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    Home » Articoli » Alghe nel Po a Torino, il caldo anticipa la diffusione, rimozione da giovedì 11 giugno
    Ambiente e territorio

    Alghe nel Po a Torino, il caldo anticipa la diffusione, rimozione da giovedì 11 giugno

    Redazione / RédactionRedazione / Rédaction10 Giugno 2026
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    L'alga Elodea recuperata nel Po, nel tratto di Torino, come rilevata nel 2022 (c) Arpa Piemonte
    L'alga Elodea recuperata nel Po, nel tratto di Torino, come rilevata nel 2022 (c) Arpa Piemonte

    Il fenomeno di diffusione delle alghe nel tratto di fiume Po nella città di Torino, che quest’anno si è manifestato con settimane di anticipo, favorito dal caldo anomalo e dal livello più basso dell’acqua.

    Dall’11 giugno il Comune avvierà un intervento di rimozione nel tratto tra la darsena del Fioccardo e la Gran Madre, dove le piante acquatiche stanno rallentando la corrente e modificando il paesaggio fluviale. Le alghe andranno poi a generare compost, a cura della società Amiat, che gestisce i rifiuti della città.

    Un fenomeno ricorrente, ma più precoce

    Nel tratto torinese del Po la presenza di alghe e piante acquatiche non è una novità. Ogni anno, con l’aumento delle temperature e la riduzione della portata, il fiume offre condizioni favorevoli alla crescita della vegetazione sommersa. Nel 2026, però, il fenomeno si è sviluppato prima del previsto.

    Le chiazze verdi sono comparse già tra la fine di maggio e l’inizio di giugno. Secondo i monitoraggi di Arpa Piemonte, il livello del Po era sceso da 68 centimetri il 24 maggio a 57 centimetri il 30 maggio. Acqua più bassa significa corrente più lenta, e quindi un ambiente più adatto alla proliferazione delle piante.

    Per affrontare la situazione, dall’11 giugno una imbarcazione di servizio risalirà il Po con un “ragno”, un braccio meccanico dotato di un artiglio metallico. L’intervento durerà sette-dieci giorni e interesserà il tratto compreso tra la darsena del Fioccardo e la Gran Madre.

    Le alghe rimosse saranno depositate sulla banchina dei Murazzi e poi raccolte da Amiat. Il materiale vegetale non sarà ributtato in acqua, perché i frammenti potrebbero favorire nuove colonizzazioni più a valle. La rimozione deve quindi essere mirata e controllata.

    Le cause della proliferazione

    Il fenomeno è legato all’andamento climatico degli ultimi mesi. Le temperature elevate registrate tra la primavera e l’inizio di giugno, insieme alle precipitazioni inferiori alla media, hanno ridotto il livello del fiume e la velocità della corrente.

    In queste condizioni le piante acquatiche crescono più rapidamente. Anche la disponibilità di nutrienti può favorire la proliferazione, ma la presenza di alghe non indica automaticamente un peggioramento della qualità dell’acqua. Quando però gli ammassi diventano estesi possono incidere sull’ossigenazione, trattenere rifiuti e ostacolare la fauna acquatica.

    Gli effetti sono visibili in diversi punti del corso d’acqua. Le alghe rallentano il movimento dell’acqua, modificano il paesaggio e rendono più complessa la navigazione. I circoli remieri hanno segnalato difficoltà negli allenamenti, con remi e imbarcazioni che si impigliano nella vegetazione sommersa.

    Il ruolo dell’elodea, specie invasiva del Nord America

    Tra le specie presenti c’è anche l’Elodea nuttallii, pianta acquatica esotica e invasiva originaria del Nord America. Arpa Piemonte aveva già segnalato nel 2022 la presenza massiccia di questa specie nel tratto cittadino del Po, spiegando che predilige acque calme, calde e poco profonde.

    La città ha attivato una collaborazione con Enea, Arpa Piemonte, Regione Piemonte, Città Metropolitana, Parco del Po, Amiat e Università di Torino per capire dove l’elodea cresce di più e come contenerla. Per il 2027 si sta valutando una rimozione precoce, già nel mese di aprile, considerato che proprio questa pianta è la prima a svilupparsi.

    Il caso del Po torinese mostra come il cambiamento climatico stia modificando anche i corsi d’acqua urbani. Le fasi asciutte più lunghe, alternate a piogge concentrate in episodi intensi, rendono più frequenti fenomeni che in passato erano considerati eccezionali.

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