Al Museo Nazionale della Montagna, una mostra prova a riflettere sulla rappresentazione della montagna come dominata dalla figura maschile, in un racconto di imprese, esplorazioni, conquiste. Le donne ne hanno fatto parte, ma sono spesso ai margini della narrazione, oppure sono presentate come eccezioni.
«Grado Zero. La montagna oltre i generi» parte proprio da questa osservazione: la mostra inaugurata lunedì 26 ottobre al Museo Nazionale della Montagna di Torino e è aperta al pubblico da martedì 27 ottobre fino al 6 giugno 2027.
Curata da Andrea Lerda e Linda Cottino, mette in dialogo opere di arte contemporanea e materiali storici provenienti da istituzioni dell’insieme dell’area alpina. Il ruolo delle donne viene ripercorso, e vengono poste le domande sui modelli culturali che associano l’alpinismo alla forza, alla competizione e alla conquista.
Un diverso modo di raccontare e vivere la montagna
Per superare le gerarchie classiche tra maschile e femminile, non basta sostituire una narrazione con un’altra: la mostra racconta anche il rapporto tra cultura patriarcale e crisi climatica. Suggerisce un diverso modo di considerare la montagna.
I contributi sono curati da Michela Fusaschi, che insegna Antropologia culturale all’Università Roma Tre. Tra le artiste e gli artisti presenti ci sono Maria Lai, Marwa Arsanios, Cleo Fariselli, Kate Gilmore, Caterina Morigi, Silvia Margaria, Kathrin Siegrist e Markus Vallazza. Sono diciotto presenze artistiche e cinematografiche coinvolte.
Alla mostra si trova per esempio una fotografia di Vittorio Sella del 18 agosto 1893, che ritrae la regina Margherita e il suo seguito sul Lysjoch, nel massiccio del Monte Rosa, con la Dufourspitze e la Punta Gnifetti sullo sfondo. La presenza della regina, così legata alla montagna, testimonia di un ruolo femminile – appunto un’eccezione – nella storia delle ascensioni alpine, in un ambiente veramente maschile.
Un linguaggio diverso si ritrova invece in Caterina Morigi, con le Lettere Efesie (Dea Baubo I, II, III, IV, V), del 2025. Sono cinque piccoli lavori realizzati con incisioni e intarsi in graniglia, dedicati a Baubo, figura femminile della mitologia greca legata alla fertilità, con immagini sulle rappresentazioni del corpo e dell’identità femminile.
C’è anche l’ironia nel video Super Taus (Untitled 1), del 2014, di Taus Makhacheva. In poco più di due minuti, una donna vestita secondo la tradizione del Daghestan, nel Caucaso, sposta con apparente facilità un enorme masso che ostruisce una strada di montagna, mentre tre uomini non riescono a intervenire.
Un progetto di tutte le Alpi
C’è anche una dimensione transfrontaliera nell’installazione inedita Al Bruco, realizzata da Kathrin Siegrist apposta per questi spazi. L’opera nasce in collaborazione con il Frauenmuseum Hittisau, il Museo delle Donne situato nel Vorarlberg, in Austria, con il sostegno di Pro Helvetia, la Fondazione svizzera per la cultura.
All’interno dell’esposizione è stato inoltre realizzato Milieu, una piccola piazza destinata a incontri, conversazioni e attività proposte anche dal pubblico, dalle associazioni e dalle realtà culturali.
Il primo incontro si svolgerà venerdì 30 ottobre alle 16.30, con Kathrin Siegrist, i curatori Andrea Lerda e Linda Cottino, la direttrice del Museomontagna Daniela Berta e Laurène Maréchal, fondatrice della Biennale Artocène.
Parteciperà anche Emma Legrand, responsabile del servizio Cultura e Patrimonio del Comune di Saint-Gervais-les-Bains, in Alta Savoia. Si parlerà di collaborazioni tra istituzioni culturali alpine e di relazione tra creazione artistica, paesaggio e comunità.
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