Riconoscibile dal suo corpo nero e dalle sue abitudini notturne, la Salamandra di Lanza (Salamandra lanzai) vive in una porzione di territorio circoscritta nelle Alpi Cozie, tra Piemonte, Savoia, Alta Savoia e Alpes de Haute-Provence. Non a caso conosciuta anche come “perla nera del Monviso”, a oggi essa si trova sotto minaccia di estinzione di livello critico, prettamente a causa del cambiamento climatico che trasforma il suo habitat e compromette così la sua sopravvivenza.
Al fine di ridurre i rischi legati alla scomparsa di tale animale, è stato avviato un progetto di conservazione che prevede il trasferimento di alcuni esemplari presso il Parc zoologique de Paris. Qui i ricercatori incaricati cercheranno di favorirne la riproduzione in condizioni controllate, una sorta di gruppo “di riserva” nato in cattività che possa contribuire al mantenimento della specie anche in caso di emergenza.
La Salamandra di Lanza
La presenza della Salamandra di Lanza è concentrata in una porzione transfrontaliera limitata delle Alpi occidentali, tra le valli montane di Piemonte, Savoia, Alta Savoia e Alpes de Haute-Provence. Essa vive generalmente a quote comprese tra i 1.200 metri e i 2.600 metri, frequentando praterie alpine, boschi e ambienti freschi e umidi dove essa trova rifugio tra le pietre e nel terreno.
Descritta scientificamente nel 1988 e dedicata all’erpetologo Benedetto Lanza, a differenza di molti anfibi essa non depone uova in acqua ma partorisce piccoli già sviluppati e adattati alla vita terrestre. La sua riproduzione poco frequente con un numero contenuto di nuovi individui, sommati alla sua distribuzione geografica limitata, rendono particolarmente difficile il recupero delle popolazioni quando si registra una loro diminuzione.
L’impatto del cambiamento climatico sulla specie
Studi scientifici dedicati alla Salamandra di Lanza indicano che, nei prossimi decenni, una parte consistente delle aree che a oggi le sono favorevoli potrebbe divenire meno adatta alla sua presenza. Per un anfibio che dipende da condizioni specifiche di temperatura e umidità, esiti similari possono tradursi in una maggiore separazione tra le popolazioni, i cui spostamenti possono essere limitati dalla frammentazione del territorio.
Ancora più gravemente, poi, negli scenari e nei modelli climatici caratterizzati da un forte aumento delle emissioni, alcune proiezioni prospettano persino il rischio di estinzione entro la fine del secolo corrente. Pure trattandosi di previsioni condizionate dall’evoluzione del clima e non di esiti inevitabili, tali indicazioni rafforzano la necessità di intervenire prima che il deterioramento degli ambienti si riveli irreversibile.
A Parigi una popolazione “di riserva”
Il programma di conservazione della Salamandra di Lanza ha preso il via nell’estate di quest’anno grazie al sostegno del Mohammed bin Zayed Species Conservation Fund e della Fondazione Uomo Natura e Ambiente. Accanto al monitoraggio degli esemplari in natura, esso prevede la creazione di una popolazione “di riserva” destinata a ridurre il rischio di perdere la specie qualora le condizioni ambientali peggiorassero ulteriormente.
Con le autorizzazioni dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) e dell’Ente Parco del Monviso, alcuni individui sono stati trasferiti al Parc zoologique de Paris, struttura collegata al Muséum national d’Histoire naturelle. Qui sono predisposti terrari climatizzati progettati per mantenere temperature adeguate alle esigenze dell’anfibio durante le diverse stagioni che essi trascorreranno in loco in chiave sperimentale.
La prima fase della permanenza degli animali permetterà ai ricercatori di verificare come essi si adattino all’ambiente controllato e se sia possibile ottenere nuove nascite. La particolare biologia della salamandra e i suoi lunghi tempi riproduttivi rendono difficile prevedere quando si potranno valutare i primi risultati e quando, nel tempo, si potrà raggiungere l’obiettivo di una popolazione stabile capace di riprodursi.
Una possibile reintroduzione
Qualora il programma parigino dedicato alla Salamandra di Lanza avesse successo, gli esemplari nati in cattività potrebbero divenire una risorsa preziosa per la conservazione dell’intera specie. In futuro non sono dunque esclusi interventi per rafforzare popolazioni selvatiche in declino o per riportare l’animale in territori in cui non si trova più, previe valutazioni scientifiche circa condizioni sanitarie e sull’idoneità degli ambienti.
Ne va di conseguenza che l’allevamento degli esemplari al di fuori dei loro habitat originari non possa prescindere dalla protezione delle aree naturali ove essi saranno reintrodotti per vivere e riprodursi in libertà. Di qui dunque la necessità di una apposita strategia che miri alla salvaguardia delle montagne che fanno da “casa” alla salamandra, anzitutto attraverso interventi pratici per limitare i rischi legati alla presenza umana.
Una delle iniziative più strettamente legate alla presenza di anfibi sul territorio del Monviso è il progetto Interreg Italia-Francia Alcotra 2021/2027 “Ge.Co.”, volto a promuovere la conoscenza della biodiversità e delle pressioni sugli ecosistemi.
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