proprio sul Monte Bianco.
Non avendo più avuto sue notizie, i famigliari avevano avviato le ricerche coinvolgendo anche l’ambasciata messicana in Francia e il reparto di gendarmeria specializzato negli interventi in alta montagna di Chamonix. Le indagini non avevano tuttavia permesso di chiarire con certezza che cosa fosse accaduto e nemmeno i successivi controlli sui conti bancari non avevano restituito elementi utili, tranne il fatto che il volo di rimpatrio era partito senza di lui.
Il ritrovamento e il contatto con i famigliari
La presenza del passaporto nel portafoglio ritrovato sul Monte Bianco ha fornito a Tramontana un elemento decisivo per rintracciare le persone che gli erano legate, tra cui anche la sua fidanzata Monica. La donna aveva conservato il ricordo di quella vicenda per tutta la vita e, nel settembre di quest’anno, era tornata in Europa per ripercorrere i luoghi del viaggio compiuto assieme a Eugenio.
Secondo la ricostruzione proposta dall’esploratore alto-savoiardo, il giovane potrebbe avere tentato di raggiungere la vetta attraverso il versante settentrionale durante l’inverno del 1989, perdendo la vita nel corso dell’ascensione. Si tratta tuttavia di una mera ipotesi poiché il ritrovamento dei documenti non consente di stabilire con certezza dove sia avvenuto l’incidente né di individuare il luogo in cui si troverebbero i suoi resti.
Fermi restando i numerosi interrogativi che ancora offuscano la vicenda, per i famigliari il recupero di un oggetto così personale ha offerto qualche elemento in più per ricostruire gli ultimi spostamenti del proprio caro.

Il Ghiacciaio dei Bossons, un archivio della storia alpina
Il Ghiacciaio dei Bossons, che scende dalle pendici del Monte Bianco verso la Valle di Chamonix, è conosciuto per la quantità di reperti che vi riaffiorano, larga parte dei quali legata a due gravi incidenti aerei avvenuti nella seconda metà del Novecento. Di ambedue, velati di misteri tutt’oggi irrisolti e circondati da teorie articolare che sfociano nel complotto, tratteremo durante la puntata della nostra rubrica “Nos Alpes alla scoperta” del prossimo sabato 14 settembre.
La prima tragedia risale al 3 novembre 1950, quando il “Malabar Princess” della compagnia Air Indiain viaggio da Bombay a Londra con scalo a Ginevra si è schiantato a circa 4.677 metri di quota uccidendo tutte le 48 persone a bordo. Il secondo disastro avviene il 24 gennaio 1966, quando un Boeing 707 di Air India diretto a New York è precipitato nella stessa area provocando la morte di 117 tra passeggeri e membri dell’equipaggio.
Nel corso degli anni, il movimento del ghiaccio ha trasportato verso valle numerosi resti di ambedue i velivoli, permettendo di recuperare frammenti meccanici ma anche effetti personali, indumenti, documenti e persino oggetti di uso quotidiano.
Quando il ritiro dei ghiacciai riporta alla luce il passato
Ritrovamenti similari a quella del portafoglio emerso sul Monte Bianco sono legati anche alle trasformazioni che interessano i ghiacciai alpini, che riportano in superficie oggetto rimasti sepolti per decenni. Proprio il ghiaccio, principale vittima del cambiamento climatico e del drastico aumento delle temperature, ha contribuito a conservarli isolandoli dall’ambiente esterno.
In diversi settori delle Alpi, oltre ai reperti legati agli incidenti aerei, il ritiro dei ghiacciai sta restituendo manufatti, attrezzature e resti organici appartenenti a epoche differenti, offrendo nuove opportunità di ricerca storica e archeologica. È proprio su tale fenomeno che si concentra la cosiddetta archeologia glaciale, disciplina che si occupa di individuare, documentare, conservare e studiare le testimonianze liberate proprio dalla fusione.
Una delle problematiche principali che concerne tale tipologia di materiali è che, proprio a causa della loro antichità e delle loro caratteristiche di mantenimento, possono deteriorarsi rapidamente una volta esposti all’aria e agli agenti atmosferici. Per tale ragione gli esperti raccomandano di non raccogliere né manipolare autonomamente gli oggetti bensì soltanto di renderne nota la posizione e di segnalarne il ritrovamento agli enti competenti.
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