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    Home » Articoli » Referendum Svizzera, bocciato il tetto a 10 milioni, approvata la riforma servizio civile
    Politica

    Referendum Svizzera, bocciato il tetto a 10 milioni, approvata la riforma servizio civile

    Enrico MartialEnrico Martial15 Giugno 2026
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    Un extrait de la présentation du référendum en vidéo (c) Conseil fédéral, bureau de presse
    Un extrait de la présentation du référendum en vidéo (c) Conseil fédéral, bureau de presse
    abbonati a nos alpes 2026

    In Svizzera i referendum di domenica 14 giugno 2026 su immigrazione e servizio civile hanno dato due risultati diversi: gli elettori hanno respinto l’iniziativa dell’Udc contro una “Svizzera da 10 milioni” e approvato una stretta sull’accesso al servizio civile.

    La proposta per limitare la popolazione residente è stata bocciata dal 54,8 per cento dei votanti e dalla maggioranza dei cantoni, mentre la riforma del servizio civile è passata con il 52,5 per cento dei sì.

    Il referendum sull’immigrazione

    L’iniziativa popolare dell’Udc, presentata con il titolo “No a una Svizzera da 10 milioni” e definita anche “iniziativa per la sostenibilità”, chiedeva di fissare un limite alla popolazione residente in Svizzera entro il 2050. Il testo prevedeva che il Consiglio federale e il parlamento intervenissero già al superamento dei 9,5 milioni di abitanti, soprattutto riducendo l’immigrazione.

    Se queste misure non fossero bastate, Berna avrebbe dovuto denunciare alcuni trattati internazionali, compreso l’accordo sulla libera circolazione delle persone con l’Unione europea. Il governo federale, il parlamento e quasi tutti i partiti si erano opposti all’iniziativa, avvertendo sui rischi per i rapporti con Bruxelles e per settori già in difficoltà, come la sanità.

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    La presentazione grafica del risultato (c) Conseil Fédéral bureau de presse

    Il voto nei cantoni

    Il testo è stato respinto dal 54,8 per cento dei votanti. Hanno votato contro 1.808.916 persone, mentre 1.492.603 lo hanno sostenuto. La partecipazione è stata del 58,9 per cento. Nel sistema svizzero, per essere approvata un’iniziativa popolare deve ottenere la doppia maggioranza: quella del popolo e quella dei cantoni. In questo caso la maggioranza dei cantoni, 13 su 23, ha respinto la proposta.

    Il no è stato netto nella Svizzera francese. Neuchâtel ha respinto l’iniziativa con il 67,2 per cento, Ginevra con il 65,4 per cento e Vaud con il 64,4 per cento. Anche Giura, Friburgo e Vallese hanno votato no, rispettivamente con il 59,9, il 54,8 e il 52,7 per cento. Tra i cantoni più popolosi, Zurigo ha bocciato il testo con il 60 per cento e Berna con il 55,4 per cento.

    Il divario tra città e campagna

    Ogni referendum in Svizzera è un’occasione per comprendere le linee di divisione, che a volte sono di aree storiche e linguistiche, altre volte sociali o territoriali. Secondo molti osservatori, ll risultato mostra un divario tra aree urbane e rurali. Infatti, Le grandi città hanno respinto l’iniziativa, anche nei cantoni dove il sì è stato più forte: proprio dove la presenza di popolazione non originaira è maggiore, e si tratta spesso anche di lavoratori qualificati. A San Gallo, per esempio, la città ha votato no con il 68 per cento, mentre il cantone ha approvato il testo con il 53,7 per cento.

    Nella Svizzera centrale alcuni cantoni hanno invece sostenuto chiaramente l’iniziativa. Svitto ha votato sì con il 63,1 per cento e Appenzello Interno con il 65,9 per cento. Hanno approvato il testo anche Uri, Glarona e Nidvaldo, rispettivamente con il 59,9, il 58,6 e il 58,3 per cento. Il sì è stato più debole in Argovia, Sciaffusa, Soletta e Ticino, dove ha raggiunto il 50,6 per cento.

    Il referendum sul servizio civile

    Nel secondo referendum gli elettori svizzeri hanno approvato una riforma che rende più difficile l’accesso al servizio civile. Il testo è passato con il 52,5 per cento dei voti, riportando il servizio civile a una condizione più vicina all’eccezione rispetto al servizio militare obbligatorio.

    La riforma introduce sei misure. Il servizio civile durerà 150 giorni e i soldati che avranno completato il servizio militare non potranno più passare al servizio civile. Gli obblighi saranno uguali per tutti, compresi i quadri. Saranno inoltre vietati gli impieghi che richiedono studi di medicina, e le persone già soggette all’obbligo dovranno svolgere un periodo di servizio ogni anno fino al completamento dei giorni previsti.

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    La presentazione grafica del risultato (c) Conseil Fédéral bureau de presse

    Le divisioni sul servizio civile

    Il voto sul servizio civile ha mostrate una divisione storico-linguustica, ma anche sulla posizione delle città. Ginevra ha respinto la riforma con il 56,2 per cento, Vaud con il 53,8 per cento, Neuchâtel con il 55,9 per cento e Giura con il 60,7 per cento. Tra i cantoni di lingua tedesca, Basilea Città ha votato no con il 62 per cento e Zurigo ha respinto il testo di misura.

    Con l’approvazione della riforma, chi presenterà domanda di ammissione al servizio civile prima o durante la scuola reclute dovrà svolgere il periodo lungo già dall’anno successivo all’ammissione. Il risultato rafforza l’impostazione sostenuta dal governo federale, che considera il servizio militare l’obbligo principale previsto dalla costituzione per gli uomini svizzeri.

    LEGGI ANCHE: Referendum in Svizzera il 14 giugno 2026: “Niente Svizzera a 10 milioni” e servizio civile

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    Direttore di Nos Alpes, giornalista. Ha collaborato in tempi diversi con varie riviste e giornali, da Il Mulino a Limes, da Formiche a Start Magazine.

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