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Home » Articoli » Crisi abitativa in Svizzera: le case degli ultra sessantenni al centro del dibattito
Infrastrutture

Crisi abitativa in Svizzera: le case degli ultra sessantenni al centro del dibattito

Giorgia GambinoGiorgia Gambino4 Maggio 2026
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La crisi abitativa in Svizzera; La crise du logement en Suisse (c) Public domain, Topolgnussy, Wikimedia Commons
La crisi abitativa in Svizzera; La crise du logement en Suisse (c) Public domain, Topolgnussy, Wikimedia Commons

La crisi abitativa in Svizzera riporta al centro del dibattito la tematica delle case sottoutilizzate, in particolarmente abitazioni unifamigliari occupate dalla generazione degli ultra sessantenni. Tali costruzioni, spesse volte troppo grandi rispetto ai bisogni attuali, iniziano a essere considerate una possibile risposta alla crescente difficoltà di accesso alle abitazioni oltre che una ipotetica leva per aumentare l’offerta senza consumo di suolo.

La crisi abitativa in Svizzera

In Svizzera, stando ai dati riportati dal monitoraggio federale, la crisi abitativa si è aggravata nel corso del 2025 e non mostra segnali di miglioramento nel breve periodo. Nei prossimi due anni, si stima che la costruzione di nuovi alloggi non riuscirà a tenere il passo con l’aumento delle economie domestiche, mentre crescerà la pressione anche nelle regioni montane. 

La problematica concerne soprattutto le fasce di reddito medio-basse: sebbene circa l’80% degli affitti sia teoricamente accessibile, soltanto il 40% delle abitazioni sul mercato rientra effettivamente nelle possibilità economiche di queste. In caso di trasloco, il peso delle spese abitative salirebbe in media dal 29,1% al 35,7% del reddito; parallelamente, l’accesso alla proprietà diventa sempre più difficile, rendendo il mercato degli affitti ancora più centrale.

Il nodo delle case sottoutilizzate

In tale contesto di crisi abitativa in Svizzera, le autorità guardano con crescente attenzione a una risorsa interna al sistema, ovverosia le abitazioni di ampie dimensioni ma sottoutilizzate. Secondo le stime dell’Ufficio federale delle abitazioni, circa 300 mila case unifamigliari, spesse volte costruite su ampie parcelle, risultano oggi occupate da nuclei molto ridotti, frequentemente composti da una o due persone.

Si tratta per larga parte di immobili acquistati dalla generazione dei cosiddetti baby boomer, ovverosia persone nate tra il 1945 e il 1964, che nel tempo sono rimasti in loco anche dopo il trasferimento dei figli. Il risultato è un patrimonio abitativo sovradimensionato rispetto ai bisogni attuali, con costi di gestione elevati e, in molte casistiche, caratteristiche poco adatte all’invecchiamento della popolazione come scarsa accessibilità o distanza dai servizi.

Una leva per aumentare l’offerta

Secondo le istituzioni, il progressivo ricambio generazionale dei prossimi anni potrebbe aprire la strada a interventi di riorganizzazione degli spazi, favorendo una maggiore densità abitativa senza ricorrere a nuova edificazione. L’obiettivo è di promuovere una densificazione definita “di qualità”, capace di integrare nuovi alloggi nei quartieri esistenti senza alterarne l’equilibrio urbanistico e sociale.

A differenza di altri contesti europei, la Svizzera pare orientata a decisioni operative affidate a Cantoni e Comuni, che stanno privilegiando strumenti di incentivazione piuttosto che interventi fiscali o normativi più rigidi. Il tutto con la finalità di accompagnare e non forzare il cambiamento, cercando di rendere più attrattive soluzioni come il trasferimento verso abitazioni più piccole o la riconversione degli immobili esistenti.

Le prime iniziative locali

Alcune città della Svizzera hanno già avviato sperimentazioni concrete in contrasto alla crisi abitativa, per esempio la verifica dei contratti di locazione negli alloggi pubblici avviata a Zurigo che ha individuato numerosi casi di sotto-occupazione. A Losanna, invece, si punta su meccanismi di scambio: famiglie in cerca di spazi più ampi e anziani interessati a soluzioni più funzionali sono messi in relazione per favorire una redistribuzione più efficiente degli alloggi disponibili.

Accanto agli strumenti rivolti direttamente agli occupanti, diverse realtà stanno tentando strategie complementari per aumentare l’offerta senza espandere il territorio urbanizzato. Nei principali agglomerati, la crescita abitativa avviene ormai prevalentemente “verso l’interno”, attraverso la sostituzione di edifici esistenti, l’ampliamento di quartieri già costruiti e la riconversione di aree industriali o commerciali dismesse.

A Zurigo, per esempio, grandi operazioni di riqualificazione urbana hanno trasformato ex zone ferroviarie e produttive in quartieri a uso misto, combinando abitazioni, servizi e spazi pubblici. Parallelamente, alcune politiche puntano a intervenire su altre tipologie di spazi sottoutilizzati tra cui le superfici per uffici, una risposta alla trasformazione del mercato del lavoro e alla crescente diffusione del lavoro a distanza.

LEGGI ANCHE: Svizzera, abolito il valore locativo: cambia il sistema fiscale per i proprietari di casa

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Giorgia gambino
Giorgia Gambino
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Classe 1997, ho due lauree in lingue e letterature moderne, un master di primo livello in giornalismo 3.0 e una incrollabile testardaggine, tutti quanti ottenuti con il massimo dei voti. Appassionata di scrittura dall’età di 7 anni e giornalista pubblicista dal 2021, ho contribuito a costruire “Nos Alpes” dalle basi, crescendo giorno dopo giorno e imparando a essere migliore assieme a lui. Nel tempo libero che mi sforzo di ritagliare coltivo alcune delle mie frivole passioni, tra cui il rosa e i dolci, lo shopping e il make up, ma soprattutto i miei racconti.

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