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    Home » Articoli » Corrado Gex, nella memoria e nei cuori della Valle d’Aosta, a 60 anni dall’incidente aereo
    Politica

    Corrado Gex, nella memoria e nei cuori della Valle d’Aosta, a 60 anni dall’incidente aereo

    Enrico MartialEnrico Martial25 Aprile 2026
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    Un moment de la rencontre sur Corrado Gex, le 24 avril 2026 à Aoste (c) Conseil de la Vallée
    Un moment de la rencontre sur Corrado Gex, le 24 avril 2026 à Aoste (c) Conseil de la Vallée
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    Corrado Gex è rimasto nella memoria e nei cuori della Valle d’Aosta, come si è sentito e visto il 24 aprile ad Aosta, al Palazzo Regionale, in una serata in suo ricordo, con una sala piena e in un senso profondo di partecipazione.

    Se ne ricordano da un lato le sue innovazioni e la sua eredità in politica e nella scuola da assessore giovanissimo e poi da deputato, e la sua tragica morte a soli 34 anni, il 25 aprile 1966, in un incidente aereo di cui ancora non sono chiari i contorni.

    Ognuno dei nostri territori alpini ha le sue persone, ha storie umane che hanno segnato la storia recente o passata. Ce ne sono molte: parleremo prossimamente di Louis Besson, che ci ha lasciato il 2 aprile scorso, sindaco di Chambéry, deputato e ministro, ma anche all’origine della Loi Montagne in Francia; abbiamo accennato a Émilie Carles, con il suo modo di vedere la montagna e la battaglia per la Clarée. Dovremo parlarne, ci aiutano a capire il nostro territorio e noi stessi.
    Ma veniamo al ricordo di Corrado Gex.

    Le public dans la salle à la rencontre sur Corrado Gex, le 24 avril 2026 à Aoste (c) Conseil de la Vallée
    Le public dans la salle à la rencontre sur Corrado Gex, le 24 avril 2026 à Aoste (c) Conseil de la Vallée

    Ricordi di politica e di umanità, come fosse oggi

    Organizzato dal Consiglio regionale, si è svolto con gli interventi del presidente del Consiglio regionale, Stefano Aggravi, dell’assessore regionale alla cultura, Erik Lavévaz, e con una serie di interventi e dialoghi, animati da Martina Praz. È stato proiettato il documentario di Joseph Péaquin, realizzato tra il 2006 e il 2007, al quarantesimo anniversario della scomparsa.

    Si è trattato di un momento di grande compostezza e sensibilità, in una sala piena, in cui vi erano molte persone che l’hanno conosciuto e ancora lo ricordavano negli interventi e nelle conversazioni.

    Il presidente Aggravi e l’assessore Lavévaz hanno messo in evidenza l’eredità sia politica – come l’innovazione nella scuola e l’apertura della Valle all’esterno – sia culturale, con i progressi nelle tecnologie, nell’economia, nella società. Hanno ricordato le tracce profonde che ha lasciato, e che ancora durano, nella scuola, nelle lingue e nella francofonia, nello sviluppo locale e nella montagna, nell’aviazione, nel modo di guardare alla politica.

    Il documentario di Joseph Péaquin

    Il documentario è stato visto nel più grande silenzio, con le testimonianze che raccoglieva, le immagini di allora e i filmati anche degli archivi nazionali italiani. Le testimonianze di Joseph Péaquin, sulla sua ricerca per produrre il documentario e di Joseph-César Perrin, per la sua conoscenza diretta con Gex, ne hanno ricostruito il ruolo, l’epoca, lo spirito, e si sono soffermate sull’incidente.

    Perrin, in particolare, ha confermato che nell’ultima parte della sua vita Gex veniva pedinato, e ha raccontato la sua esperienza diretta, con un’auto che li seguiva tra Aosta e Saint-Marcel e poi anche nel tentativo di seminarla, tornando indietro. Il canonico Donato Nouchy, che parlava spesso con Gex, riteneva che l’aereo di Gex sia caduto a seguito di un attentato, e Joseph-César Perrin ha espresso, anche in questa occasione, di condividere questa opinione non solo come possibile ma come più probabile.

    E poi, oltre a questo fatto grave, che colpì la Valle di allora, per un fils du Pays così giovane e portato via in modo così repentivo, vi erano i ricordi anche dopo l’incontro, di altre persone presenti, gli aneddoti anche divertenti e cari – come quelli di Maïté Genevoix, anche lei allora giovanissima.

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    Corrado Gex alla scuola e alla cultura

    Corrado Gex porta con sé, nella memoria, la sua figura di giovane, di presenza molto bella, di innovatore, di valdostano, di figura emblematica dell’Union Valdôtaine. Rispetto ad altre figure della fondazione del Mouvement, nel 1945, è già espressione del superamento del dopoguerra e delle prospettive dello sviluppo economico.

