Si è conclusa il 9 ottobre EU MODEX Switzerland 2026, un’esercitazione di protezione civile con terremoto simulato in Svizzera, ricerche notturne fra le macerie e squadre di sei Paesi, fra cui l’Italia. È la prima esercitazione internazionale ospitata dalla Confederazione nell’ambito del Meccanismo europeo di protezione civile. Dal 6 al 9 ottobre ha coinvolto circa 500 persone, pressoché metà provenienti dall’estero, a Epeisses, Ginevra e Payerne.
La Svizzera non è ancora uno Stato partecipante al Meccanismo unionale di protezione civile, UCPM, e può richiederne l’assistenza, come qualunque Paese colpito da una catastrofe. L’esercitazione ha verificato come accogliere e impiegare i soccorsi esterni quando le risorse nazionali non bastano, ed è anche un passaggio preparatorio nel percorso verso l’adesione al Meccanismo.
L’adesione al meccanismo richiede almeno un anno
Nel 2023, il Parlamento svizzero ha incaricato il Consiglio federale di perseguire la partecipazione al meccanismo. Nel marzo 2026, il Governo ha affidato al Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport la preparazione di un progetto, da sottoporre a consultazione entro fine anno.
Occorre però anche una modifica delle regole europee: nel luglio 2025, la Commissione ha proposto di ampliare le possibilità di partecipazione dei Paesi terzi. Secondo le fonti disponibili, il nuovo quadro non è atteso prima del 2028: una prospettiva possibile per la Svizzera, senza una data di ingresso già concordata. Al meccanismo partecipano 37 Paesi: i 27 Stati dell’Unione europea e 10 Stati aggiuntivi: Albania, Bosnia-Erzegovina, Islanda, Moldova, Montenegro, Macedonia del Nord, Norvegia, Serbia, Turchia e Ucraina.
La cooperazione inter-europea era già stata attivata dopo l’incendio di Capodanno 2026 a Crans-Montana. Il meccanismo europeo aveva aiutato la Svizzera a trasferire decine di pazienti verso ospedali specializzati all’estero. EU MODEX ha provato una situazione più estesa: diversi cantoni colpiti contemporaneamente, infrastrutture danneggiate e risorse nazionali già impegnate.

Alluvioni, poi un terremoto di magnitudo 6,5
Lo scenario prevedeva danni ingenti nei cantoni di Ginevra, Vaud e Friburgo. Un’analisi preparatoria del Politecnico federale di Zurigo, del 2 ottobre, ne descriveva la sequenza: delle alluvioni avevano già impegnato le risorse svizzere interne; un successivo terremoto di magnitudo 6,5 provocava crolli, numerose vittime e interruzioni dei servizi essenziali.
Le operazioni si sono svolte nel villaggio d’esercitazione di Epeisses, nel Canton Ginevra, nella città di Ginevra e all’aerodromo militare di Payerne, nel Canton Vaud. Friburgo figurava fra i territori colpiti nello scenario.
A Epeisses, le protezioni civili di Ginevra e Vaud hanno iniziato le ricerche il 5 e 6 ottobre, anche con cani da soccorso. Le squadre internazionali hanno proseguito, di notte e fino alla mattina dell’8 ottobre. Sono seguiti i primi debriefing, prima della conclusione del giorno successivo.

Squadre italiane, strutturisti croati e supporto aereo belga
Italia, Armenia, Bulgaria e Grecia hanno partecipato con squadre specializzate nella ricerca e nel soccorso fra edifici crollati. La Croazia ha fornito competenze per la valutazione e la messa in sicurezza delle strutture; il Belgio un’unità di supporto alle operazioni aeree.
Il lavoro comprendeva la localizzazione delle persone, la valutazione dei rischi e la stabilizzazione delle macerie prima dell’accesso. L’obiettivo era verificare che squadre con lingue, attrezzature e procedure diverse potessero condividere le informazioni e intervenire insieme.
Nel procedimento provato dall’esercitazione, le autorità cantonali e la Centrale nazionale d’allarme si rivolgono al Consiglio federale perché richieda assistenza internazionale.
La richiesta raggiunge il Centro di coordinamento della risposta alle emergenze della Commissione europea, ERCC, operativo 24 ore su 24. Gli Stati offrono squadre e mezzi; il Paese colpito accetta quelli corrispondenti alle proprie necessità. Il centro europeo coordina l’invio e contribuisce ai costi.
Alla Svizzera spetta organizzare l’accoglienza: ingresso alla frontiera, registrazione, trasferimento e collegamento con i responsabili locali. Le squadre devono essere largamente autosufficienti nei primi giorni, per non gravare sulle risorse del territorio colpito.
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