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Home » Articoli » Pelagos, il santuario marino che unisce tre Paesi per proteggere i cetacei
Nos Alpes alla scoperta…

Pelagos, il santuario marino che unisce tre Paesi per proteggere i cetacei

Giorgia GambinoGiorgia Gambino29 Agosto 2026
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Due delfini del Sanruario Pelagos, Deux dauphins du Sanctuaire Pelagos (c) Public domain, Jessica Redfern, Wikimedia Commons
Due delfini del Sanruario Pelagos, Deux dauphins du Sanctuaire Pelagos (c) Public domain, Jessica Redfern, Wikimedia Commons

Guardandolo su una carta geografica, il Santuario Pelagos non segue i confini politici ma si configura quale area marina transfrontaliera che attraversa le acque di Italia, Francia e Principato di Monaco. Proprio la sua natura ecosistemica di un unico grande ambiente marino e la continuità ecologica che questo implica rendono necessario un coordinamento che superi le frontiere per proteggere i mammiferi marini e gli ambienti nei quali vivono.

Esso occupa una superficie pari a circa 87.500 chilometri quadrati e si sviluppa per 2.022 chilometri lungo le coste dei tre Paesi, comprendendo una parte del Golfo del Leone, l’intero Mar Ligure e una porzione del Mar Tirreno settentrionale. Considerando anche la Corsica, il nord della Sardegna e numerose isole minori, il suo territorio arriva a interessare complessivamente 241 comuni costieri, di cui 129 francesi, 111 italiani e uno monegasco.

La mappa del Santuario Pelagos (c) Hélène Labach - MIRACETI, M. Costa - Tethys, Vincent Jacques - Drone de Regard
La mappa del Santuario Pelagos (c) Hélène Labach – MIRACETI, M. Costa – Tethys, Vincent Jacques – Drone de Regard

Perché proprio questo tratto transfrontaliero del Mar Mediterraneo?

Le acque del Mar Mediterraneo nord-occidentale sono particolarmente produttive e offrono una notevole disponibilità di alimenti, creando condizioni favorevoli alla presenza di numerose specie di cetacei. Qui le dinamiche marine, la morfologia dei fondali e la disponibilità di prede contribuiscono a creare habitat utilizzati durante diverse fasi della vita degli animali.

Per tale ragione il Santuario Pelagos va pensato come un ecosistema complesso, nel quale la presenza dei grandi mammiferi è legata all’equilibrio dell’intera rete alimentare. La particolare ricchezza biologica dell’area è stata riconosciuta anche a livello internazionale, quando esso è stato inserito nella lista delle Aree Specialmente Protette di Importanza Mediterranea (ASPIM) nell’ambito della Convenzione di Barcellona.

Una balenottera comune (c) CC BY-SA 3.0, Jose Antonio, Wikimedia Commons
Una balenottera comune (c) CC BY-SA 3.0, Jose Antonio, Wikimedia Commons

Dall’idea degli anni Novanta all’accordo internazionale

L’idea di creare un santuario ai mammiferi marini nasce alla fine del Novecento, grazie al lavoro di ricercatori e organizzazioni ambientaliste che documentano la concentrazione in loco di cetacei e le minacce alle quali sono sottoposti. Nel 1990 l’Istituto Tethys elabora il “Progetto Pelagos”, il quale propone la costituzione di una area di protezione fondata sulla ricchezza biologica e sull’importanza scientifica della regione.

Alcuni anni più tardi, dopo la sottoscrizione nel 1993 di una dichiarazione comune tra Francia, Italia e Principato di Monaco, il 25 novembre 1999 i tre Paesi firmano a Roma l’”Accordo Pelagos”. A seguito delle dovute ratifiche nazionali, esso entra ufficialmente in vigore il successivo 21 febbraio 2002, anche se nel novembre 2001 esso è già stato inserito nella già citata lista della Convenzione di Barcellona.

Due globicefali (c) CC BY-SA 3.0, Dirk Klaus, Wikimedia Commons
Due globicefali (c) CC BY-SA 3.0, Dirk Klaus, Wikimedia Commons

Un mare abitato dai cetacei

Ma quali animali ospita dunque il Santuario Pelagos?