    Nel 1959 giunge come assessore alla Pubblica istruzione con l’alleanza tra l’Union Valdôtaine, il Partito Socialista e il Partito Comunista. Negli anni della guerra fredda, l’operazione politica era tenuta sotto stretta osservazione, ma per l’Union Valdôtaine era un veicolo per governare, nel contrasto durissimo con la Democrazia Cristiana del 1948-1949.

    Le riforme

    Nato nel 1932, Gex si è trovato a 27 anni all’interno di una coalizione proprio anomala in quegli anni difficili, e portava politiche molto poco ideologiche e tutte orientate allo sviluppo, alla montagna e all’apertura all’Europa. Si è ricordato che fece arrivare ai bambini che lavoravano negli alpeggi un pacco con dei vestiti e un libro, che rese gratuiti i libri di scuola, quaderni e cancelleria inizialmente nelle scuole primarie e poi nelle secondarie.

    Portò ad Aosta nel 1961 il Collège d’études fédéralistes con un corso estivo in cui sarebbero negli anni passate figure che avrebbero occupato posizioni importanti nei governi di diversi Paesi o alla Commissione europea. In soli quattro anni, tra il 1959 e il 1963, avviò intorno alla scuola una serie di politiche e di innovazioni di organizzazione e di pedagogia, le accompagnò con una rivista, L’École valdôtaine, con fasi di riflessione e formazione per gli insegnanti, con scambi con enti e territori vicini di Francia e Svizzera, oltre a nuovi edifici scolastici.

    Promosse una riforma per rendere regionali i ruoli dell’insegnamento, in un processo che è in corso ancora oggi, diede vita all’Institut professionnel régional, sulla base delle competenze dello Statuto speciale, si spese per la francofonia, intesa da un lato come radice e patrimonio ma soprattutto come strumento per la persona, la cultura, la professione, lo sviluppo.

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    Un clima di innovazioni, di autonomia e di guerra fredda

    Il clima era quello, e il tema dell’autonomia era al centro di molte iniziative: nasceva alla radio La Voix de la Vallée, si battagliava per le organizzazioni giovanili. E anche in questo ambito Gex promosse una rivista, Le dialogue – Il dialogo. In linea con il clima di allora – la costruzione della Comunità economica europea avviata nel 1958, la costruzione dei trafori del del Gran San Bernardo e del Monte Bianco (aperti nel 1964 e nel 1965), pensava a una valle aperta, nell’economia e nella società, includendo nell’identità valdostana anche le persone di arrivo recente, ma che ne condividevano valori, abitudini, cultura.

    La passione per il volo rappresentava bene questo bisogno di modernità di Gex, così impiantato su una forte radice tradizionale e storica: ebbe il brevetto di pilota nel 1962, e fu uno dei pionieri europei del volo in alta montagna, con atterraggi e decolli sui ghiacciai e nei primi altiporti. Ne promosse una base legale con le norme poi approvate nel suo passaggio al Parlamento nazionale, dal 1963, quando si dimise da assessore e vinse di misura contro una figura di primo piano della democrazia Cristiana, Aimé Berthet.

    Il periodo parlamentare, tra Aldo Moro e l’incidente del 1966

    Il periodo parlamentare fu di crescita personale e politica per Gex, in un contesto pur sempre complicato dalla guerra fredda, dalla coalizione così particolare in Valle d’Aosta e dal confronto su temi dirimenti. Con lo Statuto speciale che ne prevedeva la concessione gratuita alla Regione per 99 anni, lo sfruttamento delle acque era passato allo Stato con la nazionalizzazione del 1962 e la nascita dell’Enel. Nella fase di attuazione, con i colleghi deputati di Trento e Bolzano, aveva riaperto il capitolo sui diritti delle Regioni a Statuto speciale, come nella seduta alla Camera del 23 aprile 1964. Di fronte al centrosinistra e al governo di Aldo Moro, dal primo contrasto nel 1963 era passato a una progressiva adesione, tanto da votarne la fiducia, insieme al senatore Renato Chabod tra l’8 e il 15 marzo del 1966. La scelta produsse molti contrasti in Valle d’Aosta, e un suo isolamento politico.

    La sua morte avvenne in questo contesto e a poco più di un mese di distanza da quel voto: difficoltà politiche in Valle d’Aosta, pedinamenti, preoccupazioni espresse a più persone, e un incidente per rientrare in fretta in Valle d’Aosta, per una riunione politica.

    Vi era maltempo, forse malfunzionamenti del Pilatus Porter che cadde nei pressi di Ceva, in Piemonte, il 25 aprile 1966. Vi furono altre sette vittime con lui: Eddy Tillot, Giuseppe Chiavenuto, Giuseppe Andorno con sua figlia Wilma, Marussa Zagari, Plinio Maglione, Marie Coudre.

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    Direttore di Nos Alpes, giornalista. Ha collaborato in tempi diversi con varie riviste e giornali, da Il Mulino a Limes, da Formiche a Start Magazine.

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