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Home » Articoli » La strana storia della frontiera del Moncenisio
Patrimonio

La strana storia della frontiera del Moncenisio

Olivier CiucciOlivier Ciucci22 Giugno 2024
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Lac du Mont Cenis en début d'été (juin 2022 CC BY SA 4.0 Florian Pepelin wiki)
Lac du Mont Cenis en début d'été (juin 2022 CC BY SA 4.0 Florian Pepelin wiki)

Quando si arriva sull’altopiano del Col du Moncenisio, subito dopo aver attraversato il confine dall’Italia, si notano alcuni dettagli curiosi. Uno sguardo al magnifico lago azzurro è sufficiente a far riflettere su alcune strane caratteristiche del paesaggio.

L’altopiano su cui si estende il lago è interamente in territorio francese. Arrivando da Susa, si attraversa il confine per qualche chilometro e qualche curva prima di arrivare sul colle, a un’altitudine di 250 metri inferiore a quella del lago. Al livello del lago, tutto il paesaggio che appare all’osservatore è quindi in Francia.

Tuttavia, tre elementi disturbano lo sguardo del viaggiatore curioso. La posizione dei forti, la posizione della diga e una sorprendente piramide.

Come in uno stadio, dove il campo è delimitato dal lago e i tifosi avversari sono ammassati nelle curve dietro le porte, c’è un forte su un lato del lago e tutti gli altri forti sull’altro. Ma perché?

La diga sembra impedire il naturale flusso dell’acqua verso la sponda italiana, e allo stesso tempo è gestita da una grande azienda energetica francese. Come è possibile?

Infine, sulle rive del lago, sotto la strada, si vede una piramide. Ma cosa ci fa lì?

I forti del Moncenisio

I forti del Moncenisio sono stati collocati lungo il vecchio confine, ai lati dei grandi pascoli che coprivano l’altopiano del colle.

Nei secoli precedenti, questa terra d’alta quota era utilizzata dagli abitanti della vicina Maurienne per far pascolare le loro greggi. Quando la Savoia fu annessa alla Francia nel 1860, nell’ambito del Risorgimento italiano e degli accordi tra Napoleone III e Cavour, le cose cambiarono.

Il principio seguito per stabilire il nuovo confine tra il Regno di Piemonte-Sardegna e la Francia fu quello di seguire lo spartiacque. Il Col du Moncenisio segna questo spartiacque, all’estremità settentrionale dell’altopiano quando la strada di accesso dalla Maurienne lo raggiunge. A partire dal 1860, gli allevatori savoiardi dovevano portare i loro animali in terre straniere durante l’estate.

Fortificazioni al colle

In questi tempi complicati, un confine doveva essere difeso. Così, al momento della creazione del nuovo Stato, l’Italia costruì una serie di forti: il Fort de Ronce, il Fort de Variselle, il Fort de Pattacreuse e il Fort de Malamot, ad un’altitudine compresa tra i 2.100 e i 2.900 metri. Questi sostituirono il blocco difensivo dell’Esseillon lasciato alla Francia.

Soprattutto quando cominciarono a crescere le tensioni tra i due Paesi confinanti per i possedimenti francesi nel Mediterraneo, il governo francese eresse il Forte della Turra, a più di 2.500 metri di altezza dal colle, per sorvegliare l’intero altopiano del Moncenisio. Una guarnigione vi era dislocata tutto l’anno. Anche un altro forte, sulla cima del Mont Froid, poco lontano dall’altopiano del Moncenisio, faceva parte del sistema di difesa.

Tra questi forti, quello che vide intensi combattimenti durante la Seconda Guerra Mondiale fu il Fort de la Turra, attaccato dall’esercito italiano di epoca fascista durante la Battaglia delle Alpi e difeso dall’esercito francese. Il forte di Mont Froid fu occupato a lungo dai tedeschi quando subentrarono all’esercito italiano, soprattutto dopo l’11 settembre 1943, la fuga del re Vittorio Emanuele III e il crollo dell’organizzazione militare del Paese.

A partire dal 1947, in seguito alle rettifiche adottate, il Trattato di Parigi ha spostato il confine verso l’Italia, assegnando l’altopiano e i forti alla Francia, dando così agli allevatori della Maurienne pieno accesso al territorio per far pascolare pacificamente i loro animali.

Fort De Ronce 09
Le fort de Ronce au Mont Cenis (CC BY SA wiki)

Dove va a finire l’acqua della diga del Moncenisio?

L’altopiano del Moncenisio è ora interamente in territorio francese, ma il pendio porta naturalmente l’acqua verso l’Italia. Come viene generata l’elettricità nella centrale di Villarodin, nella Maurienne?

Le rettifiche del confine tra Francia e Italia previste dal Trattato di Parigi del 1947 hanno toccato la questione dell’acqua e anche quella della produzione idroelettrica, che riguardava anche il trasferimento della valle della Roya alla Francia. Quando nel dopoguerra il fabbisogno energetico aumentò, la Francia si impegnò nella costruzione di dighe. Normalmente, le dighe bloccano un fiume e ne inondano gli argini, creando un bacino artificiale.

