Michel Moriceau propone una lettura del libro di Paolo Cognetti “Giù nella valle”. Una terra oscura dove la speranza appare raramente.
A valle, la nebbia e l’aria stantia velano il paesaggio, causando ansia e smorzando gli spiriti degli uomini, che alleviano la loro noia con l’alcol, la caccia e le risse.
Nei rifugi si servono bevande forti. Sono pieni di fumo e di nervi scoperti. Il clima si surriscalda al minimo pretesto: uno sguardo torpido, un litigio, uno scherno ed è una tempesta, un temporale e un fulmine che attraversa le menti e i corpi. Lontani sono gli alpeggi ideali e il mormorio degli uccelli, il canto del torrente, la melodia di una felicità semplice e salvifica…
La montagna è crivellata di squarci dove si esercitano la violenza e il rancore, l’eccitazione e il lato animale di individui impigliati nel grigiore di una terra massacrata dall’invasione della cieca modernità. Così, quando i cani vengono sgozzati da un’altra bestia, agli esseri umani basta questo per esprimere i loro sentimenti, la loro paura, il loro odio e la loro rabbia. Per esprimere i propri sentimenti, la propria paura, il proprio odio, per chiedere vendetta, per affermare la propria onnipotenza contro il lupo, il bastardo, lo sconosciuto.
E quando a questo evento si aggiunge una disputa ereditaria tra due fratelli diversi tra loro come un abete e un larice, le tensioni tra loro si acuiscono. I loro ricordi si scontrano e sconvolgono l’equilibrio instabile di una famiglia sconvolta da amori complicati, rotture e dalla cupidigia dello chalet di famiglia, una magnifica rovina per ciò che evoca, ciò che ispira e ciò che promette ai margini di una futura pista da sci.
Il figliol prodigo, scuro, forte e resistente, abbatte l’abete che il padre gli ha dedicato e torna alla sua vita selvaggia. Il più giovane eredita il larice. Prende possesso del luogo in cui farà il nido del suo futuro figlio. È allo stesso tempo duro e fragile, capace di adattarsi al vento, di bere e di amare…
Nello stile di una favola, Paolo Cognetti lascia le luci brillanti del suo alpeggio per denunciare il buio di un altro mondo, devastato dalla noia, dal whisky e dalla stupidità, vicino a un fiume prosciugato. E i pericoli del progresso… Stigmatizza l’avidità, le grida degli ubriachi nella notte, proprio loro che “puzzano della vita che hanno fatto e di cui vanno fieri”. Denuncia le “cose disumane”… Le dispera.
È così che gli uomini devono vivere? Non è meglio contemplare il cielo con l’umiltà di pensare che “il mondo se ne frega” delle persone che lo distruggono?
Per fortuna c’è una donna, una donna tra due fratelli, una donna che è il loro futuro, un futuro di purezza, di bellezza, che li riporta alla vita, ai fiori, agli alberi, agli uccelli.
Paolo Cognetti, tradotto con elegante precisione da Anita Rochedy, immerge i suoi personaggi nel buio di un abisso con la speranza di sollevarli nell’intimità di una montagna redentrice sopra i miasmi di una valle ostile. È così che gli uomini dovrebbero vivere? Non è forse meglio contemplare il cielo con l’umiltà di pensare che “il mondo se ne frega” degli esseri che lo distruggono?
Per fortuna c’è una donna, una donna tra due fratelli, una donna che è il loro futuro, un futuro di purezza, di bellezza, che li riporta alla vita, ai fiori, agli alberi, agli uccelli.
Paolo Cognetti, tradotto in un linguaggio elegante e preciso da Anita Rochedy, immerge i suoi personaggi nel buio di un abisso con la speranza di sollevarli nell’intimità di una montagna redentrice sopra i miasmi di una valle ostile.
GIÙ NELLA VALLE – PAOLO COGNETTI – EDIZIONI EINAUDI – 2023
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