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    Home » Articoli » Rodano in secca, fermato un reattore della centrale nucleare di Saint-Alban (Isère)
    Ambiente e territorio

    Rodano in secca, fermato un reattore della centrale nucleare di Saint-Alban (Isère)

    Roland MartialRoland Martial18 Settembre 2026
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    La centrale nucléaire de Saint-Alban en Isère (c) CC BY SA 4_0 Pilat Oueb Wikimedia Commons
    La centrale nucléaire de Saint-Alban en Isère (c) CC BY SA 4_0 Pilat Oueb Wikimedia Commons

    La bassa portata del Rodano ha costretto EDF, l’operatore elettrico francese, a fermare il reattore 2 della centrale nucleare di Saint-Alban/Saint-Maurice, in Isère, nella notte tra il 16 e il 17 settembre 2026.

    Lo stop, previsto inizialmente per circa nove giorni e deciso per rispettare i limiti sulla temperatura dell’acqua restituita al fiume, giunge dopo l’estate più calda mai registrata in Francia e mostra come caldo, siccità e disponibilità idrica possano incidere sulla produzione elettrica.

    Nel caso del fermo di Saint-Alban non risulta che sia stato attivato il nuovo accordo tra Francia e Svizzera per la gestione coordinata del Rodano nelle fasi di siccità o di piena. L’intesa, firmato nel 2025, consente ai due Paesi di coordinare la regolazione del lago Lemano e dei deflussi verso valle in situazioni di particolare tensione idrica.

    Il reattore 2 fermato alle 3.30 del 17 settembre

    EDF ha comunicato che l’unità di produzione numero 2 è stata disconnessa dalla rete alle 3.30 del 17 settembre. Durante le operazioni di spegnimento il reattore si è arrestato automaticamente attraverso i sistemi di protezione previsti dall’impianto; secondo l’azienda, l’episodio non ha avuto conseguenze sulla sicurezza ed è stato segnalato all’Autorità per la sicurezza nucleare e la radioprotezione, l’ASNR. Il reattore 1 è invece rimasto in funzione.

    Secondo il direttore della centrale, Nicolas Delecroix, citato dal Dauphiné Libéré, al momento dello stop la portata del Rodano era scesa intorno a 250 metri cubi al secondo, contro valori indicati dal giornale tra mille e 1.400 metri cubi al secondo in condizioni ordinarie. La centrale prevede una fermata fino al 26 settembre, che però può protrarsi in funzione delle condizioni meteorologiche e idrologiche.

    Saint-Alban dipende dal fiume

    Saint-Alban/Saint-Maurice dispone di due reattori ad acqua pressurizzata da 1.300 megawatt elettrici ciascuno. A differenza degli impianti dotati di grandi torri di raffreddamento, la centrale utilizza un circuito aperto: l’acqua del Rodano viene prelevata per raffreddare gli impianti e poi restituita direttamente al fiume a una temperatura più alta.

    È questo meccanismo a rendere importante non soltanto la temperatura dell’acqua, ma anche la quantità che scorre nel fiume. A parità di calore da disperdere, una portata abbondante consente una maggiore diluizione dell’acqua riscaldata; quando il flusso diminuisce, invece, l’aumento della temperatura tra monte e valle della centrale diventa più difficile da contenere. Non significa che il reattore sia rimasto senza acqua per il raffreddamento: il problema del 17 settembre riguarda il rispetto dei vincoli ambientali sui rigetti termici, non una perdita delle funzioni di sicurezza.

    Il limite dei tre gradi sul Rodano

    Tra il 16 maggio e il 30 settembre, le prescrizioni applicabili a Saint-Alban stabiliscono che l’aumento medio giornaliero della temperatura del Rodano, dopo il completo mescolamento delle acque, non superi 3 °C e che la temperatura media giornaliera a valle non oltrepassi 28 °C. In determinate condizioni climatiche eccezionali e quando il funzionamento della centrale è richiesto per le necessità della rete elettrica, la normativa consente di arrivare a 29 °C a valle, accompagnando la misura con controlli ambientali rafforzati.

    Il 17 settembre la temperatura del Rodano era, secondo il responsabile dell’impianto, inferiore al limite dei 28 °C. Il fattore decisivo era quindi la portata particolarmente bassa: mantenere entrambi i reattori in produzione avrebbe potuto far superare il limite di tre gradi tra monte e valle.

    Un’estate calda e poco piovosa

    Météo-France ha classificato l’estate 2026 come la più calda registrata in Francia dal 1900, con una temperatura media superiore di 3,6 °C alla norma. Le precipitazioni sono state inferiori di circa il 40 per cento rispetto ai valori normali: è stata la seconda estate meno piovosa osservata dal 1959. Météo-France ha inoltre registrato 53 giorni interessati da ondate di calore e una siccità dei suoli senza precedenti nella media nazionale.

