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    Home » Articoli » Referendum giustizia in Italia: vittoria del No, geografia del voto e sconfitta per il governo
    Politica

    Referendum giustizia in Italia: vittoria del No, geografia del voto e sconfitta per il governo

    Redazione / RédactionRedazione / Rédaction24 Marzo 2026
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    Il referendum in Italia nell'immagine del Ministero degli Interni
    Il referendum in Italia nell'immagine del Ministero degli Interni
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    In Italia, il referendum costituzionale del 22-23 marzo 2026 sulla giustizia si è concluso con la bocciatura della riforma proposta dal governo e approvata con legge il 30 ottobre scorso. Il No ha ottenuto circa 15,06 milioni di voti contro 13,22 milioni di Sì, con un’affluenza nazionale al 58,93% per cento, piuttosto alta, segno di una forte mobilitazione.

    Il referendum confermativo chiedeva agli elettori di approvare o respingere una modifica della Costituzione che interveniva sull’organizzazione della magistratura, e non era necessario un quorum minimo di votanti. La riforma prevedeva in particolare la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, la divisione del Consiglio superiore della magistratura in due organi distinti e l’introduzione di una nuova e separata corte disciplinare per i magistrati.

    Il testo era stato approvato dal parlamento ma senza la maggioranza dei due terzi, rendendo necessario il passaggio referendario dopo che un comitato ha raccolto oltre 500 mila firme. La legge di riforma e il voto Si era sostenuto dalla maggioranza di governo, mentre gran parte dei magistrati e le opposizioni avevano invitato a votare contro.


    LEGGI IL NOSTRO ARTICOLO SUL REFERENDUM

    Un voto distribuito in modo relativamente omogeneo

    La vittoria del No è stata diffusa sul territorio nazionale, ma vi sono tre regioni in cui hanno prevalso i SI, come in Veneto, e come all’interno di alcuni contesti regionali.

    In generale, il No è prevalso nelle città, come a Torino (64,8%). Risultati più marcati si sono avuti nelle regioni del centro Italia (Toscana 58,16%, Emilia Romagna 57,25%) ma anche a sud, come in Campania (65,22%) e a Napoli (75,5%).

    In alcune Regioni del nord, come iN Veneto (SI – 58,41%) la Lombardia (SI – 53,56%), e il Friuli Venezia Giulia (54,47%), il SI è prevalso. In particolare, in Lombardia, solo la città di Milano ha votato per il No, al 58,33%. Rispetto ad altri referendum in Italia, la divisione geografica tra Nord e Sud si conferma, ma in modo meno netto e più articolato del passato.

    Nelle regioni di vicinato con le Alpi francesi è prevalso il No. In Valle d’Aosta è avvenuto in modo temperato, al 51,81% per il No come nel resto del fondovalle ma con diversi Si in quota. Il Piemonte al 53,50% ha votato per il no, ma tutte le province, esclusa Torino e provincia di Cuneo compresa, hanno votato SI. La Liguria ha votato al 57,03% per il No, ma la provincia di Imperia è l’unica per il Si con il 52,76%: tuttavia, la stessa città di Imperia ha votato No al 55,10%.

    Partecipazione e scenari politici

    L’affluenza finale, poco sotto il 60 per cento, è stata superiore alle aspettative della vigilia.

    Il referendum sulla giustizia rappresenta anche un test politico per l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Pur non legando il governo all’esito del voto, aveva indicato la riforma come uno dei punti centrali della propria agenda.

    La campagna referendaria si è svolta poi con toni accesi, che hanno finito per caricare di posizioni ideologiche il dibattito. Da destra si è collocata la legge di riforma nell’ambito dell’eredità politica di Silvio Berlusconi, una sorta di omaggio, e ciò ha finito per spostare parte del voto sugli schieramenti, più che nel merito.

    Alcune prese di posizioni, radicali e forti da parte di esponenti politici della maggioranza (anche contro la magistratura), e dallo stesso ministro della giustizia Carlo Nordio, hanno rafforzato il posizionamento dell’elettorato sul piano politico.

    Il prossimo appuntamento elettorale sarà nel 2027, con le elezioni politiche. L’altra riforma avanzata dalla presidente Meloni, sul rafforzamento del governo, con una forma di premierato e una riduzione del ruolo del presidente della Repubblica, ha di fronte ora un cammino difficile. Bisognerà dunque osservare i rapporti interni alla maggioranza e la capacità dell’opposizione di uscire dal relativo avvitamento degli ultimi anni.

    D’altra parte, la campagna per il No ha ricevuto impulso da un comitato della società civile che ha occupato gran parte della scena pubblica. I partiti politici di opposizione stanno cercando di cavalcare il risultato politico, a cui però hanno contribuito solo in parte.

    LEGGI ANCHE: Referendum costituzionale in Italia sulla riforma della giustizia

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