Le votazioni federali dell’8 marzo in Svizzera hanno affrontato quattro temi centrali della politica nazionale: il canone radiotelevisivo, la garanzia del denaro contante, l’imposizione individuale dei coniugi e la creazione di un fondo climatico.
L’elettorato ha respinto l’iniziativa per ridurre il canone a 200 franchi e quella sul fondo per il clima, mentre ha approvato il controprogetto del Consiglio federale che inserisce il contante nella Costituzione e la riforma dell’imposizione individuale.
La giornata elettorale ha visto anche da varie votazioni cantonali e comunali, tra cui le elezioni municipali in diverse città del canton Vaud e consultazioni su temi locali in altri cantoni.
I coniugi tassati individualmente, ma ci vorranno anni
Gli elettori svizzeri hanno approvato con il 54,2 per cento dei voti l’introduzione dell’imposizione individuale dei coniugi, una riforma pensata per correggere la cosiddetta “penalizzazione del matrimonio”, riconosciuta dal Tribunale federale già nel 1984. Oggi le coppie sposate presentano una sola dichiarazione fiscale e i redditi vengono cumulati, con il rischio di una tassazione più elevata rispetto a coppie non sposate con condizioni simili. Il progetto del Consiglio federale prevede invece due dichiarazioni separate per ciascun coniuge, principio valido anche per le imposte cantonali e comunali.
Il referendum è stato approvato con 1.657.974 voti favorevoli contro 1.398.491 contrari e una partecipazione del 55,7 per cento. In Svizzera romanda il sostegno è stato ampio, con Vaud (68,6 per cento), Ginevra (67,8) e Neuchâtel (67,4) nettamente favorevoli; solo il Vallese ha respinto la riforma con il 51,6 per cento.
Nella Svizzera tedesca il voto è stato più diviso. Solo sei cantoni hanno sostenuto la riforma, tra cui Basilea Città (66,9 per cento), Zurigo (59,9) e Berna (54,2). Il risultato riflette una frattura territoriale: le grandi città hanno sostenuto il progetto, mentre le aree rurali e i centri più piccoli si sono espressi prevalentemente contro. Nonostante queste differenze, la riforma ottiene l’approvazione a livello nazionale.
Ci vorrà del tempo perché il nuovo sistema entri in vigore, ma comunque entro il 2032, cioè parecchi anni. Gli stessi cantoni dovranno adattare i loro sistemi fiscali al regime approvato.
Bocciata la drastica riduzione del canone TV SSR
Gli elettori svizzeri hanno respinto con il 61,9 per cento dei voti l’iniziativa popolare “200 franchi bastano”, promossa dall’Unione democratica di centro (UDC), dall’Unione svizzera delle arti e mestieri e dai Giovani liberali radicali. Il testo proponeva di ridurre il canone radiotelevisivo annuale da 335 a 200 franchi. L’iniziativa non ha ottenuto la maggioranza in nessun cantone: il rifiuto è stato particolarmente netto a Basilea Città (71,1 per cento), Vaud (67,1), Neuchâtel (66,8) e Zurigo (64,4). In totale sono stati registrati 1.929.715 voti contrari contro 1.186.025 favorevoli, con una partecipazione del 55,8 per cento.
Nonostante il rifiuto dell’iniziativa, l’esito del voto conferma la linea del controprogetto del Consiglio federale, che prevede una riduzione più graduale del canone. L’importo sarà infatti abbassato da 335 a 300 franchi entro il 2029.
Fondo per il clima: iniziativa respinta nettamente
Gli elettori svizzeri hanno respinto con il 70,7 per cento dei voti l’iniziativa popolare per un fondo climatico, che chiedeva alla Confederazione di aumentare significativamente gli investimenti pubblici per raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050. Il testo proponeva che il governo destinasse ogni anno tra lo 0,5 e l’1 per cento del prodotto interno lordo, pari a circa 4–8 miliardi di franchi. È la terza iniziativa sul clima respinta con un referendum.
In Svizzera romanda il “no” ha raggiunto il 76,9 per cento in Vallese, il 70,7 a Friburgo, il 66,3 nel Giura, il 62,3 a Neuchâtel e il 61,6 nel canton Vaud. Anche la Svizzera tedesca l’iniziativa ha chiaramente respinto la proposta, con il 84,5 per cento di voti contrari a Svitto e l’84,3 ad Appenzello Interno, mentre Berna ha votato “no” con il 68,8 per cento e Zurigo con il 67,3.
