Michel Moriceau ci porta alla ricerca di una coppia scomparsa sulle Alpi, al centro del racconto di Agnès Laurent. Mentre le generazioni della famiglia restano immerse nell’incertezza del destino, le Alpi riveleranno un bel giorno (un beau jour) i loro segreti?
In una notte di tempesta, in una cascina isolata, quattro bambini aspettano impazienti e preoccupati. I loro genitori sono andati a fare un’escursione sul ghiacciaio che li sovrasta. Il padre è una guida. Rispettato dai suoi coetanei, è temuto dalla sua famiglia. La madre è sommersa dalle faccende domestiche. I soldi sono pochi. Bisogna contare, non perdere nulla, condurre una vita di duro lavoro senza spazio per la felicità. I rapporti quotidiani sono tesi. Ci sono ordini, rimproveri e correzioni per la minima infrazione. I sentimenti vanno alla deriva e si perdono in litigi, rabbia e divieti.
Le montagne sono il dominio del padre, che non sopporta che il figlio maggiore non sia in grado di seguirlo. La madre non va più lassù da molto tempo. Ma quel giorno, quel “bel giorno”, la coppia è partita nelle prime ore del mattino, lasciando indietro i bambini e il cane. Senza spiegazioni. Se ne sono andati senza una parola. Il tempo è cambiato. Non tornano, non riappaiono. Sono scomparsi. Vivi o morti? Si susseguono dubbi e domande, speculazioni e commenti.
Nello chalet, la separazione e la dislocazione diventano urgenti. I figli più grandi vengono mandati in collegio, vanno all’università e si stabiliscono in città, come disertori di classe accondiscendenti o disillusi. I più piccoli rimangono nel villaggio, accolti dagli zii, che sono riluttanti ad accogliere queste due bocche da sfamare. La tensione è costante, in un clima di violenza mal soppressa.
Gli anni passano. Ognuno cresce come meglio può, affrontando la vita con la sua dose di tormenti, delusioni e insoddisfazioni. Di illusioni perdute. Ognuno costruisce la propria storia, assume il proprio rapporto con il dramma, l’incertezza e la montagna. La montagna è onnipresente, attraente e distruttiva. Ossessionante. Insegue i fratelli e le sorelle nella loro intimità, nei loro progetti, nelle loro speranze di ritrovare i genitori. Attacca i coniugi e i discendenti che, loro malgrado, subiscono lo shock di una rottura brutale e inaccettabile del legame parentale.
Nello stile di una saga lunga cinquant’anni, Agnès Laurent racconta un fatto di cronaca che ha portato la montagna sulla prima pagina del giornale locale. Vengono distillate informazioni, senza alcuna precisione se non quella di annunciare la fine delle ricerche.
Dal punto di vista dei parenti, l’autrice descrive con acutezza le conseguenze di un lutto impossibile, di una morte invisibile senza sepoltura. Passa abilmente da un personaggio all’altro, con uno sguardo clinico sui comportamenti, le abitudini e gli atteggiamenti degli abitanti della montagna e della città, sullo scontro generazionale e sulla vana tentazione di voltare pagina.
Nessun giudizio viene espresso su questa fratellanza distrutta. Sopravvive come meglio può, facendo ciò che deve fare: sapere a qualunque costo, cercare di capire, conoscere coloro di cui i più giovani non hanno molti ricordi. Alcuni creano distanza tra di loro senza riuscire a dimenticare, mentre altri danno un senso al loro dolore dicendo finalmente addio. Tutti condividono il dolore tentando di affrontarlo. La fatalità non è fine a se stessa. Tutti sentono una mancanza che il tempo non è capace di colmare.
In questo ricco romanzo, nel quale le montagne non sono solo uno sfondo ma il luogo di un enigma irrisolto, un mistero incombe sul villaggio e sui suoi abitanti, sui fantasmi, sui sopravvissuti.
L’atmosfera è strana, piena di segreti, maldicenze e indifferenza verso le sofferenze altrui.
La vita quotidiana in montagna e in città è accuratamente ritratta in tutte le scene di una tragedia umana il cui tema è l’insopportabile assenza.
Un bel giorno (un beau jour), la verità viene a galla. Il tuffo nel passato sublima le emozioni ma riaccende anche i rancori. Il trauma è rimbalzato nella psiche di diverse generazioni. Troppo tardi, senza dubbio, per recuperare il tempo perduto. Troppo poco tempo per sperare di riconciliare in extremis i vivi e i morti. Cinquant’anni di lunga impazienza non hanno cancellato le ombre intime di coloro la cui infanzia è stata inghiottita dalla montagna.
UN BEAU JOUR- AGNÈS LAURENT – EDIZIONI RÉCAMIER – 2024
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