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    Home » Articoli » Salone del Libro di montagna di Passy 2026: le parole di Michel Moriceau
    Cultura e patrimonio

    Salone del Libro di montagna di Passy 2026: le parole di Michel Moriceau

    Michel MoriceauMichel Moriceau6 Agosto 2026
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    Le jeune lapin qui lit, tiré de l'affiche 2026 du Salon de Passy, par Clélie Tobé
    Le jeune lapin qui lit, tiré de l'affiche 2026 du Salon de Passy, par Clélie Tobé

    Salone del Libro di montagna di Passy 2026: Michel Moriceau sottolinea il ruolo dei paesaggi e le turbolenze che scuotono la montagna


    La 36ª edizione del Salone Internazionale del Libro di Passy si apre sulle montagne del mondo, dove il visibile e il vivente si intrecciano, dove lo sguardo si posa su luoghi insoliti, prospettive sorprendenti, orizzonti misteriosi. Nell’intimità di un ambiente che li affascina, gli autori condividono le loro emozioni, i loro stupori ma anche le loro preoccupazioni di fronte ai mutamenti di una natura selvaggia e grandiosa che li colpisce per la sua semplice bellezza ma li stupisce anche con i suoi umori imprevedibili.

    La montagna offre uno spettacolo. Invita a toccarla, ad assaporarne i sapori, a sentirne i profumi. Permette di ascoltare il silenzio delle vette. Infine, stimola l’immaginazione ma rimanda immediatamente alla realtà di uno spazio un tempo spaventoso, oggi stravolto dal riscaldamento globale, dal ripetersi delle catastrofi e dalle conseguenze di una febbre edilizia che ha spezzato fragili equilibri sacrificati in nome della modernità.

    Queste «terre sagge» sono oggi sconvolte da turbolenze. La loro immacolata conservazione, decantata nei cataloghi, è in realtà la facciata di un miscuglio di cemento, vetro e acciaio. I libri illustrati cancellano i tralicci e le piste di atterraggio, le rotatorie, i palazzi dalle camere fredde.

    I consumatori assetati di aria aperta fuggono dal trambusto delle città. Si accalcano in una o nell’altra di queste radiosi centri dove, sulla neve, rinasce una società urbana impaziente di farsi notare, di scivolare sulle piste nere senza guardare oltre le punte degli sci: indifferenza o negligenza di fronte a questi scenari sontuosi, strani o monotoni, che si estendono tra la terra e il cielo!

    Eppure sono proprio questi i quadri di una mostra permanente dai colori che seguono il ritmo delle stagioni. Sono le opere di una natura ispirata che hanno una storia e trasmettono emozioni. E sono luoghi offerti per soddisfare le esigenze delle popolazioni locali e accaparrati dai turisti.

    Sono paesaggi che uniscono geografia ed estetica, ecologia ed economia. Sono spazi in movimento, che si adattano e si trasformano. Vivono, sono un rifugio per la fauna e la flora. Ma sono anche preda di uomini e donne che li immortalano su carta fotografica, li bramano per profitto, li deturpano durante le vacanze, li profanano nel nome dell’avventura. I loro contorni si attenuano, il loro patrimonio è minacciato, le tradizioni che ne costituivano l’anima resistono nei racconti, nelle fiabe e nelle leggende. Vivono per l’eternità.

    Jacques Perret, presidente onorario della presente edizione, sottolinea, nelle sue opere, il fascino esercitato sugli alpinisti, sugli scrittori e sugli artisti che hanno descritto il Monte Bianco e la sua valle prima dell’era dell’inquinamento. Gli anni sono trascorsi e l’erba si ricopre di fiocchi di neve, ma anche di sale sull’asfalto.

    I fotografi testimoniano una rivoluzione estetica e patrimoniale che sperpera l’eredità comune dell’umanità: i siti sono deturpati, le specie minacciate, l’habitat sconvolto…

    Ridisegnati secondo il gusto dei tempi d’oro «perché fa bella figura e porta soldi!», i paesaggi soffrono nel sopportare il caldo, la folla in stagione, i danni da riparare. Ne subiscono le conseguenze.

    Non è certo per mancanza di avvertimenti sulle belle imprudenze di una civiltà del piacere immediato.

    Già a metà del secolo scorso Samivel risvegliava le coscienze di fronte alla deformazione del sublime, spinto in una scivolata sfrenata verso un futuro inquietante. Più vicino a noi, alcuni autori misurano i limiti di un sovrasfruttamento della montagna e ci invitano a inventare un futuro sereno, più rispettoso di ciò che ci circonda.

    Uomini e donne alla ricerca dell’autenticità ripercorrono la storia dell’agro-pastoralismo. Propongono nuove forme di manutenzione e salvaguardia degli alpeggi, delle steppe, delle terre lontane.

    I libri vagano lungo i sentieri della speranza, sui versanti intimi di coloro che condividono un ideale di purezza, ci affidano i loro erbari e contemplano i mari di nuvole con un senso di felicità e pienezza…..

    È ancora possibile trovare il passaggio verso territori ancora intatti dove soffia, sul cammino degli umili, un vento di saggezza e sincerità.

    Esistono luoghi d’eccezione, di silenzio e di spoglia semplicità, da non «rovinare» con le follie di investitori dall’appetito singolare… Il libro propone il futuro dei paesaggi. Rafforza il piacere della contemplazione.

    LEGGI ANCHE: Salon du livre de montagne di Passy 2026, dal 7 al 9 agosto, sui paesaggi viventi

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    Michel moriceau
    Michel Moriceau

    Michel Moriceau è uno degli animatori del Salone Internazionale del Libro di Montagna di Passy. È presidente del Consiglio di sorveglianza degli Ospedali del Pays du Mont-Blanc, Cavaliere della Legion d'Onore, amministratore della FACIM (Fondazione per l'azione culturale internazionale in montagna) e dell'Association pour la qualité de vie au travail des professionnels de santé. È autore di La vie en parenthèses (1999), Valeur Refuge (2017) La vie suspendue (2019), La vie entre les lignes (2024), e anche di Traces de vie, La vie pharisienne, Opera bouffe, La vie en vrac.

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    ISSN 3103-8565
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