Stando agli ultimi dati concernenti la biodiversità diffusi dal WWF, in Svizzera circa una specie vegetale o animale su tre presente sul territorio risulta minacciata di estinzione, una quota ben superiore rispetto ai Paesi confinanti. Nel 2023, l’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM) ha inserito 10.844 di esse nelle cosiddette “Liste rosse”, dove 3.776 (pari al 35%) minacciate o estinte e 1.282 (pari al 12%) potenzialmente minacciate.
Le “Liste rosse” delle specie minacciate in Svizzera
In Svizzera, come in tutta Europa d’altronde, le “Liste rosse” propongono una classificazione accreditata scientificamente secondo il grado di minaccia per 29 diversi gruppi di organismi. Il numero maggiore concerne gli animali (22 gruppi, tra cui tutti i vertebrati e 16 invertebrati), seguito da piante, funghi e licheni (6), per un totale di 56 009 specie conosciute e censite, senza considerare alghe e unicellulari.
L’UFAM ha al vaglio tutte le informazioni attualmente disponibili sullo stato di 167 tipologie differenti di habitat esistenti sul territorio, prettamente boschi (35), praterie (30), radure e brughiere (25). Seguono zone umide (20), ghiacciai e depositi fluviali (16), superfici agricole e viticole (13), acque (di cui 11 correnti e 8 ferme), ambienti ruderali di origine antropica (10).
La rinaturalizzazione dei fiumi e il ritorno della fauna
Nonostante la discreta presenza di specie minacciate, in Svizzera sono in corso interventi mirati al recupero della fauna, per esempio la rinaturalizzazione del fiume Hasliaare (Canton Berna). Tale progetto ha permesso alla trota di lago di tornare a riprodursi in condizioni più favorevoli, grazie anche a una gestione della portata che ha contribuito a mantenere una quantità sufficiente di acqua residua.
Secondo il WWF, anche la ricomparsa della lontra, lungamente assente ma ora ritrovata in diversi cantoni, è legata, tra gli altri fattori, al miglioramento della qualità delle acque e al ripristino degli ambienti fluviali. Un altro e ultimo caso riguarda la cicogna bianca, le cui popolazioni sono cresciute grazie a iniziative di reintroduzione e conservazione, sino a riportare il censimento di coppie nidificanti a quota 887 nel 2022.
La situazione (da interpretare con cautela) tra Italia e Francia
La situazione delle specie minacciate nei Paesi alpini confinanti offre ulteriori elementi di confronto con la Svizzera ma richiede di prestare attenzione alle differenze metodologiche adottate. Pure confermando la presenza di criticità, difatti, i dati non consentono di costruire una graduatoria omogenea poiché inficiati da variazioni concernenti numero di specie valutate, gruppi biologici inclusi e ambito territoriale analizzato.
In Italia, l’“Annuario dei dati ambientali 2025” redatto dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) stima la presenza di oltre 58.000 specie animali. Nel complesso, sulle 672 specie di vertebrati valutate nelle “Liste rosse”nazionali, 161 risultano minacciate di estinzione (28%), con particolare gravità per pesci ossei di acqua dolce (48%) e anfibi (36%). Inoltre, le popolazioni di vertebrati terrestri e marini sono in declino (rispettivamente del 27% e 22%), mentre tra gli uccelli nidificanti, sulle 278 specie valutate nel 2019, 5 sono estinte e 67 minacciate.
In Francia, la “Lista rossa” elaborata dal Comitato francese dell’International Union for Conservation of Nature e da PatriNat considera sia il territorio metropolitano sia i territori di oltremare. Nel bilancio pubblicato nel 2024, risultavano valutate 17.367 specie, delle quali 2.903 classificate come minacciate e addirittura 189 completamente estinte sia sul territorio che a livello mondiale. Le valutazioni indicano peraltro che risultano minacciati di estinzione il 32% degli uccelli nidificanti, il 28% dei crostacei di acqua dolce, il 24% dei rettili, il 23% degli anfibi e il 19% dei pesci di acqua dolce.
Un calo globale negli ecosistemi d’acqua dolce
I quadri svizzero, francese e italiano si inseriscono in una tendenza internazionale documentata dal “Living Planet Report 2026”, il rapporto biennale del WWF realizzato con il contributo scientifico della Zoological Society of London.
Secondo il “Living Planet Index”, ovverosia l’indicatore alla base di una parte centrale dello studio, tra il 1970 e il 2022 le dimensioni delle popolazioni di vertebrati monitorate si sono ridotte in media del -73%. La flessione varia a seconda dell’ambiente considerato, raggiungendo il -85% per gli ecosistemi di acqua dolce e attestandosi per contro al -69% per gli ecosistemi terrestri e al -59% per gli ecosistemi marini.
Tale indice misura la variazione media delle dimensioni delle popolazioni nel tempo, stabile o in crescita per larga parte delle specie, e non rappresenta né il numero di individui rimasti né tantomeno la quota di essi che risulta minacciata. Le forti diminuzioni registrate in altre popolazioni determinano il risultato globale negativo, provocato da degrado degli habitat, sfruttamento delle risorse naturali, inquinamento, cambiamento climatico e diffusione di specie invasive.
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