La procura di Annecy ha chiesto la sospensione delle operazioni di disboscamento e movimento terra del cantiere dell’autostrada A412 tra Machilly e Thonon-les-Bains, fino al momento in cui saranno di nuovo rispettate le prescrizioni ambientali. Dopo l’udienza di venerdì 23 ottobre, la decisione del giudice è attesa martedì 27 ottobre.
I controlli dell’Office français de la biodiversité hanno rilevato inadempienze alle prescrizioni dell’autorizzazione ambientale del 28 agosto 2026. Il provvedimento concedeva alla società concessionaria Amedea una deroga alla protezione delle specie, imponendo interventi di tutela a suo carico.
Le contestazioni riguardano quattro misure: protezione dei corsi d’acqua e degli habitat del castoro, creazione di ambienti per gli anfibi, operazioni di salvaguardia dei pesci e barriere per impedire agli anfibi di rientrare nelle aree di lavoro. La procura ha chiesto lo stop fino alla messa in conformità, accompagnato da una penalità pecuniaria coercitiva, detta astreinte.
All’udienza hanno partecipato la procura, Amedea e France Nature Environnement Haute-Savoie. La presidente dell’associazione, Anne Lassman-Trappier, ha ricordato le segnalazioni inviate alla prefettura dal 9 settembre, criticandone la scarsa reazione e apprezzando invece la rapidità dell’intervento giudiziario.
Il procedimento segue il rigetto del 15 ottobre, con cui la corte amministrativa d’appello di Lione aveva respinto una prima richiesta urgente di sospensione presentata da associazioni e residenti. L’intervento della procura riguarda ora il rispetto delle prescrizioni durante l’esecuzione dei lavori.
l ricorso della Città di Ginevra
Un ulteriore passaggio è previsto mercoledì 28 ottobre a Lione, con l’udienza sulla richiesta di sospensione presentata dalla Città di Ginevra, distinta dal procedimento avviato dalla procura di Annecy.
Come abbiamo raccontato, Ginevra teme che l’autostrada aumenti il traffico verso il centro urbano e i comuni svizzeri della riva sinistra del Lemano. Chiede di privilegiare le alternative ferroviarie, in particolare il Léman Express, che collega Ginevra a Thonon ed Évian.
Il Cantone di Ginevra ha invece seguito la strada del confronto istituzionale, chiedendo ai suoi interlocutori in Francia chiarimenti sugli effetti su mobilità, valichi secondari, rumore e acque superficiali. Ha inoltre domandato una modifica del progetto per garantire un corridoio ecologico per la fauna, richiamando la Convenzione di Espoo – quindi con un base giuridica vincolante – sugli impatti ambientali transfrontalieri.
Il contrasto riguarda così le scelte di mobilità dell’intero Grand Genève. Le amministrazioni francesi favorevoli all’opera la considerano una risposta alla congestione e uno strumento complementare ai trasporti pubblici; la Città di Ginevra teme invece un aumento della dipendenza dall’automobile. Il clima della cooperazione frontaliera – in mezzo ad altri dossier, alcuni fortunati e altri meno – ne risente.
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