Nel complesso l’elettorato ha espresso circa 2,1 milioni di voti contrari rispetto a 894 mila favorevoli, con una partecipazione del 55,5 per cento.
Il contante entra nella Costituzione
Gli elettori svizzeri hanno approvato con ampia maggioranza il controprogetto del Consiglio federale che garantisce il denaro contante nella Costituzione. Il testo del governo ha ottenuto circa il 73,4 per cento dei voti.
Parallelamente il voto ha respinto l’iniziativa popolare sull’uso del contante, che chiedeva una protezione più estesa, con il 54,7 per cento di voti contrari. Nel meccanismo di voto, vi era una “domanda sussidiaria”, in cui si sceglienza tra iniziativa e controprogetto governativo, che anche in questo caso ha prevalso per il 62,9 per cento. Il risultato riflette una preoccupazione diffusa per il mantenimento del contante nell’era dei pagamenti digitali, un dibattito presente anche in altri Paesi europei, come in Austria o in Italia.
Il controprogetto del governo trasferisce nella Costituzione principi già presenti nella legislazione federale, stabilendo che la moneta svizzera è il franco e che la Banca nazionale deve garantire un approvvigionamento sufficiente di banconote e monete. Il sostegno è stato elevato in tutto il paese. In Svizzera romanda il “sì” ha raggiunto il 77,5 per cento nel canton Vaud, il 73,5 a Ginevra e circa il 67 per cento a Neuchâtel e Friburgo. Anche nella Svizzera tedesca il consenso è stato ampio, con il 76 per cento a Basilea Città, il 73,9 a Berna e il 76,9 a Zurigo. Il risultato riflette una tema per il mantenimento del contante nell’era dei pagamenti digitali, un dibattito presente anche in altri paesi europei.
Altre votazioni cantonali e comunali
Oltre ai referendum federali, la giornata elettorale ha incluso varie votazioni a livello cantonale e comunale. Nel canton Vaud si sono svolte le elezioni comunali per il rinnovo degli esecutivi locali, con risultati spesso aperti e diversi ballottaggi. In varie città la sinistra cerca di mantenere le proprie maggioranze municipali di fronte a liste comuni della destra, che ha tuttavia guadagnato terreno in alcune realtà, in particolare a Yverdon.
A Losanna il primo turno si è concluso con un ballottaggio generale. In testa figurano quattro municipali uscenti dell’alleanza rosso-verde, tra cui il sindaco socialista Grégoire Junod, seguito da altri membri della coalizione di sinistra, mentre il liberale radicale Pierre-Antoine Hildbrand occupa la quinta posizione. A Nyon nessun candidato ha ottenuto la maggioranza assoluta, ma la lista rosso-verde ha piazzato quattro candidati tra i primi sette. A Yverdon la destra ha invece progredito, con quattro candidati nei primi sette posti. infine, a Montreux il sindaco socialista uscente Olivier Gfeller ottiene la carica già al primo turno e l’alleanza rosso-verde ha ottenuto quattro posizioni tra i primi sette candidati.
Il voto ha riservato una sorpresa a Vevey, dove il sindaco uscente Yvan Lucarini si è classificato solo dodicesimo al primo turno, mentre tre candidati della lista unitaria socialista-ecologista hanno occupato le prime posizioni. A Morges, invece, due candidate dell’alleanza di centro-destra hanno ottenuto la rielezione già al primo turno.
Altri cantoni hanno votato su temi locali.
Tra l’altro, in Argovia gli elettori hanno approvato con il 55,5 per cento un’iniziativa che limita l’installazione di radar stradali, sottoponendo quelli fissi all’autorizzazione del governo cantonale e limitando a 72 ore l’uso dei radar semi-stazionari nello stesso luogo. Il cantone ha rigettato con il 55,2 per cento una proposta dei giovani UDC che chiedeva di ridurre la durata dell’aiuto sociale per i beneficiari di lunga durata.
A Ginevra, infine, il 61,1 per cento degli elettori ha approvato una modifica legislativa che consente di pagare i lavori estivi degli studenti fino a un quarto in meno rispetto al salario minimo cantonale, fissando la retribuzione a circa 18,44 franchi l’ora.
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