Nei giorni passati, ai 3.613 metri di quota del Monte Bianco nei pressi dell’Aiguille du Midi, lo scioglimento del ghiaccio ha rivelato la presenza di un ordigno risalente alla Seconda Guerra Mondiale. Il pezzo di artiglieria, individuato da un alpinista nella zona del Col du Midi tra l’Abri Simond e il rifugio des Cosmiques, è stato poi preso in carico dagli artificieri del centro di sminamento Auvergne-Rhône-Alpes della Sécurité civile di Lione.
Un proiettile legato ai combattimenti del 1945
L’ordigno recuperato sul Monte Bianco è stato identificato come un proiettile francese da 75 millimetri, probabilmente portato in quota dalle truppe alpine durante la Seconda Guerra Mondiale. La sua presenza nell’area è compatibile con gli scontri di artiglieria combattuti sul massiccio nella primavera del 1945, in particolare nell’area dei Cosmiques, interessata dagli scontri con le forze tedesche e austriache schierate sul versante italiano.
Secondo la ricostruzione riportata da Le Dauphiné Libéré, nelle giornate dell’8 e 9 aprile del 1945 i pezzi del 93ème Régiment d’artillerie de montagne hanno scambiato colpi con le artiglierie tedesche posizionate al Mont Fréty. I cannoni da montagna da 75 millimetri hanno utilizzato proprio il settore del ghiacciaio del Géant come direttrice di tiro, ciò che rende plausibile che l’obice ritrovato possa appartenere a quel contesto.
I resti di una vecchia infrastruttura
Il ritrovamento sopraggiunge poco dopo una operazione di pulizia condotta attorno all’Abri Simond dalla Compagnie des guides de Chamonix e dal personale del rifugio des Cosmiques. In quella occasione ambedue guide alpine e volontari hanno raccolto materiali rimasti sul terreno, tra cui pezzi di legname, frammenti del vecchio bivacco e soprattutto cavi metallici arrugginiti.
Questi ultimi sono a loro volta collegati a una pagina particolare della storia militare del massiccio poiché essi appartenevano alla linea di servizio utilizzata per trasportare in quota i cannoni destinati alla posizione francese del Col du Midi. La progressiva scomparsa della neve e del ghiaccio sta quindi rendendo nuovamente visibili non soltanto residuati bellici bensì anche infrastrutture militari abbandonate da decenni.
La distruzione in una area militare
Nonostante il tempo trascorso sepolto nel ghiaccio, non è scontato che un ordigno rimasto sotto il ghiaccio per oltre 80 anni possa essere considerato automaticamente innocuo. Proprio per tale ragione e perché la zona è frequentata da alpinisti, gli artificieri non hanno proceduto alla distruzione sul posto tramite una operazione che avrebbe potuto comportare rischi.
Il proiettile è stato quindi trasportato dagli artificieri del centro di sminamento Auvergne-Rhône-Alpes della Sécurité civile in condizioni controllate e destinato alla distruzione in una area militare nei pressi di Lione. Essi hanno trattato l’ordigno, come d’altronde ogni altro reperto bellico, come potenzialmente pericoloso sino a quando non ne sia stata verificata e neutralizzata la condizione.
Non è la prima volta sul Monte Bianco
Il centro di sminamento di Lione riferisce di ricevere ogni anno numerose segnalazioni provenienti dall’area alpina, di cui una cinquantina oltre i 2.500 metri nelle Alpi settentrionali e una decina attorno al massiccio del Monte Bianco. Inoltre, a quote inferiori e lungo i sentieri militari del Col San Carlo e del Lago di Arpy restano visibili baraccamenti, trincee e bunker risalenti agli scontri e alle difese del fronte occidentale alpino.
Nell’agosto del 2000, per esempio, un obice lungo circa 30 centimetri era stato trovato da alcuni alpinisti sul Ghiacciaio di Leschaux, a una altitudine di circa 2.200 metri di quota. L’ordigno, successivamente neutralizzato dagli artificieri, era stato identificato come un 75 court, la cui presenza è stata collegata alla batteria italiana installata durante la guerra al Col du Géant, a 3.365 metri.
Tuttavia, l’episodio più noto legato alla Seconda Guerra Mondiale concerne lo schianto del bombardiere americano B-17, noto come la “Fortezza Volante”, avvenuto la notte tra il 1º e il 2 novembre 1946 contro l’Aiguille des Glaciers. I primi ritrovamenti di rottami e corpi risalgono al luglio del 1947 e si devono a una pattuglia di alpini francesi del 99º Battaglione, mentre muovi frammenti dell’aereo continuano a riemergere a causa della fusione dei ghiacciai.
Anche le Alpi svizzere continuano a restituire munizioni
In Svizzera l’esercito dispone di un sistema specifico per la segnalazione e la neutralizzazione dei residuati bellici, le cui maggiori segnalazioni provengono dai Cantoni Vallese, Grigioni e Berna. Nel 2025 gli specialisti del comando Demunex hanno neutralizzato 227 bombe inesplose a fronte di 855 segnalate nel complesso oltre che 1.556 parti di munizioni e 1.263 altri residui eliminati.
Un caso particolarmente interessante per il contesto glaciale è quello delle campagne di raccolta condotte dall’esercito svizzero in vecchie aree di tiro, che nel 2024 hanno portato a recuperare 12 tonnellate di residui di munizioni e 38 ordigni inesplosi durante tre campagne di bonifica. Tra le zone interessate figurano anche il Ghiacciaio del Rodano e il Ghiacciaio di Trift oltre che il settore delle Autannes (Vallese), dove sono stati segnalati diversi resti classificati come obusi di mortaio.
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