Secondo l’Agenzia Nazionale per la Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR), nel 2024 appena il 32,12% degli iscritti ai corsi di laurea triennale e magistrale del Politecnico di Torino ha completato il percorso per tempo. In altre parole, soltanto uno studente su tre riesce a laurearsi nei cinque anni complessivi stabiliti dal ciclo, contro una media italiana che supera il 61% pure con differenze tra atenei statali (54,63%) e non statali (83,01%).
Il confronto regionale e nazionale
Il Politecnico di Torino si colloca dunque all’ultimo posto nel panorama nazionale per lauree conseguite nelle tempistiche standard e senza sconfinamento fuori corso, ma è il raffronto con gli altri atenei piemontesi a evidenziare ulteriormente la distanza. All’Università degli Studi di Torino oltre il 57% degli studenti termina regolarmente, mentre l’Università del Piemonte Orientale si attesta intorno al 59% e l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo supera l’85%.
Anche nel confronto con altre realtà politecniche italiane il quadro resta sfavorevole poiché il Politecnico di Milano sfiora il 61% di laureati, l’Università Politecnica delle Marche supera il 53% e il Politecnico di Bari si colloca attorno al 53%. Includendo coloro che conseguono il titolo con un anno di ritardo, la percentuale sale al 73% ma rimane inferiore alla media nazionale (circa 83%), senza dimenticare che il 30% degli studenti supera i sei anni complessivi tra triennale e magistrale.
Un fenomeno strutturale
L’andamento degli ultimi anni conferma che la situazione fotografata oggi per ciò che concerne il Politecnico di Torino non coincide con una flessione episodica bensì denota un fenomeno strutturale. Dal 2019 al 2024 la percentuale di laureati nelle tempistiche ordinarie è rimasta stabilmente bassa, oscillando tra il 33% e poco più del 41% e assistendo a una nuova contrazione nell’ultimo anno rilevato.
Il nodo principale riguarda la laurea triennale: nel 2024 solo il 38,38% degli studenti ha concluso in tre anni, contro una media nazionale intorno al 60%. Ancora più marcato il divario nelle lauree magistrali, dove appena il 26% termina in due anni, a fronte di una media italiana che supera il 65%.
Studenti e rettorato
Secondo la rappresentanza studentesca, l’elevato numero di abbandoni dopo il primo biennio al Policlinico di Torino riflette la difficoltà di sostenere carichi didattici e pressioni economiche e psicologiche crescenti. Di altro avviso è il rettore Stefano Corgnati, che ha individuato nel primo ciclo triennale e in particolare nell’impatto fortemente teorico dei corsi iniziali di discipline di base uno dei momenti più delicati del percorso.
L’ateneo rivendica la solidità e il rigore dei propri percorsi formativi, confermati dagli elevati tassi di occupazione dei laureati, ma riconosce la necessità di aggiornare l’impianto didattico. Per tale ragione è tutt’oggi in fase di progettazione e dovrebbe essere approvata entro l’estate una revisione dell’offerta formativa per introdurre sin dai primi anni una maggiore componente applicativa ed esperienziale.
Le scuole politecniche tra Francia e Svizzera
In Francia sono attivi oltre 200 istituti di ingegneria autorizzati dalla Commission des Titres d’Ingénieur a rilasciare il “Diplôme d’ingénieur”, titolo equivalente a una laurea magistrale e fortemente orientato all’inserimento professionale. Si tratta di istituzioni pubbliche e private distribuite su tutto il territorio nazionale, spesse volte integrate nelle università oppure organizzate come “Grandes Écoles” tra cui il network Réseau Polytech che riunisce 16 scuole universitarie con circa 17.500 studenti e 3.800 laureati l’anno.
In Svizzera, il sistema è più concentrato ma di altissimo profilo internazionale, con due poli federali, ETH Zurich e École polytechnique fédérale de Lausanne, che contano complessivamente decine di migliaia di studenti. Esse offrono percorsi triennali e magistrali fortemente legati alla ricerca e all’innovazione tecnologica, con criteri di ammissione fondati sul possesso di titoli secondari qualificati e solide competenze scientifiche.
In ambedue i Paesi, pur con differenze strutturali, il sistema appare caratterizzato da una selezione iniziale più marcata rispetto a molti atenei italiani ad accesso libero, tramite concorsi nazionali o percorsi post-diploma e classi preparatorie. Tale meccanismo tende a filtrare i discenti prima dell’immatricolazione e può incidere sui tassi di completamento degli studi definendo dinamiche scolastiche e percorsi educativi differenti.
LEGGI ANCHE: Université de Savoie nelle Conferenze Amphis 2026 tra clima alpino, IA, matematica, universo