Qui c’erano soprattutto pascoli e qualche ruscello. Quando il territorio era italiano, nel 1921 una piccola diga iniziò a trattenere l’acqua di alcuni torrenti che scorrevano lungo i pendii per alimentare la centrale elettrica di Venaus, in Val di Susa. Ma l’area, un tempo adibita a pascolo, era sufficientemente vasta per creare un bacino molto più grande, sommergendo la zona e convogliando l’acqua catturata nelle valli vicine sulla riva sinistra dell’Arc, il fiume che attraversa la Maurienne.

Barrage Mont Cenis

Condividere acqua ed energia

La diga del Moncenisio, alta 120 metri e lunga 1,4 km, ha creato il lago che si estende davanti ai nostri occhi. Diverse fattorie, l’antico ospizio sul colle e un priorato sono stati sommersi non appena è stata inaugurata nel 1967.

L’acqua del lago viene trasportata alla centrale elettrica di Villarodin, nella Maurienne, attraverso condotte sotterranee lunghe diversi chilometri e alte diverse centinaia di metri. Tuttavia, va anche ricordato che lo sfruttamento della forza idrica è condiviso tra i due Paesi di confine. L’80% dell’acqua sfruttabile appartiene alla Francia e il 20% all’Italia.

All’epoca della costruzione dell’Europa, negli anni Sessanta, e ancora oggi, si tratta di un progetto di cooperazione transfrontaliera nello stesso luogo in cui un secolo prima si costruivano i forti…

Perché una piramide sulle rive del lago del Moncenisio?

La società che gestisce il bacino, EDF – Electricité de France, voleva onorare il lavoro degli anziani che avevano costruito le strutture sommerse durante la creazione del bacino. Così ha eretto un edificio a forma di piramide come ricordo.

Ma perché una piramide? L’ispirazione è venuta dalla storia dei grandi uomini che hanno attraversato il colle del Moncenisio. Tra questi c’era anche Napoleone Bonaparte.

Lac Du Mont Cenis Et Pyramide De La Chapelle Et Du Musee 03 1

Non solo l’imperatore francese attraversò il colle nel 1805 mentre si recava a Milano per incoronare i Re d’Italia, ma fu lo stesso Napoleone a ordinare la creazione della strada carrozzabile che attraversa le Alpi al Moncenisio tra il 1803 e il 1805, modificando il percorso che era stato fatto prima di lui da un altro imperatore, Carlo Magno!

È sempre attraverso il colle del Moncenisio che Napoleone fece trasferire Papa Pio VII a Fontainebleau durante la sua prigionia a Savona nel 1812. Papa Pio VII era molto malato e stava per morire – e gli fu data l’estrema unzione passando per l’ospizio sul colle, che da allora è scomparso sotto le acque.

È quindi in onore di Napoleone che EDF ha eretto la piramide, in ricordo delle campagne egiziane in cui era iniziato il suo successo militare.

L’edificio comprende una cappella, che ha sostituito il priorato, e un museo gestito dagli Amici del Moncenisio, che racconta la storia millenaria del sito. Attualmente è uno dei musei più alti d’Europa, a 2.100 metri di altitudine.

Una curiosità inaspettata presso il museo

Alcuni resti della ferrovia del Fell completano le collezioni storiche. La ferrovia Fell o Ferrovia del Moncenisio fu un’avventura di relativamente breve durata, interrotta dallo scavo del tunnel del Fréjus, completato nel 1871. La linea, che collegava Saint Michel de Maurienne a Susa risalendo il colle, trasportò più di 100.000 passeggeri, tra cui l’imperatrice Eugenia e il futuro re Edoardo XVII. Il famoso alpinista Whymper vi dedicò un paragrafo nel suo libro “Scramble among the Alps“.

Appena sotto la piramide, si può visitare il Giardino alpino del Moncenisio, con oltre 250 specie di piante specifiche delle Alpi.

Luogo di passaggio di teste coronate ed eserciti, trasformato nel tempo dagli interessi dell’uomo, il sito del colle del Moncenisio diventa silenzioso ogni inverno, quando la strada viene chiusa per la stagione.

In quel momento, nel candore immacolato che lo avvolge, quando il confine svanisce e il lago scompare sotto il ghiaccio e la neve, il colle riacquista l’aspetto che ha sempre avuto prima del XIX secolo e del tumulto degli uomini.

LEGGI ANCHE: Il sentiero del barocco in Alta Savoia

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Olivier Ciucci
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Con un piede in Francia e uno in Italia, ho attraversato le frontiere fin da bambino e sono appassionato di cultura alpina e dei paesaggi delle Alpi. Trasmetto questa passione attraverso il mio lavoro di scrittore e consulente nel settore del turismo e della vita all'aria aperta. Ho creato il blog alpaddict.com e guido una comunità di diverse migliaia di appassionati sui social network associati al blog. Potrete incontrarmi in montagna, in città o in un museo, ma sempre con la mia macchina fotografica!

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