A oltre un mese e mezzo dall’incendio che nella notte di Capodanno ha sconvolto Crans-Montana, nel Cantone del Vallese, provocando 42 morti, iniziano i primi rientri in Svizzera dei feriti ricoverati all’estero. Le persone coinvolte, trasferite subito dopo la tragedia in centri europei specializzati nella cura delle ustioni, stanno progressivamente tornando nella Confederazione per proseguire il percorso terapeutico nelle strutture di riabilitazione.
Qualche dato
Attualmente 36 feriti nel rogo di Capodanno di Crans-Montana risultano ancora in trattamento fuori dai confini della Svizzera, di cui 16 in Francia, 5 in Germania, 12 in Italia e 3 in Belgio. Tra di loro figurano 16 cittadini svizzeri e 5 persone di nazionalità straniera ma residenti nella Confederazione, sul cui territorio sono in parallelo ancora 31 i pazienti ospedalizzati, di cui 22 in reparti intensivi e 9 già inseriti in programmi riabilitativi.
Questo perché, subito dopo l’incendio, numerosi Stati europei avevano messo a disposizione posti letto, équipe mediche e mezzi di trasporto attraverso il Meccanismo di protezione civile dell’Unione Europea. In quel contesto, 38 persone erano trasferite in centri specializzati all’estero, consentendo in tale modo di alleggerire la pressione iniziale sulle strutture svizzere in una fase caratterizzata da un numero elevato di richieste gravi.
Un rientro pianificato nel tempo
Le autorità federali e cantonali hanno in verità predisposto un piano di trasferimenti scaglionati del feriti verso la Svizzera così da garantire la disponibilità delle strutture e la continuità delle cure. Il coordinamento dei rientri è affidato a un medical board composto da specialisti dei centri svizzeri per grandi ustionati e delle cliniche di riabilitazione in raccordo con la Centrale nazionale d’allarme dell’Ufficio federale della protezione della popolazione.
Le cliniche Suva di Bellikon e Sion stanno peraltro ampliando le proprie capacità operative al fine di assicurare un posto in riabilitazione a tutti i pazienti con cittadinanza svizzera o residenti nel Paese. Oltre agli aspetti strettamente medici, è previsto un sostegno psicosociale, considerato parte integrante del percorso di cura per persone colpite da un evento traumatico di tale portata.
Il processo e il clima di tensione
Mentre prosegue la gestione sanitaria, con alcuni pazienti tuttora in condizioni critiche, sul piano giudiziario si è aperta una fase altrettanto delicata che vede i gestori del locale Constellation comparire in aula di tribunale. La prima settimana di udienze per Jessica e Jacques Moretti, imputati per omicidio colposo plurimo, lesioni e incendio colposo, è stata segnata da un clima carico di tensione tra imputati e famigliari delle vittime.
Nel corso delle deposizioni sono emersi diversi elementi oggetto di approfondimento, dalla mancata effettuazione di prove di evacuazione alla gestione delle misure di sicurezza interne sino ai controlli sulle strutture e agli impianti di ventilazione. Le accuse hanno coinvolto, a vario titolo, anche il Comune e il Cantone per presunte lacune nei monitoraggi, con il sindaco di Crans-Montana, Nicolas Féraud, chiamato in causa nell’ambito di iniziative legali presentate da avvocati delle vittime.
LEGGI ANCHE: Crans-Montana, alcune chiusure, ma il memoriale si incendia









