Il virus West Nile batte più di un record nel 2026 tra numero di casi e regioni colpite, tra cui le Alpi.
È quanto emerge dall’analisi dei dati del 2026 relativi alla diffusione del virus nell’uomo in Francia, in Italia e in Europa, nella stragrande maggioranza dei casi asintomatico ma che nell’1% dei casi può portare a gravi complicazioni, se non addirittura alla morte.
Una delle stagioni più contagiose in Italia e in Europa

Questa stagione di West Nile è la seconda più contagiosa della storia recente (almeno dal 2010), con oltre 727 casi confermati al 30 settembre, secondo i dati parziali dell’Istituto Superiore di Sanità italiano (ISS).
Se si confrontano questi dati con quelli storici del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), il virus del Nilo occidentale in Italia quest’anno supera quindi il 2022 (723 casi) ma rimane per il momento al di sotto del record del 2025 (779).
Dal punto di vista geografico, il virus è stato rilevato in 85 province di 20 regioni. Ha finora causato la morte di 54 persone in Italia.
In Europa, la stagione 2026 con i suoi 1.757 casi confermati o sospetti si colloca al secondo posto nella classifica storica, dietro al 2018, quando furono registrati 2.083 casi.
Record di casi di West Nile in Francia

In Francia non si sono mai registrati così tanti casi di West Nile, con 161 casi rilevati al 5 ottobre. Questa cifra, la più alta almeno dal 2010, è quasi triplicata rispetto a quella del 2025 (62 casi), che a sua volta aveva superato il record del 2023 (43 casi). La presenza del virus è stata rilevata in 26 dipartimenti di 7 regioni. In Francia, 5 persone ne sono morte quest’anno.
In Svizzera non è stato ancora registrato alcun caso nel 2026. A causa della stagionalità della zanzara, i casi dovrebbero progressivamente diminuire nelle prossime settimane.
Le Alpi mai così colpite dal West Nile

Secondo l’ultimo bollettino dell’ISS, la regione delle Alpi occidentali più colpita è il Piemonte con 97 casi, il cui ultimo decesso è stata un’anziana di 85 anni a Collegno, il 3 ottobre. Sono stati registrati 35 casi nella provincia di Torino e 8 casi nella provincia di Cuneo.
Oltre al Piemonte, si nota lungo il confine l’assenza di casi umani, come nella provincia di Imperia in Liguria e in Valle d’Aosta. Il virus è stato tuttavia rilevato in quest’ultima regione in due uccell. Secondo l’AUSL (il servizio sanitario regionale), si tratterebbe di una prima assoluta nella storia della Valle d’Aosta.
Santé Publique France ha inoltre indicato che il virus ha per la prima volta infettato l’uomo nei dipartimenti della Drôme (2 casi), del Rhône (1 caso), dell’Isère (1 caso) e dell’Ain (1 caso).
Il virus del Nilo occidentale non ha tuttavia trovato ospiti nelle Alpes-Maritimes. Il dipartimento era stato colpito nel 2017 e fu uno dei principali focolai del virus nel 2018.
Un virus prevalentemente asintomatico
Il virus del Nilo occidentale è un arbovirus a RNA affine al virus Zika e al virus della dengue. Si trasmette tramite la zanzara comune (Culex pipiens) e si diffonde in modo ciclico tra gli uccelli selvatici.
La zanzara può trasmettere il virus West Nile e all’uomo o ai cavalli, ma questi rappresentano comunque un vicolo cieco, non potendo diffonderlo ulteriormente.
Sebbene l’80% dei casi umani non presenti alcun sintomo, i casi rimanenti possono manifestare sintomi simili a quelli dell’influenza. Meno dell’1% dei casi porta a gravi complicazioni, in particolare neurologiche.
Non esiste né cura né vaccino per l’uomo per il virus West Nile, contrariamente ai cavalli che dispongono di un vaccino per contrastare una mortalità più elevata.
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