Siamo agli ultimi giorni, fino a domenica 25 ottobre, di FrontDoc, Festival internazionale del cinema di frontiera, che si tiene ad Aosta e in alcune altre località della Valle . Ha messo in piedi 40 proiezioni, 27 film in concorso e 15 anteprime italiane e internazionali, e poi incontri con gli autori, concerti, mostre e attività di formazione.
Il festival è iniziato il 18 ottobre e quest’anno ha aggiunto altri luoghi, allo Spazio Plus di Aosta. Gli appuntamenti coinvolgono biblioteche, locali, spazi associativi e luoghi di incontro, con iniziative anche a Jovençan e Saint-Vincent.
Il tema di FrontDoc è la frontiera, ma non solo come confine fisico. Si ritrova nelle storie di migrazione, nelle differenze culturali e sociali, nei rapporti fra le persone, e nei modi di fare cinema, dove documentario, finzione e sperimentazione possono incontrarsi.
Per questa edizione sono stati selezionati 27 film, suddivisi in lungometraggi, cortometraggi e F(r)iction, fra oltre 700 opere provenienti da più di 100 Paesi.
Nel 2026, ecco la Svizzera
Una delle novità di FrontDoc 2026 è la collaborazione con Swiss Films, l’agenzia nazionale per la promozione del cinema svizzero. Con Presenze svizzere ci sono cinque film in concorso, quattro produttori elvetici agli incontri professionali del festival e il regista svizzero-canadese Peter Mettler, ospite d’onore.
Mettler è stato ad Aosta giovedì 22 ottobre per una masterclass e un incontro con il pubblico. Il festival propone inoltre la proiezione integrale del suo While the Green Grass Grows: A Diary in Seven Parts, un’opera di sette ore, nella quale il regista unisce la vicenda della propria famiglia con il senso della memoria, della perdita e con il tempo che passa.
La dimensione di frontiera viene anche da Nos pas brûlent la nuit, documentario di Manon Ott e Grégory Cohen, una coproduzione franco-italiana del 2026. Ci si trova a Ventimiglia, nelle vicende delle migrazioni, con le esperienze di chi passa il confine e che aiuta i migranti.
La collaborazione con la Svizzera riguarda anche gli incontri professionali, in particolare nella giornata Industry, con scambi e discussioni fra produttori italiani, svizzeri e operatori del settore valdostano.

I prossimi giorni, tra cinema, musica e premiazioni
Venerdì 23 ottobre alle 17.30 alla Biblioteca regionale di Aosta, sia apre la mostra Semi di follia, di Michelangelo Buffa. Curata da Ilaria Pezone racconta i suoi cinquant’anni di attività, dai film in 8 millimetri al video, e resterà aperta fino al 5 novembre.
Alla sera, Celtic Utopia, un documentario di Dennis Harvey e Lars Lovén, raconterà della musica irlandese e del suo ruolo nella vita culturale e sociale del Paese. Seguirà della musica, con il concerto di Francesco “Fry” Moneti, violinista dei Modena City Ramblers, insieme al cantautore Michele “Mud” Negrini.
Sabato 24 ottobre è in programma Il cinema a occhi chiusi, con la presentazione del podcast Frammenti di popoli scomparsi di Alexine Dayné, che affida il racconto alle voci, ai suoni e all’immaginazione.
Alle 21 si terrà la cerimonia di premiazione dei film in concorso, accompagnata dalla proiezione delle opere vincitrici e da una degustazione di birre artigianali valdostane. La serata proseguirà con il DJ set di Eva Poles, già voce dei Prozac+.
Domenica 25 ottobre, cinque film sulla Valle d’Aosta e sulla montagna
La giornata conclusiva sarà per la produzione cinematografica valdostana, con cinque opere della sezione Made in Valle d’Aosta, allo Spazio Plus a partire dalle 16.30.

Parleaz è un un cortometraggio di sei giovani autori valdostani sotto la guida del regista Joseph Péaquin. È storia di memoria, emigrazione e identità, tra spopolamento della montagna e la voglia di far vivere le comunità. Iniziato come semplice iniziativa formazione ai media dell’Union de la Presse Francophone, è diventato un corto da vedere, che ha trovato sostegno nella Film Commission Vallée d’Aoste, nella Fondation Chanoux e nell’Alliance Française de la Vallée d’Aoste.
Courma et Courmayeur di Elettra Gallone osserva il paese dell’alta Valdigne e del Monte Bianco attraverso le sue due dimensioni, che si ritrovano nei due nomi, quella turistica “milanese” e quella tradizionale di chi ci vive.
Con Renzino, Pietro Taldo segue il percorso di un personaggio molto noto in Valle d’Aosta, di una vita sulle montagne, legata ai luoghi, alla comunità, e alla storia delle persone. Averno di Filippo Maria Pontiggia è invece un lavoro sperimentale nei Campi Flegrei, con il paesaggio vulcanico, forme e colori particolari.
L’ultimo appuntamento del festival, domenica alle 21, sarà l’incontro Quale montagna ci resta?, con l’alpinista Hervé Barmasse e lo scrittore e alpinista Enrico Camanni, organizzato in collaborazione con Cervino CineMountain.
Seguirà la proiezione di Barren Lands – Terre aride, documentario di Barmasse girato nel nord-ovest del Kenya. Il film racconta della scarsità d’acqua e della crisi climatica con gli impatti sulla vita delle comunità di pastori.
Realtà virtuale, mostre e formazione
A fianco del programma cinema, FrontDoc si occupa di sperimentazione e formazione. La sezione Spazio X, curata da Filippo Maria Pontiggia, presenta sette opere di realtà virtuale, sette cortometraggi sperimentali e opere ibride, e due lavori fuori concorso. Le installazioni immersive, con visori, sono allo Spazio Plus fino al 23 ottobre.
FrontLab è una formazione con laboratori gratuiti per lo sviluppo di progetti documentari e per giovani critici cinematografici, che offre anche l’occasione di parlare con produttori e professionisti italiani e svizzeri della giornata Industry. Il festival prevede una tappa di Itineranze Doc, un programma di accompagnamento per registi che lavorano al loro primo o secondo lungometraggio, e con cui sono state organizzate proiezioni per le scuole valdostane.
E poi, con il tempo, a FrontDoc si è creato un clima di gente che si ritrova, come in tutti i festival, e di gente nuova.
Un festival nato in Valle d’Aosta
FrontDoc è organizzato dall’Associazione Promozione dell’Audiovisivo Valle d’Aosta (APA VdA), che riunisce tecnici, produttori e filmmaker. La direzione artistica è affidata a Nora Demarchi e Gian Luca Rossi, mentre quella organizzativa è curata da Laurent Vicquéry. Alla programmazione collaborano anche Jacques Martinet, che segue il concorso internazionale, e Filippo Maria Pontiggia, curatore di Spazio X, sul cinema sperimentale e i nuovi linguaggi.
Il festival è nato nel 2007 come iniziativa e idea di Luciano Barisone, critico cinematografico e direttore di festival, che aveva colto per tempo e con anticipo le potenzialità del cinema documentario, che infatti ha poi occupato uno spazio sempre più importante nella produzione e nei festival.
L’associazione e la direzione artistica continuano su quella linea e quell’idea originaria, e affiancano alla programmazione internazionale la formazione di giovani autori, le collaborazioni con altri festival e Paesi, e, quest’anno, una presenza in diversi luoghi della vita culturale valdostana.
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