    Poi, tra il 3 e l’8 settembre gran parte della Francia ha attraversato un nuovo episodio con temperature tra quattro e cinque gradi superiori alle medie, mentre il sud ha superato spesso i 35 °C. La combinazione tra evaporazione elevata, precipitazioni insufficienti e lunga durata delle anomalie termiche ha contribuito a mantenere sotto pressione anche i corsi d’acqua.

    Il cambiamento climatico non spiega da solo un singolo arresto

    La decisione di arrestare la struttura deriva da una portata molto bassa del Rodano e dalla necessità di rispettare i limiti termici ambientali. Il livello di un fiume dipende inoltre da numerosi fattori, tra cui precipitazioni, neve, gestione degli invasi, prelievi e condizioni meteorologiche delle settimane e dei mesi precedenti.

    Météo-France considera l’eccezionale estate 2026 strettamente collegata al riscaldamento globale, mentre il ministero francese della transizione ecologica prevede siccità più ricorrenti e potenzialmente più intense con l’aumento delle temperature e dell’evaporazione. Per le centrali collocate sui fiumi, questo significa dover gestire più frequentemente la combinazione tra acque calde e portate ridotte.

    L’accordo franco-svizzero sulla gestione delle acque del Rodano e del Lemano in situazioni di crisi si inserisce in questo contesto.

    Altre interruzioni nell’estate 2026

    Il 25 giugno EDF aveva già ridotto la potenza dell’unità 2 per limitare il riscaldamento del Rodano. Il 9 agosto lo stesso reattore si era arrestato automaticamente e nei giorni successivi era rimasto spento a causa della temperatura del fiume. È tornato sulla rete il 21 agosto, ma dal giorno seguente la sua potenza è stata nuovamente modulata per rispettare i vincoli ambientali.

    Anche il reattore 1 ha subito le conseguenze delle condizioni climatiche: tra il 15 e il 16 agosto RTE, il gestore della rete francese, ne ha chiesto il mantenimento in produzione nell’ambito del dispositivo per le “condizioni climatiche eccezionali”, con potenza adattata e sorveglianza ambientale rafforzata.

    L’impatto sul sistema elettrico è limitato

    Le limitazioni dovute alla temperatura e alla scarsa portata dei fiumi non rappresentano oggi una parte dominante delle perdite di produzione nucleare francese. Secondo EDF, dal 2000 le perdite legate a temperature elevate e basse portate hanno rappresentato in media circa lo 0,3 per cento della produzione annua del parco nucleare.

    Il problema assume però maggiore importanza guardando ai prossimi decenni. RTE stima che entro il 2050 possa aumentare il numero di reattori contemporaneamente interessati da limitazioni durante siccità e ondate di calore, anche se nelle simulazioni le perdite medie annuali di produzione restano nell’ordine di uno o due terawattora, a seconda dello scenario climatico e della configurazione futura del parco.

    Anche la Corte dei conti francese osserva che gli effetti sulla produzione nucleare sono stati finora modesti, ma descrive le indisponibilità legate alle condizioni climatiche come basse ma in crescita e invita EDF e lo stato ad accelerare l’adattamento degli impianti e lo sviluppo di sistemi di raffreddamento più parsimoniosi nell’uso dell’acqua.

    L’acqua come variabile energetica

    Il caso di Saint-Alban mostra un aspetto spesso poco visibile della transizione energetica: anche una fonte elettrica a basse emissioni di carbonio come il nucleare dipende dalle condizioni ambientali del territorio in cui opera. In Francia il raffreddamento delle centrali elettriche comporta grandi prelievi d’acqua, anche se nei sistemi a circuito aperto la maggior parte ritorna ai flussi naturali. Nel 2022 il raffreddamento degli impianti elettrici ha rappresentato 13,2 miliardi di metri cubi di prelievi d’acqua dolce, a fronte di circa 0,4 miliardi di metri cubi effettivamente consumati.

    La questione, quindi, non è soltanto quanta acqua utilizzi una centrale, ma quando è disponibile, a quale temperatura e con quale portata. Con estati più calde e periodi asciutti più lunghi, la gestione del Rodano diventa contemporaneamente un problema ambientale, energetico e di adattamento climatico. Lo stop di Saint-Alban non indica una crisi della sicurezza nucleare, ma rende evidente un vincolo fisico destinato a pesare sempre di più sulla pianificazione del sistema elettrico francese.

    LEGGI ANCHE: Due accordi tra Francia e Svizzera sulla gestione delle acque del Rodano e del Lemano

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    Roland Martial

    Mi piace descrivere le Alpi oltre ai singoli confini degli stati che la circondano. Laureato in scienze politiche e sicurezza internazionale da Sciences Po e dalla George Washington University, mi piace scrivere di economia, politica, e difesa.

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