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    Home » Articoli » Un crollo sull’Aiguille du Midi fa scomparire ghiaccio di 7 mila anni
    Ambiente e territorio

    Un crollo sull’Aiguille du Midi fa scomparire ghiaccio di 7 mila anni

    Giorgia GambinoGiorgia Gambino18 Agosto 2026
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    L’Aiguille du Midi (c) CC BY-SA 3.0, Martin Janner, Wikimedia Commons
    L’Aiguille du Midi (c) CC BY-SA 3.0, Martin Janner, Wikimedia Commons

    L’estate 2026 sta lasciando segni evidenti sulle quote più alte del Massiccio del Monte Bianco, dove dallo scorso mercoledì 12 agosto è scomparso il ghiaccio vecchio quasi 7 mila anni del Triangle du Tacul, sull’Aiguille du Midi. Questo a causa del distacco roccioso stimato di circa 15 mila metri cubi, l’ultimo di una serie di oltre 200 episodi provocati da temperature elevate, fusione dei ghiacci e degradazione del permafrost che minano la stabilità delle pareti rocciose.

    Il crollo di detriti sull’Aiguille du Midi

    Durante il crollo di detriti sull’Aiguille du Midi il materiale è precipitato lungo la parete in prossimità del secondo troncone della funivia che collega Plan de l’Aiguille alla vetta. A individuare il punto di distacco è stato Ludovic Ravanel, geomorfologo del Centre national de la recherche scientifique e membro della Compagnia delle guide di Chamonix.

    Secondo le prime valutazioni del ricercatore, che segue da anni l’evoluzione delle pareti del massiccio, la frattura si trova nella parte superiore del settore del Mallory, vicino a un ghiacciaio sospeso e quasi all’altezza della cresta. A preoccupare non sono soltanto le dimensioni del singolo episodio ma soprattutto la posizione in cui si verificano tali fenomeni, che da alcuni anni denotano uno spostamento verso le quote più elevate.

    Il numero degli eventi verso un nuovo record

    Stando agli strumenti per il monitoraggio delle temperature e dei ghiacci presenti nell’area, il crollo maggiore si è verificato alcune settimane prima alla Tour Ronde, interessando un volume compreso tra 20 mila e 30 mila metri cubi. Il dato più significativo riguarda però la frequenza dei distacchi, che dall’inizio della stagione sono stati più di 200 con un volume superiore ai 100 metri cubi, un numero che avvicina rapidamente il record di 250 registrato nel 2022.

    Il confronto con le estati precedenti restituisce una differenza ancora più marcata: normalmente, secondo le osservazioni citate dai ricercatori, nell’arco di una stagione si contavano soltanto una decina di eventi di queste dimensioni. La previsione per la parte restante dell’estate non è rassicurante poiché il riscaldamento del terreno potrebbe favorire nuovi eventi anche nei prossimi mesi e in particolare quando il deterioramento del permafrost raggiungerà strati più profondi.

    Il ruolo del permafrost

    Alla base di tale genere di crollo di ghiaccio, sull’Aiguille du Midi come altrove, vi è un processo strettamente legato al permafrost, costituito da terreno e roccia mantenuti congelati per lunghi periodi, che contribuisce alla stabilità delle pareti di alta quota. Quando le temperature aumentano e il terreno congelato si degrada, tale sostegno viene progressivamente meno e le fratture nella roccia possono così divenire più instabili con aumento della probabilità di movimenti di materiale.

    Secondo Ravanel, la particolarità dell’estate 2026 è evidente anche osservando le pareti settentrionali del massiccio, dove alcune aree normalmente caratterizzate dalla presenza di ghiaccio risultano oggi quasi completamente prive di copertura. Tra i luoghi maggiormente trasformati figura il Triangle du Tacul, dove il ghiaccio è quasi scomparso, cancellando anche una delle testimonianze naturali più preziose studiate dai ricercatori. In tale settore erano stati individuati ghiacci con una età prossima ai 7 mila anni, un archivio naturale capace di conservare informazioni sulle condizioni climatiche del passato.

    Non tutti i ghiacciai mostrano la stessa instabilità

    Nel quadro complessivamente critico dell’estate, i grandi ghiacciai sospesi della parete nord dell’Aiguille du Midi non sembrano al momento mostrare segnali di una destabilizzazione paragonabile a quella delle pareti rocciose. L’interpretazione fornita da Ravanel è che essi – spesso sino a 60 metri – stiano perdendo massa attraverso la fusione anziché andare incontro a un collasso improvviso.

    Tali trasformazioni restano peraltro visibili lungo gli itinerari frequentati dagli alpinisti, per i quali il numero crescente di crepacci lungo la cresta contribuisce a rendere più complesso l’accesso al massiccio. Accanto alla chiusura della grotta di ghiaccio per consentire interventi di sicurezza nell’area di accesso alla cresta, alcuni passaggi richiedono particolare attenzione a causa della pendenza, della qualità del terreno e della presenza di detriti instabili.

    LEGGI ANCHE: È emergenza incendi in tutto il Piemonte

    Alta Savoia Chamonix-Mont-Blanc Featured
    Giorgia gambino
    Giorgia Gambino
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    Classe 1997, ho due lauree in lingue e letterature moderne, un master di primo livello in giornalismo 3.0 e una incrollabile testardaggine, tutti quanti ottenuti con il massimo dei voti. Appassionata di scrittura dall’età di 7 anni e giornalista pubblicista dal 2021, ho contribuito a costruire “Nos Alpes” dalle basi, crescendo giorno dopo giorno e imparando a essere migliore assieme a lui. Nel tempo libero che mi sforzo di ritagliare coltivo alcune delle mie frivole passioni, tra cui il rosa e i dolci, lo shopping e il make up, ma soprattutto i miei racconti.

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