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    Home » Articoli » Come possono i professionisti della montagna fare fronte alla crisi climatica?
    Ambiente e territorio

    Come possono i professionisti della montagna fare fronte alla crisi climatica?

    Giorgia GambinoGiorgia Gambino30 Maggio 2026
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    Professionisti della montagna e crisi climatica, Le professionnels de la montagne et la crise climatique (c) CC BY-SA 4.0, Jilloau, Wikimedia Commons
    Professionisti della montagna e crisi climatica, Le professionnels de la montagne et la crise climatique (c) CC BY-SA 4.0, Jilloau, Wikimedia Commons

    La crisi climatica a oggi in corso sta modificando in profondità il territorio alpino nonché, in correlazione con esso, le attività dei professionisti della montagna tra maestri di sci, rifugisti e non soltanto. Inverni più brevi, riduzione dell’innevamento, aumento dei rischi naturali e fragilità crescente degli ecosistemi stanno incidendo direttamente sul lavoro di centinaia di attività economiche.

    In tale specifico e mutevole contesto si inserisce dunque “ProAlp”, progetto di cooperazione transfrontaliera afferente al programma europeo Interreg Francia-Italia Alcotra 2021/2027. Esso mira a supportare le imprese alpine e i lavoratori autonomi che risultano particolarmente esposti alle conseguenze economiche di un cambiamento climatico cui essi sono chiamati ad adattarsi.

    Nomi e numeri

    Secondo le stime di “ProAlp”, sui due versanti delle Alpi interessati dall’iniziativa sono circa 30 mila i professionisti della montagna coinvolti in attività di contrasto e adattamento alla crisi climatica. Tra questi contiamo 205 imprese oltre che più di 24.500 maestri di sci, circa 1.900 guide alpine, 2.700 accompagnatori di media montagna e circa 500 tra rifugisti e istruttori di mountain-bike.

    In particolare, il progetto è guidato nel ruolo di capofila dalla Région Auvergne-Rhône-Alpes, seguita a ruota dalla Région Sud, dalla Regione Piemonte e dalla Regione Valle D’Aosta. Tra i partner figurano anche la rete savoiarda di attori attivi nel milieu della montagna denominata Cluster Montagne, l’Association pour la Formation des Ruraux aux Activités de Tourisme, il polo formativo piemontese Formont e la Fondazione Montagna Sicura.

    Il progetto dispone di un budget pari a circa 1,94 milioni di euro, di cui oltre 1,54 milioni finanziati dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR); di questi la quota italiana ammonta a oltre un milione di euro mentre quella francese a 911 mila euro.

    Analisi, formazione e accompagnamento

    Il progetto “ProAlp” è strutturato attorno a tre assi principali, primo dei quali concerne l’analisi degli effetti del cambiamento climatico sui modelli economici delle imprese alpine e la realizzazione di strumenti digitali dedicati alla sensibilizzazione. Tra questi figurano, a titolo di esempio, moduli online e simulatori di autodiagnosi pensati per aiutare i professionisti della montagna a valutare il livello di vulnerabilità delle proprie attività alla luce della crisi climatica.

    La seconda componente è dedicata all’accompagnamento operativo delle imprese attraverso servizi di ingegneria economica, tutoraggio e percorsi di formazione mirati alla trasformazione e alla diversificazione dell’offerta. Alfine, una terza linea di azione punta alla valorizzazione dei mestieri alpini attraverso strumenti di comunicazione rivolti al grande pubblico e attività di approfondimento rivolte invece ai decisori politici.

    Come le Alpi si adattano al cambiamento climatico

    Negli ultimi anni diverse località alpine hanno cercato di reagire alla diminuzione dell’innevamento e alla crescente instabilità climatica diversificando la propria offerta e riducendo la dipendenza dagli sport di alta quota.

    Uno degli esempi più noti è quello di Les Gets (Alta Savoia, comprensorio Portes du Soleil, altezza massima 2 mila metri), che ha investito molto sul turismo estivo e sviluppato una forte identità legata alla mountain-bike. Un altro caso spesse volte citato è quello di Abondance (Alta Savoia, altezza massima 2.420 metri), che ha chiuso i propri impianti di sci alpino nel 2007 andando progressivamente a valorizzare escursionismo, sci nordico, patrimonio paesaggistico e produzioni locali.

    Una altra esperienza interessante riguarda Saint-Pierre-de-Chartreuse (Isère, 900 metri), dove la diminuzione della neve ha spinto verso natura, outdoor, turismo lento e attività culturali legate al Massiccio della Chartreuse. Dall’altra parte della frontiera, a Ostana (Piemonte, 1.250 metri), il rilancio del borgo è passato più attraverso residenzialità, architettura alpina, cultura e turismo lento che attraverso lo sci.

    LEGGI ANCHE: Le Alpi tra le aree europee più esposte al cambiamento climatico

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    Giorgia gambino
    Giorgia Gambino
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    Classe 1997, ho due lauree in lingue e letterature moderne, un master di primo livello in giornalismo 3.0 e una incrollabile testardaggine, tutti quanti ottenuti con il massimo dei voti. Appassionata di scrittura dall’età di 7 anni e giornalista pubblicista dal 2021, ho contribuito a costruire “Nos Alpes” dalle basi, crescendo giorno dopo giorno e imparando a essere migliore assieme a lui. Nel tempo libero che mi sforzo di ritagliare coltivo alcune delle mie frivole passioni, tra cui il rosa e i dolci, lo shopping e il make up, ma soprattutto i miei racconti.

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    ISSN 3103-8565
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