“Viaggio di nozze ad Aosta. Topazia Alliata, Fosco Maraini e la montagna” prende avvio da un momento che, per convenzione, dovrebbe essere lieve e privato, l’inizio di una vita di coppia assieme. Ma il viaggio di nozze in Valle d’Aosta diviene ben presto una soglia esistenziale, un passaggio in cui due personalità forti e dissonanti si incontrano sul terreno concreto dell’esperienza, lontano da salotti, genealogie e aspettative sociali.
A descrivere tali dinamiche dando loro spessore e profondità è Mariapia Simonetti, autrice e giornalista torinese trapiantata ad Aosta dal 1970, costruendo il proprio libro come un attraversamento piuttosto che come una biografia classica. Il volume, con postfazione della nota scrittrice italiana e figlia della coppia Dacia Maraini, ha fatto la sua comparsa nel settembre di quest’anno sotto le edizioni Le Château ed è acquistabile nelle principali librerie.
La montagna di Topazia Alliata e Fosco Maraini
La montagna valdostana non è per Topazia Alliata e Fosco Maraini un semplice scenario né un pretesto romantico bensì il luogo in cui il loro rapporto si trova messo alla prova in modo diretto. L’altitudine, la fatica, l’imprevisto costringono a una vicinanza reale e non idealizzata, dove il corpo conta quanto il pensiero e il camminare assieme si trasforma in una forma di conoscenza reciproca.
La stessa Simonetti utilizza la vetta come chiave di lettura che rivela caratteri, ambizioni e divergenze, un ambiente dove si manifesta con chiarezza la distanza, a tratti sottile e a tratti evidente, tra due maniere differenti di stare nel mondo. La sua narrazione intreccia documenti, memorie, testimonianze e paesaggio per descrivere un viaggio che, lungi dall’essere tradizionale, diviene una avventura epica che ha segnato la vita della coppia.
Una relazione osservata senza indulgenze
Uno degli aspetti più interessanti di “Viaggio di nozze ad Aosta. Topazia Alliata, Fosco Maraini e la montagna” è l’assenza di compiacimento e lo spazio lasciato alle ambiguità, ai silenzi, alle incomprensioni. Il viaggio di nozze non vi è idealizzato ma descritto come un momento rivelatore in cui l’intimità si confronta con il limite, la libertà individuale con un progetto comune, il desiderio di movimento con il bisogno di radicamento.
Topazia e Fosco non sono presentati come opposti ma come due traiettorie che si intersecano senza mai coincidere del tutto, una natura che la montagna, con la sua verticalità e la sua durezza, rende evidente sin da subito. Di qui una esperienza che si fa una sorta di anticipazione, non una promessa di stabilità ma un primo banco di prova di una relazione destinata a confrontarsi con scelte radicali, spostamenti, distanze geografiche ed emotive.
Topazia Alliata: una libertà non negoziabile
Topazia Alliata attraversa il libro come una figura difficilmente contenibile, cresciuta in un ambiente aristocratico dal quale ella si distacca presto senza però rinnegare la propria origine. È una artista e una donna che rifiuta ruoli assegnati, che guida, fuma, viaggia, sceglie da sé, spesse volte pagando il prezzo dell’incomprensione e delle mentalità ristrette del suo tempo.
Nel racconto di Simonetti, ella non appare come controparte romantica dell’esploratore bensì come soggetto autonomo, portatore di una propria idea di libertà. La montagna è per lei uno spazio ambivalente, da un lato occasione di apertura, dall’altro luogo in cui il confronto con l’altro mette in luce quanto sia difficile condividere il proprio passo senza rinunciare a sé.
Fosco Maraini: l’attrazione costante per l’altrove
Fosco Maraini è restituito dal libro nella sua indole plurale di studioso, viaggiatore, alpinista, osservatore instancabile del mondo, unito alla montagna da un rapporto strutturale. È lì, difatti, che egli esercita uno sguardo allenato alla distanza, alla scoperta, alla conoscenza che passa attraverso il corpo prima che attraverso le parole.
Nel volume emerge un uomo già proiettato verso una vita di esplorazioni e di partenze, per il quale il viaggio di nozze, anziché rappresentare una pausa, si inserisce in tale progetto di vita. Simonetti mostra come tale tensione verso l’altrove influenzi inevitabilmente la relazione, creando un disequilibrio sottile ma persistente tra condivisione e necessità individuale.
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