Il Grand Bivouac di Albertville, in Savoia, non è per nulla un festival di viaggi, ma un modo di vedere il mondo – con tutti i suoi problemi e ricchezze – attraverso il viaggio.
Dal 12 a domenica 18 ottobre ci sono 150 occasioni di scoperta tra cinema documentario, libri, incontri, dibattiti e spettacoli. Sono circa 30 mila presenze nell’arco di una settimana, in una città alpina di poco più di 20 mila abitanti, e su un tema culturale. Bisogna dare un’occhiata al programma per capire.
Fondato nel 2002 da Guy Chaumereuil, giornalista, già direttore di France Bleu Pays de Savoie e figura conosciuta nel mondo della montagna, il Grand Bivouac è cresciuto attorno alla curiosità, alla ricerca, al racconto.
Il festiva parla delle trasformazioni politiche, sociali e ambientali del pianeta, con un contatto diretto tra pubblico, autori e protagonisti dei documentari, con una dimensione umana e personale che si ritrova anche a Passy, al Salon international du livre de montagne.
Sono idee riflessioni sul mondo attuale, oltre a 500 mila ingressi in 25 anni, con 2000 ospiti. E siamo ad Albertville, non a Parigi, Milano o Berlino.
Dall’Iran a Gaza, attraverso cinema e libri
Il Grand Bivouac 2026 porta, sabato 17 ottobre, il documentario Viendra la révolution della regista Pegah Ahangarani e ci sarà un momento dedicato all’Iran – in questi tempi di guerra – con la scacchista franco-iraniana Mitra Hejazipour e il giornalista Pierre Haski.
Venerdì 16 ottobre è in programma Inside Gaza, seguito da un incontro con reporter dedicato al giornalismo sui conflitti armati. Altri film e incontri riguardano l’Afghanistan, l’Africa, l’Asia e l’America Latina: per capirsi su dove vanno a parare al Grand Bivouac, basta guardare i titoli dei film. Raccontano la difesa della lingua quechua nelle Ande peruviane (Runa Simi), la come sopravvivono gli allevatori nomadi durante gli inverni estremi della Mongolia (Iron Winter), la battaglia di una giovane cantante per i diritti delle donne in Kirghizistan (A Free Daughter of Free Kyrgyzstan) e la memoria della guerra d’Algeria attraverso una storia familiare (Le Magma).
Per la letteratura ci sono presentazioni e incontri tra scrittori e giornalisti, con il franco-afghano Atiq Rahimi (Kabuliwalla, c’est moi) – con la romanziera camerunese Hemley Boum (Nos vies sauvages), con la storica belga Marie Peltier (La bataille des récits, dedicato alla disinformazione). Domenica 18 ottobre, Pierre Assouline e Jean Birnbaum discutono del ruolo dei libri di fronte alla semplificazione del dibattito pubblico, mentre Pierre Haski presenta La fin d’un monde, sulle trasformazioni degli equilibri internazionali.
Il venticinquesimo anniversario viene celebrato anche con una serata speciale, Le goût du futur, venerdì 16 ottobre, tra immagini, testimonianze e musica.

Le montagne, dalle Alpi agli altri massicci europei
La montagna mantiene un ruolo particolare nella programmazione, con attenzione alle trasformazioni ambientali, alle comunità d’alta quota e alle esperienze degli altri territori montani.
La Nuit de la montagne, venerdì 16 ottobre, presenta due documentari. Gouille, di Clio Di Giovanni ed Eva Paijens, è ambientato ai piedi del Monte Bianco, tra acque glaciali, paesaggi e cambiamenti ambientali. Alta Quota, di Fabio Mancari, Stefano Scarafia e Giacomo Piumatti, è invece una coproduzione italo-franco-svizzera dedicata alle comunità d’alta quota, alle loro attività e alle prospettive dei territori alpini.
Nella serata ci sarà anche la presentazione di La Rencontre des montagnes d’Europe, del fotografo Hugo Grandcolas, tra i paesaggi e la gente di diverse aree montane d’Europa, quindi non solo Alpi.
Un appuntamento che coinvolge Albertville
Per i giorni del Grand Bivouac, Albertville si trasforma perché molti spazi vengono occupati da presentazioni, film o stand, dal Dôme Théâtre ai cinema, dal Théâtre de Maistre al Village del festival.
Tra l’altro, dal 15 al 18 ottobre, al Village ci sono editori, fotografi, autori, associazioni e operatori culturali, mentre il Salon du livre, organizzato con la Librairie des Bauges, ha gli stand di autori ed editori e uno spazio di presentazioni e di incontri con gli scrittori.
Le Grand Bivouac ha poi un’attività annuale, che coinvolge per esempio le scuole. ha delle formule partecipative: la Caravane du doc coinvolge gli abitanti di Albertville nella scelta e nella proiezione di documentari. L’organizzazione di fonda poi su una grande rete di volontari, che è ereditata dai giochi olimpici di Albertville del 1992, e cha trovato nel Festival una ragione di continuità, e di nuovo coinvolgimento di persone.
Con il venticinquesimo anniversario, Guy Chaumereuil lascerà la presidenza del Grand Bivouac nella primavera del 2027, aprendo una fase di riorganizzazione e di passaggio di consegne per il festival. Ci aveva già provato a lasciare le redini, ma non ci era riuscito.
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