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    Home » Articoli » Martinetto, a Torino la commemorazione dell’eccidio del 5 aprile 1944
    Cultura e patrimonio

    Martinetto, a Torino la commemorazione dell’eccidio del 5 aprile 1944

    Redazione / RédactionRedazione / Rédaction2 Aprile 2026
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    Martinetto, una delle cerimonie del ricordo (c Public domain Dimod61 Wikimedia Commons
    Martinetto, una delle cerimonie del ricordo (c Public domain Dimod61 Wikimedia Commons

    Torino ha ricordato il 1° aprile al sacrario del Martinetto i rappresentanti Comitato di liberazione nazionale e della Resistenza fucilati durante l’occupazione nazifascista, il 5 aprile 1944.

    Il Martinetto è un luogo importante per Torino e per la memoria di quegli anni. L’incontro si è svolto alla presenza di rappresentanti delle istituzioni cittadine, delle associazioni e di una delegazione di studenti.

    La cerimonia per ricordare

    La commemorazione si è tenuta nell’area del poligono del Martinetto, oggi sacrario della Resistenza, all’angolo tra corso Svizzera e corso Appio Claudio. C’erano il sindaco di Torino Stefano Lo Russo, altri rappresentanti comunali, esponenti delle associazioni partigiane e cittadini, e gli studenti della classe terza C del liceo Cavour. Ha preso la parola anche Anna Segre, vicepresidente della Comunità ebraica di Torino.

    Il 5 aprile 1944 al Martinetto furono fucilati Giuseppe Perotti, Franco Balbis, Eusebio Giambone, Paolo Braccini, Enrico Giachino, Giulio Biglieri, Massimo Montano e Quinto Bevilacqua. I loro nomi sono legati al primo Comitato militare regionale piemontese del CLN, il comitato di liberazione nazionale. La vicenda è raccontata in un libro importante, Fiori rossi al Martinetto, di Valdo Fusi, a cui è ugualmente intitolata una piazza di Torino. Prima della loro uccisione, vi fu un rapido processo il 2 aprile 1944, con una ancora più rapida istruttoria: rimase nel ricordo come “il processo di Torino”.

    L’esecuzione dei dirigenti del CNL di Torino rappresentò un colpo grave alla Resistenza piemontese. L’episodio si inserisce in una fase di repressione che nella primavera del 1944 interessò diversi movimenti di resistenza in Europa. Tra l’altro, il 18 maggio fu ucciso Émile Chanoux ad Aosta, il 16 giugno dello stesso anno a Lione venne fucilato lo storico Marc Bloch. Nel luglio 1944 le truppe tedesche attaccarono le formazioni partigiane nel Vercors, nel sud-est della Francia.

    Il Martinetto durante la guerra

    Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e la nascita della Repubblica sociale italiana, il poligono del Martinetto venne utilizzato come luogo di esecuzione delle condanne a morte pronunciate dal tribunale speciale fascista. Tra il settembre 1943 e l’aprile 1945 vi furono fucilati più di sessanta partigiani e oppositori politici.

    I condannati, spesso detenuti nel carcere torinese “Le Nuove”, venivano condotti all’alba al poligono, ammanettati e accompagnati davanti al plotone d’esecuzione. Qui venivano legati alle sedie con le spalle rivolte ai militari. Dopo la lettura della sentenza e la benedizione del cappellano, avveniva la fucilazione.

    Già negli ultimi mesi della guerra il Comitato di liberazione nazionale piemontese indicò il Martinetto come un luogo da preservare come spazio di memoria. Il 21 marzo 1945 fu approvata la proposta di trasformarlo in monumento nazionale.

    Pochi mesi dopo la fine del conflitto, l’8 luglio 1945, una cerimonia pubblica portò alla scoperta della prima lapide con i nomi dei fucilati, alla presenza del sindaco Giovanni Roveda, del vescovo Maurilio Fossati e del ministro Giuseppe Romita. Negli anni successivi il sito venne riconosciuto di interesse nazionale e sottoposto a tutela.

    La sistemazione attuale è del 1967. All’interno sono conservati il recinto delle esecuzioni, il cippo commemorativo, la lapide con i nomi degli uccisi e una teca che custodisce i resti di una delle sedie utilizzate per le fucilazioni.

    LEGGI ANCHE: Marcia della Memoria, dalla Vésubie alla valle Gesso, la fuga degli ebrei nel 1943

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