Nonostante un immaginario collettivo tarato sull’idea che le meduse appartengano al solo ambiente marino, in determinati e piuttosto caldi periodi dell’anno esse possono nuotare anche nell’acqua dolce di alcuni laghi delle Nostre Alpi. Più nel dettaglio, la specie di acqua dolce di cui parliamo prende il nome di Craspedacusta sowerbii, originaria dell’Asia e dotata di caratteristiche quali dimensioni ridotte e corpo quasi trasparente che la rendono difficile da riconoscere.
Anche se la sua presenza può passare inosservata a causa della sua costituzione quasi mimetica, nel corso degli anni osservazioni e segnalazioni hanno interessato diversi ambienti acquatici tra Svizzera, Francia e Italia settentrionale. Il fatto che si tratti di una specie di acqua dolce e non di un organismo marino approdato accidentalmente all’interno un lago è uno degli aspetti che rendono tali fenomeni particolarmente emblematici.
Che cosa sono le meduse di acqua dolce?
Gli esemplari adulti di medusa di acqua dolce misurano in genere uno o due centimetri di diametro, anche se possono raggiungere dimensioni leggermente superiori. Come altri idrozoi, gruppo di cnidari che comprende anche organismi marini cui esse appartengono, il loro corpo ha la forma di una piccola campana traslucida dalla quale si dipartono numerosi tentacoli.
Eppure la natura di medusa rappresenta soltanto una fase del ciclo vitale di Craspedacusta sowerbii, che per larga parte del tempo vive come un polipo di pochi millimetri ancorato a superfici sommerse quali rocce, legno e vegetazione. In condizioni favorevoli, esse possono dare vita a piccoli che si staccano e nuotano liberamente è brevemente nell’acqua, salvo poi tornare a uno stadio meno appariscente che le rende difficilmente individuabili.
Il ruolo delle temperature elevate
Le segnalazioni della presenza di meduse di acqua dolce nei laghi delle Alpi si concentrano soprattutto in periodi di acque calde o miti che oscillano tra l’estate e l’inizio dell’autunno. Temperature che superano la soglia dei 25 gradi, sommate a specifiche condizioni ambientali e biologiche favorevoli, impongono difatti una influenza positiva al passaggio dal polipo alla medusa.
Uno studio pubblicato nel dicembre 2024 sulla rivista “Biology” ha esaminato proprio le transizioni tra le diverse fasi del ciclo vitale della specie, mostrando quanto sia complesso prevedere quando si verificheranno nuove comparse. Le fioriture, ovverosia gli aumenti del numero di animali visibili, possono essere localizzate e non ripetersi per anni, ciò che rende evidente l’assenza di una correlazione causa-effetto tra riscaldamento delle acque e loro proliferazione.
Meduse di acqua dolce nei laghi delle Alpi?
Tra i casi più significativi legati ai ritrovamenti di meduse di acqua dolce all’interno dei laghi delle Alpi figura quello del Lago di Ginevra, dove la loro presenza è documentata almeno dal 1962, con ulteriori osservazioni tra 2003, 2004 e 2013. Anche il Lago di Annecy, in Alta Savoia, è stato interessato da fenomeni similari, i cui primi avvistamenti risalgono sino al 1990 e raggiungono il settembre del 2023, quando essi tornano all’attenzione dei media.
Stando alla ricostruzione di Radiotelevisione svizzera, nel Canton Ticino la prima segnalazione risale al 1962, in una vecchia lanca del fiume omonimo a Gudo, nella piana di Magadino. La specie è stata documentata anche nel Lago Ceresio, dove compare sporadicamente durante i mesi più caldi, oltre che, nell’autunno passato, nel Laghetto balneabile di Trimmis, nel Canton Grigioni.
Nel settembre 2015, una presenza particolarmente consistente è peraltro segnalata tra Verbano, Ceresio e Lario, rispettivamente nei pressi di Lago Maggiore, il Lago di Lugano e Lago di Como. Le temperature elevate di quell’estate sono indicate come possibile elemento favorevole alla proliferazione, senza che sia ovviamente possibile attribuire con certezza al caldo l’intero fenomeno.
Il caso di Sion e le difficoltà del monitoraggio
L’osservazione più recente risale allo scorso martedì 29 settembre, presso il Domaine des Îles, vasta oasi verde e zona ricreativa sita a circa 2 chilometri dal centro di Sion, nel Canton Vallese (Svizzera). Secondo la segnalazione riportata dalla stampa locale, la successiva domenica 11 ottobre la subacquea Céline Corthay sarebbe riuscita a fotografare l’animale durante una immersione programmata appositamente.
L’episodio si inserisce nel quadro degli avvistamenti sporadici che interessano diversi bacini alpini, ma, in assenza di ulteriori indagini, non è possibile stabilire da quanto tempo la specie viva in loco né quanto vi sia diffusa. La difficoltà di scorgere e dunque censire tali organismi rende estremamente difficoltoso constatare se si tratti di episodi sporadici oppure se si siano verificate vere e proprie proliferazioni.
Nel 2022, l’Istituto federale svizzero di scienza e tecnologia dell’acqua (EAWAG) ha illustrato come l’analisi del DNA ambientale abbia permesso di individuare Craspedacusta sowerbii in numerosi bacini idrografici. Oltre a rivelare una distribuzione più ampia di quella suggerita dai soli monitoraggi diretti, la metodologia permette di rilevare nell’acqua tracce genetiche degli organismi presenti, anche quando questi sono difficoltosi da vedere o da catturare.
Le meduse di acqua dolce sono pericolose per chi fa il bagno?
La presenza di una medusa di acqua dolce a sguazzare indisturbata nelle acque di un lago balneabile può suscitare comprensibile sorpresa, ma Craspedacusta sowerbii non rappresenta normalmente un pericolo significativo per i bagnanti. Come altri cnidari, essa possiede cellule urticanti che utilizza per catturare piccole prede e nutrirsi, ma le sue dimensioni ridotte le impediscono di fatto di suscitare effetti indesiderati a contatto con la pelle umana.
L’avvistamento della specie, inoltre, non costituisce di per sé un indicatore di inquinamento, poiché essa può vivere in ambienti acquatici diversi e la sua comparsa dipende da una combinazione di condizioni biologiche e ambientali. Quanto alle possibili conseguenze sugli ecosistemi, le conoscenze disponibili non consentono ancora di formulare conclusioni definitive sull’impatto di tale animale su tutti i bacini in cui esso risulta attivo.
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