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    Home » Articoli » Simposio sulla Svizzera plurilingue, salvare il francese e la seconda lingua confederale
    Scuola e università

    Simposio sulla Svizzera plurilingue, salvare il francese e la seconda lingua confederale

    Enrico MartialEnrico Martial2 Settembre 2026
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    Elisabeth Baume Schneider, responsabile del Dipartimento federale dell’interno al Simposio di Berna sulla Svizzera plurilingue (c) DFI Consiglio federale
    Elisabeth Baume-Schneider, responsabile del Dipartimento federale dell’interno al Simposio di Berna sulla Svizzera plurilingue (c) DFI Consiglio federale

    Il primo Simposio «Per una Svizzera veramente plurilingue» è stato organizzato il 27 agosto a Berna, alla Haute école spécialisée, dal Forum du bilinguisme.

    C’erano sono riunite più di duecento persone provenienti dalla politica, dall’amministrazione, dalla scuola, dall’economia, dai media e dalla cultura per parlare del modello linguistico svizzero e, in fondo, di identità nazionale.

    L’idea era di preparare una serie di raccomandazioni in vista in un manifesto da diffondere nel 2027.

    Quattro lingue nazionali in Svizzera

    Negli interventi e negli atelier organizzati nella sede della Haute école spécialisée bernoise (BFH – Berner Fachhochschule), proprio vicino al Palazzo federale, si sono ascoltati interventi nelle quattro lingue della Svizzera, francese, tedesco, italiano e romancio. L’evento si è svolto in occasione dei trent’anni del Forum du bilinguisme, nato a Bienne come associazione nel 1996: in quegli anni la città si dotava di uno statuto bilingue.

    Si è parlato di insegnamento scolastico, delle lingue nell’economia e nei media, delle conseguenze dell’intelligenza artificiale, di formazione, di scambi tra regioni linguistiche. Per la Svizzera è una questione centrale, anche sul piano politico: il plurilinguismo come pratica quotidiana e non soltanto come principio formale.

    Il presidente del governo di Berna, Pierre Alain Schnegg, ha detto che «non impariamo una lingua per padroneggiarne la grammatica, ma per parlarla». La consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider, responsabile del Dipartimento federale dell’interno (che ha competenza federale sul tema), ha ribadito l’impegno del Consiglio federale a sostegno delle lingue nazionali. Per Baume-Schneider l’apprendimento di una seconda lingua nazionale durante la scuola primaria è un elemento chiave della politica linguistica (che è poi politica in senso proprio) della Confederazione.

    Alcuni cantoni germanofoni tolgono il francese dalla scuola primaria

    Il simposio si è tenuto mentre diversi cantoni germanofoni stanno rimettendo in discussione l’insegnamento precoce del francese. Negli ultimi due anni alcune iniziative politiche e decisioni nei cantoni di Zurigo, San Gallo, Appenzello Esterno, Sciaffusa e Svitto hanno chiesto o avviato la cessazione dell’insegnamento della seconda lingua nazionale (cioè il francese per lo più) nella scuola primaria e il suo mantenimento solo a livello di scuola secondaria.

    Il 19 settembre 2025 il Consiglio federale è dovuto intervenire e ha detto che l’abbandono del modello concordato tra i cantoni (HarmoS del 2007) – che prevede appunto l’insegnamento della seconda lingua nazionale già nella primaria – potrebbe mettere a rischio “l’armonizzazione della scuola obbligatoria“. Il Dipartimento federale dell’interno, con a capo Baume-Schneider, sta dunque preparando una modifica legislativa federale a protezione dell’insegnamento plurilingue nella primaria.

    La consultazione sulla proposta legislativa, come avviene in Svizzera, è stata avviata il 12 giugno 2026 e si concluderà il 5 ottobre.

    Una prima variante propone di inserire nella legge federale il modello attuale: due lingue ulteriori durante la scuola primaria, una lingua nazionale svizzera e l’inglese. Una seconda variante non parla di altre lingue e prevede la seconda lingua nazionale svizzera nella primaria e la prosecuzione del suo insegnamento fino alla fine della prima parte del livello secondario. I cantoni possono poi organizzarsi in autonomia per ulteriori aspetti del programma scolastico.

    L’intervento della Confederazione resta però in qualche modo legato alle prossime decisioni cantonali. Se i cantoni manterranno gli accordi attuali il Consiglio federale rinuncerà a presentare la modifica della legge al parlamento. Se invece l’accordo dovesse venir meno, Berna potrà richiamarsi all’articolo 62 della Costituzione, che prevede un intervento federale quando i cantoni non riescono ad armonizzare alcuni elementi fondamentali della scuola obbligatoria.

    Un compromesso del 2004 e il Concordato HarmoS del 2007

    La questione, con la sua portata politica e di coesione federale è già stata oggetto di dibattito. Il 25 marzo 2004 la Conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione trovò appunto un compromesso dopo una fase di forti contrasti sull’età scolare d’introduzione delle lingue.

    Il documento approvato nel 2004 prevedeva che entro l’anno scolastico 2012-2013 tutti i cantoni introducessero nella scuola primaria due lingue, una seconda lingua nazionale e l’inglese. La prima doveva essere insegnata al più tardi dalla terza primaria e la seconda dalla quinta, mentre l’ordine d’introduzione veniva coordinato su base regionale. Nei cantoni romandi si cominciò generalmente con il tedesco; nella Svizzera centrale e orientale, invece, con l’inglese, mentre in altri cantoni germanofoni il francese precede l’inglese. Il compromesso non pose fine al confronto sull’ordine e sull’età d’introduzione delle lingue.

    il concordato HarmoS, adottato nel 2007 ed entrato in vigore nel 2009, trasformò poi quei principi in un accordo intercantonale vincolante per i cantoni che vi hanno aderito. L’articolo 4 del Concordato stabilisce che una seconda lingua nazionale e l’inglese siano insegnati nella scuola primaria e che la prima lingua straniera cominci al più tardi entro il quinto anno HarmoS e la seconda entro il settimo; l’ordine viene coordinato a livello regionale.

    Una nuova battaglia già nel 2016

    Nel 2016, con nuove iniziative nei cantoni germanofoni intese a spostare a l’insegnamento della seconda lingua nazionale dopo la primaria, il Consiglio federale mise in consultazione tre possibili modifiche della legge sulle lingue. Una prevedeva l’inizio della seconda lingua nazionale almeno due anni prima della fine della primaria, una riprendeva integralmente il modello concordato tra i cantoni e una terza si limitava a stabilire che l’insegnamento della seconda lingua nazionale svizzera dovesse cominciare durante la primaria.

    La Confederazione però rinunciò alla battaglia. Il 16 dicembre 2016 il Consiglio federale concluse che non esistevano ancora le condizioni per una regolamentazione federale, ma incaricò il Dipartimento dell’interno di riesaminare la situazione qualora un cantone si fosse allontanato in modo sostanziale dalla soluzione armonizzata.

    Dieci anni dopo, la questione è ancora d’attualità.

    LEGGI ANCHE: Swissness, Swiss Made e croce svizzera, anche il Vaud contro la “Lex On”

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    Direttore di Nos Alpes, giornalista. Ha collaborato in tempi diversi con varie riviste e giornali, da Il Mulino a Limes, da Formiche a Start Magazine.

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