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    Home » Articoli » “Natura in evoluzione” porta la biodiversità del Parco del Gran Paradiso tra Piemonte e Valle d’Aosta
    Ambiente e territorio

    “Natura in evoluzione” porta la biodiversità del Parco del Gran Paradiso tra Piemonte e Valle d’Aosta

    Roland MartialRoland Martial4 Luglio 2026
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    Uno stambecco a Valsavarenche / Un bouquetin à Valsavarenche (c) Fulvio Spada CC-BY-SA 2.0
    Uno stambecco a Valsavarenche / Un bouquetin à Valsavarenche (c) Fulvio Spada CC-BY-SA 2.0
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    La quarta edizione di Natura in evoluzione accompagna l’estate 2026 del Parco Nazionale Gran Paradiso (PNGP) con incontri, laboratori e spettacoli dedicati alla biodiversità alpina.

    La rassegna, promossa dal Parco insieme all’associazione BioMA, si sviluppa da maggio ad agosto tra il versante piemontese e quello valdostano e coincide con i vent’anni del programma di monitoraggio della biodiversità animale in ambiente alpino.

    Monitorare la biodiversità

    Il filo conduttore dell’edizione 2026 è la migrazione, osservata nelle sue diverse forme. La rassegna si lega ai vent’anni del monitoraggio della biodiversità animale in ambiente alpino (MBAA), un programma di ricerca a lungo termine nato dall’idea di “misurare la biodiversità” del Parco, che prende forma nel 2005 e si consolida nel 2006, quando alle ricerche storiche su camoscio e stambecco si affiancano nuovi studi su laghi, torrenti, marmotte e biodiversità alpina.

    L’obiettivo è raccogliere dati comparabili nel tempo e nello spazio sugli ecosistemi di alta quota, tra i più sensibili ai cambiamenti climatici, dove vivono specie spesso piccole e isolate che fungono da indicatori precoci. Fanno parte del monitoraggio sei gruppi tassonomici, carabidi, stafilinidi, ragni, farfalle, cavallette e uccelli, ai quali si sono aggiunte in seguito le formiche, selezionati per la capacità di segnalare cambiamenti più ampi dell’ecosistema.

    Una parte del programma di Natura in Evoluzione è dedicata alla genetica come strumento di conservazione. Al Giardino botanico alpino Paradisia di Cogne, lunedì 17 agosto, l’incontro “SOS specie rare: leggere il Dna per proteggere la flora alpina” affronta l’uso delle analisi genetiche per la tutela delle piante.

    Lo stesso approccio applicato alla fauna è al centro di “Stambecco e Dna: evoluzione della specie e dei metodi di ricerca“, venerdì 7 agosto al centro Acqua e Biodiversità di Rovenaud, in Valsavarenche, dove le tecniche di ricerca sulla specie simbolo del Parco vengono ripercorse nella loro evoluzione.

    Piante, animali e sguardi sul cambiamento

    Un secondo gruppo di appuntamenti riguarda piante, fauna e gli strumenti per osservarle. Sempre al Paradisia di Cogne, sabato 11 luglio “Questioni di semi“, con laboratorio, lega la chimica e la forma dei semi alla sopravvivenza delle piante, mentre lunedì 10 agosto “L’infinitamente piccolo: la biodiversità che non vediamo” si concentra sugli organismi che sfuggono all’osservazione diretta.

    Al centro Homo et Ibex di Ceresole Reale, venerdì 17 luglio, “Gufi e civette del Gran Paradiso: i segreti dei rapaci notturni” è dedicato ai rapaci notturni del territorio. Al laboratorio L’uomo e i coltivi di Campiglia Soana, domenica 12 luglio, “Occhi umani, occhi automatici: osservare e vivere il cambiamento“, mette a confronto l’osservazione umana e quella dei sensori, capaci di registrare fenomeni invisibili all’occhio.

    Seguirà poi uno spettacolo della compagnia francese La Désarmante che presenta MûT, spettacolo acrobatico sui temi del cambiamento e della resilienza collettiva.

    Mestieri, racconto della natura e cambiamento climatico

    L’ultimo gruppo di incontri riguarda il lavoro sul campo e la divulgazione. Sabato 25 luglio, al centro Acqua e Biodiversità di Rovenaud, “La grande avventura biodiversa” affronta mestieri, esperienze ed errori di chi lavora ogni giorno per la natura.

    Sullo stesso terreno si erano mossi gli incontri di inizio stagione: “Shhh, biodiversità, il racconto comincia!”, il 3 giugno al Museo di scienze naturali di Torino, e “Il racconto della biodiversità”, con spettacolo, il 27 giugno alla Maison de la Grivola di Cogne.

    I dati raccolti mostrano alcune tendenze. Il monitoraggio delle farfalle ha registrato la risalita verso quote più elevate di specie tipiche delle aree montane inferiori, mentre diminuiscono quelle più specializzate dal punto di vista alimentare o legate a specifici intervalli altitudinali, un fenomeno che i ricercatori collegano al cambiamento climatico.

    Gli studiosi osservano inoltre una progressiva omogeneizzazione delle comunità biologiche lungo le diverse quote, con la perdita della variabilità ecologica tipica dei diversi ambienti montani. Le ricerche hanno anche fatto emergere la vulnerabilità delle praterie alpine, habitat con poche specie ma di alto valore conservazionistico, spesso endemiche o altamente specializzate.

    LEGGI ANCHE: Il Governo italiano ritira la proposta sulla caccia allo stambecco

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    Roland Martial

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