Anzitutto, nella vasta area transfrontaliera coinvolta non è raro incontrare una balenottera comune, il più grande animale che si possa osservare con regolarità nel Mediterraneo dopo la balenottera azzurra. Minacciata dalla sottopopolazione mediterranea e dunque considerata in pericolo, essa può superare i 20 metri di lunghezza e trascorrere diversi minuti sott’acqua prima di tornare in superficie.

Nelle acque più profonde, tra zone di scarpata continentale e fondali, si incontra anche il capodoglio, il più grande degli odontoceti, capace di immergersi a oltre 2 mila metri alla ricerca di prede. La foca monaca mediterranea, invece, è molto più rara e la sua presenza nella zona è occasionale, perciò la sua osservazione rappresenta un evento decisamente meno comune rispetto a quella dei cetacei.

Altre presenze caratteristiche sono lo zifio, il globicefalo e il grampo, mentre nelle acque del Santuario vivono anche tursiopi, delfini comuni e stenelle striate, queste ultime individuabili in gruppi numerosi vicino alle imbarcazioni.

Una stenella striata (c) CC BY-SA 4.0, Wanax01, Wikimedia Commons
Una stenella striata (c) CC BY-SA 4.0, Wanax01, Wikimedia Commons

Non soltanto balene: un ecosistema da proteggere

Il valore del Santuario Pelagos dipende peraltro dalla varietà degli ambienti marini compresi nei suoi confini, tra cui acque costiere, aree pelagiche, fondali profondi, scarpate e canyon sottomarini. Ne risulta che la tutela dei cetacei non possa prescindere dalla protezione degli habitat in cui essi vivono, spesse volte afflitti da cambiamenti nella disponibilità di prede, inquinamento o rumore umano.

Le coste sono difatti densamente abitate e il traffico marittimo, la pesca, la navigazione da diporto, il turismo e le altre attività economiche esercitano pressioni differenti sull’ambiente. Per i cetacei una minaccia evidente è rappresentata dalle collisioni con le imbarcazioni, mentre per altre specie assumono importanza le catture negli attrezzi da pesca o l’inquinamento acustico che può interferire con l’ecolocalizzazione.

Di qui la necessità, tramite azioni armonizzate tra i tre Paesi, di contrastare le diverse forme di disturbo e mortalità legate alle attività umane, anche attraverso ricerca scientifica, monitoraggio e coordinazione.

Le escursioni guidate nel Santuario Pelagos (c) CC BY-SA 4.0, Animalculum, Wikimedia Commons
Le escursioni guidate nel Santuario Pelagos (c) CC BY-SA 4.0, Animalculum, Wikimedia Commons

Dalla ricerca all’osservazione in mare

Il Santuario Pelagos è dunque anche un luogo di ricerca scientifica, nel quale campagne di monitoraggio permettono di comprendere dove si concentrano le diverse specie, quali habitat utilizzano e come cambiano le loro popolazioni. 

Nel corso degli anni sono nate iniziative dedicate all’osservazione dei cetacei e alla sensibilizzazione del pubblico, tra le quali spicca la creazione nel 1986 dell’Istituto Tethys. Esso si occupa di salvaguardia, cura e studio dei cetacei e dell’ambiente marino, identificando singolarmente gli esemplari attraverso fotografie o filmati poi custoditi in una banca dati europea. 

Tale area è peraltro meta, soprattutto lungo la stagione estiva, di visite guidate e crociere in barca alla scoperta dell’ambiente marino e dei suoi abitanti al fianco di biologi marini ed esperti del settore. Esistono inoltre numerosi operatori privati, con base nei porti delle coste liguri, della Costa Azzurra e di Monaco, che organizzano escursioni all’interno della zona protetta.

LEGGI ANCHE: I Calanchi di Marsiglia, la costa tra roccia e Mar Mediterraneo

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Giorgia gambino
Giorgia Gambino
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Classe 1997, ho due lauree in lingue e letterature moderne, un master di primo livello in giornalismo 3.0 e una incrollabile testardaggine, tutti quanti ottenuti con il massimo dei voti. Appassionata di scrittura dall’età di 7 anni e giornalista pubblicista dal 2021, ho contribuito a costruire “Nos Alpes” dalle basi, crescendo giorno dopo giorno e imparando a essere migliore assieme a lui. Nel tempo libero che mi sforzo di ritagliare coltivo alcune delle mie frivole passioni, tra cui il rosa e i dolci, lo shopping e il make up, ma soprattutto i miei racconti.

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