Alla vigilia del Salone dei cuccioli di Antibes (in originale “Salon du chiot et du chaton”), in programma tra venerdì 6 e sabato 7 febbraio prossimi al Palais des Congrès di Antipolis, cresce la contestazione da parte delle associazioni animaliste. Diverse tra di esse, difatti, hanno annunciato manifestazioni e petizioni per domandare l’annullamento dell’iniziativa e, più in generale, l’interdizione dei saloni dedicati alla vendita di animali da compagnia.
Che cosa è il Salone dei cuccioli di Antibes
Il “Salon du chiot et du chaton” è un salone itinerante organizzato dalla società Events’com e dedicato alla presentazione e alla vendita di cuccioli di diverse razze, che in determinate date invernali fa tappa anche ad Antibes. Prima dell’apertura, un veterinario locale verifica la salute degli animali esposti come previsto dalla normativa francese, mentre coloro che desiderano adottare devono avere scaricato e firmato il Certificato di conoscenza e di impegno.
Esso propone stand espositivi con cuccioli di cani e gatti di diverse razze, affiancati da professionisti del settore come allevatori, educatori cinofili e consulenti per l’accoglienza degli animali. Sono presenti peraltro anche accessori, consigli pratici e informazioni specialistiche sia per chi desidera adottare un animale sia per gli appassionati di pet care.
Le critiche sul benessere animale
Nel mirino dei promotori della protesta contro il Salone dei cuccioli di Antibes vi sono anzitutto le condizioni in cui vengono esposti animali molto giovani, tra cui rumore, affollamento, manipolazioni frequenti da parte del pubblico. Tali elementi, sommati alla lunghezza e all’affaticamento dei viaggi, sono indicati come fattori di stress rilevanti soprattutto in una fase delicata dello sviluppo fisico e comportamentale.
Le associazioni richiamano inoltre precedenti segnalazioni e indagini condotte negli ultimi anni in diversi saloni analoghi in Francia, che avrebbero evidenziato irregolarità sanitarie e carenze nel rispetto delle norme sul benessere animale. Sono citati anche casi di diffusione di patologie infettive e decessi avvenuti in contesti fieristici similari, elementi che alimentano la richiesta di una messa al bando definitiva di tale modello di evento.
Abbandoni e acquisti impulsivi
Un altro punto centrale della contestazione del Salone dei cuccioli di Antibes da parte di associazioni quali Projet Animaux Zoopolis e Argos 42 riguarda il legame tra vendite in fiera e conseguenti rinunce. Dati diffusi da questa ultima indicano che quasi la metà degli animali acquistati in saloni sarebbe abbandonata nei mesi successivi, mentre una quota significativa morirebbe prematuramente a causa di malattie contratte poco dopo l’acquisto.
Secondo le associazioni, tali manifestazioni veicolerebbero una idea dell’adozione come atto di consumo immediato, incompatibile con l’impegno di lungo periodo che comporta l’accoglienza di un animale. Esse sottolineano in aggiunta come talo dinamiche si inseriscano in un contesto nazionale già critico, con rifugi sovraffollati e un numero di abbandoni che resta elevato ogni anno.
Le richieste rivolte alle istituzioni
Le associazioni per la tutela degli animali dimandano dunque alle autorità locali di non sostenere né ospitare manifestazioni di tale tipologia sul territorio comunale e di rafforzare i controlli sul rispetto della normativa vigente. Tra le richieste avanzate figurano verifiche sistematiche sulle condizioni di detenzione degli animali, sulla tracciabilità della loro provenienza e sull’effettiva applicazione del periodo di riflessione previsto dalla legge prima dell’adozione.
Parallelamente, è sollecitato un divieto esplicito dei saloni di vendita di cuccioli vivi, una posizione che continua ad alimentare il dibattito pubblico sul rapporto tra tutela, commercio e responsabilità collettiva. Oltre alla promessa di manifestazioni pubbliche in sede di evento dinnanzi al Palais des Congrès, inquadrato come sede pubblica e istituzionale e dunque incompatibile, una specifica petizione ha già raccolto circa 20 mila firme.
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