Lo scioglimento dei ghiacciai non è più una dinamica confinata alle regioni polari ma a oggi interessa in modo diretto anche le Alpi: lo evidenzia lo studio coordinato dal World Glacier Monitoring Service (WGMS).
Integrato dal Copernicus Climate Change Service e pubblicato sulla rivista “Nature Reviews Earth & Environment”, esso ha analizzato anche alcune realtà glaciali alpine tra cui il Timorion (Valsavarenche) e il Rutor (La Thuile) in Valle d’Aosta.
Il 2025 è stato il quarto anno consecutivo di perdita generalizzata
Nel corso dell’anno idrologico 2025, i ghiacciai terrestri hanno registrato una perdita netta di massa pari a 408 gigatonnellate, pure con margine di incertezza dovuto alla complessità delle misurazioni satellitari e in loco. Si tratta del quarto anno consecutivo in cui tutte le 19 regioni glaciali del Pianeta – tra cui anche le Alpi – hanno evidenziato un bilancio negativo, che equivale a un aumento del livello medio dei mari compreso tra 1,1 millimetri e 0,4 millimetri.
Tale dato colloca il 2025 tra gli anni più critici mai osservati: è difatti il sesto peggiore dal 1975, con sei dei sette anni con perdite superiori a 1 millimetro di equivalente in livello del mare verificatisi nell’ultimo decennio. Le proiezioni suggeriscono che, mantenendo gli attuali ritmi, molti ghiacciai delle Alpi potrebbero scomparire entro pochi decenni, con conseguenze non soltanto ambientali bensì anche economiche e sociali.
La condizione dei ghiacciai delle Alpi
Tra le regioni con le perdite più marcate in termini di superficie occupata dai ghiacciai emerge anche l’Europa centrale, che comprende in modo più specifico l’arco delle Alpi. Qui il bilancio medio è stato pari a -1.376 chilogrammi per metro quadro, con margine di incertezza sino a 561 chilogrammi per metro quadrato, uno dei valori più elevati a livello globale.
Soltanto poche aree hanno fatto registrare eccezioni temporanee, come la Scandinavia settentrionale o alcune zone delle Ande, dove accumuli invernali particolarmente abbondanti hanno compensato la fusione estiva. Le Nostre Alpi, per contro, continuano a seguire una traiettoria negativa in linea con il trend europeo, così come le Svalbard e l’Asia settentrionale hanno registrato i più grandi arretramenti mai osservati.
Una accelerazione negli ultimi decenni
Il confronto con il passato evidenzia una accelerazione significativa del fenomeno dell’arretramento dei ghiacciai tanto sulle Alpi quanto sulle catene montuose più elevate e fredde del globo. Se tra il 1976 e il 1995 le perdite erano inferiori a 100 gigatonnellate annue, già sino al 2015 sono salite a circa 230 gigatonnellate annue, raggiungendo alfine una media di 390 gigatonnellate annue sino al 2025.
Dal 1975 a oggi, dunque, la perdita complessiva è stimata tra le 9.583 gigatonnellate e le 1.211 gigatonnellate, equivalente a un range compreso tra 26,4 millimetri e 3,3 millimetri di innalzamento del livello marino. Circa il 79% di tale sparizione si è verificato dopo il 2000, interessante indicatore di un cambiamento climatico attribuibile all’aumento delle temperature legato alle emissioni di gas serra di origine antropica.
Oltre alla scomparsa stimata di oltre un terzo della massa glaciale, tra le conseguenze tangibili sul medio termine figurano modificazioni alla disponibilità idrica, aumento di dissesti idrogeologici e ripercussioni sugli ecosistemi montani.
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