Arroccato nella Valle Argentina, nell’entroterra ligure della provincia di Imperia, sorge Triora, un borgo medievale che, secondo la leggenda, sarebbe stato un tempo popolato da una congregazione di streghe. Le storie delle “bàzure” – il termine dialettale – resistono ancora come parte dell’immaginario locale, insanguinato da un drammatico processo che, alla fine del XVI secolo, segna profondamente l’intera comunità.

Il processo alle streghe di Triora
Tra il 1587 e il 1589, in un periodo precarizzato dalla carestia e dalle tensioni sociali, alcune abitanti di Triora sono accusate di essere streghe e di provocare con i propri poteri calamità, malattie e fame. Le indagini coinvolgono una trentina di donne con le rispettive famiglie e alcuni sostenitori, tutti quanti sottoposti a interrogatori per ottenere false confessioni con la violenza.
Alle imputate sono attribuiti presunti malefici contro i raccolti, il bestiame e le persone, compreso di avere provocato la morte di neonati alterandone il latte materno, contestazioni infondate che però riflettevano bene le paure dell’epoca. Una delle voci più drammatiche ma anche umane di tali vicende appartiene a Franchetta Borelli, che dopo due giorni di supplizi non confessa alcuna atrocità ma esprime il desiderio di potere tornare nei boschi ad assaggiare le castagne.
Tali dinamiche sono rese ancora più complesse dal conflitto tra le autorità civili della Repubblica di Genova e le autorità religiose legate all’Inquisizione, che arrivano a formulare persino condanne al rogo. L’intervento del Sant’Uffizio e il successivo trasferimento delle imputate nel capoluogo contribuiscono però a bloccare le esecuzioni, non prima che una buona parte delle sospettate fosse trucidata.

Memorie malinconiche di un borgo abitato dalle streghe
Numerosi anfratti e altrettanti scorci di Triora rievocano una atmosfera nutrita di mistero e instillata di arcani che rievocano tanto la magia quanto la tragedia che serpeggiano tra le sue strade.
Fuori dal centro storico, per esempio, si trova la Cabotina, edificio che la tradizione associa ai presunti incontri delle “bàzure”, che ivi si riuniscono per mettere in atto i loro rituali notturni. All’interno dell’edificio, oramai modesto casolare diroccato e contraddistinto da una lapide simbolica, anche le donne provenienti dai paesi vicini sarebbero state coinvolte in rituali che prevedevano il passaggio di mano in mano di bambini in fasce.
Pure i centrali carruggi dall’aspetto medievale contribuiscono al ritratto mistico ed enigmatico del borgo, caratterizzato da passaggi coperti, archi in pietra e facciate segnate dal tempo tra edifici antichi e suggestive rovine. I portali in ardesia, le decorazioni scolpite e le tracce dell’architettura raccontano un periodo storico segnato dal sangue, mentre dalle antiche carceri qualcuno ancora ode grida e preghiere sussurrate tra le strette feritore della muratura.

I luoghi della magia tra passato e presente
Oltre al solo borgo di Triora anche più in generale il paesaggio della Valle Argentina è entrato a fare parte di un immaginario soprannaturale legato proprio alla presenza e all’attività delle streghe. Nei pressi della Fontana di Campumavue e delle Cascate del Lagudegnu, difatti, molti paesani sono soliti farsi il segno della croce come sorta di protezione religiosa necessaria a percorrere sentieri disseminati di vecchi casolari mistici.
In contesti popolari e contadini come l’entroterra ligure dell’epoca, il confine tra credenze sovrannaturali e magia era quantomai labile e talvolta confuso con semplici conoscenze o tradizioni di famiglia. Le nozioni sulle piante o le cure tramandate dalle donne – come la strigonella o erba stregona, considerata nella medicina un rimedio per diversi disturbi diversi – finivano così con il sovrapporsi nell’immaginario collettivo.
Nei pressi del castello del paese, inoltre, si può incontrare il Grand Pardon, scultura in bronzo raffigurante un gatto realizzata nel 2023 da Elena Rede e dedicata alla memoria degli animali vittime della superstizione e della crudeltà umana. Tra questi soprattutto i gatti neri, spesse volte eletti dalle streghe a spiriti guida o demoni in forma animale leggendariamente chiamati famigli.

Un museo per raccontare Triora come “Borgo delle streghe”
Per distinguere la ricostruzione storica dalle credenze popolari legate a Triora e alla sua natura di “Borgo delle streghe” resta doverosa la tappa al Museo etnografico e della stregoneria. Qui documenti e materiali permettono di approfondire gli avvenimenti del Cinquecento e di conoscere le tradizioni della Valle Argentina, mentre atti processuali restituiscono il contesto di paura e sospetto in cui maturano le accuse.
La memoria di tali eventi è mantenuta viva anche da Strigora, manifestazione oramai consolidata dedicata alla stregoneria che si svolge ogni anno la prima domenica dopo Ferragosto. Di recente, poi, il Comune è entrato a fare parte della neonata Rete dei Comuni delle Streghe del Nord Ovest assieme a Rifreddo (Cuneo), Croveo e Baceno (Val d’Ossola), Levone (Torino), Miagliano (Biella) e Saint-Denis (Valle d’Aosta).
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