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    Home » Articoli » Alta Felicità 2026 e marcia No Tav, molta musica ma duri scontri in Val di Susa
    Economia e politica

    Alta Felicità 2026 e marcia No Tav, molta musica ma duri scontri in Val di Susa

    Enrico MartialEnrico Martial27 Luglio 2026
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    Estratto dal flyer di Alta Felicità 2026
    Estratto dal flyer di Alta Felicità 2026

    Il Festival Alta Felicità e il corteo No Tav hanno richiamato a Venaus, in Val di Susa, migliaia di persone provenienti dall’Italia e anche dalle zone francesi vicine e da altri Paesi europei.

    La decima edizione della manifestazione, in programma dal 24 al 26 luglio 2026 con concerti, incontri e dibattiti, si è consolidata come evento importante, sul piano culturale e musicale.

    Soltanto, il 25 luglio è stata accompagnata dalla tradizionale marcia verso i cantieri della linea ferroviaria Torino-Lione, che quest’anno ha prodotto scontri particolarmente intensi nell’area di Chiomonte, con feriti e vari danni.

    Dieci anni di Festival Alta Felicità

    Per tre giorni la borgata 8 Dicembre di Venaus ha ospitato la decima edizione di Alta Felicità, festival gratuito nato nell’ambito del movimento No Tav. Il programma ha alternato musica, presentazioni, assemblee e confronti sui temi ambientali e sociali.

    Sul palco sono salite figure molto note della scena musicale italiana, tra cui altri, Asian Dub Foundation, 99 Posse, Delta V, Fratelli di Soledad, Fucksia, Ghetto Blaster Orkestra e Oh, Die! nella sola giornata di sabato. Il programma delle altre serate ha compreso Assalti Frontali con Kiki, Statuto, Cristiano Godano, Kaos ed Egreen, Rares, Alberto Bertoli, Tara e Aendriu. L’anteprima del 23 luglio ha ospitato El Partydo, Lindal e Johnson Righeira. La stima delle presenza è di circa 40 mila persone nei tre giorni.

    Accanto ai palchi è stato allestito il tradizionale campeggio – le immagini raccolte richiamo altri campeggi organizzati per grandi concerti e festival – dove molti partecipanti erano arrivati già nei giorni precedenti. Il festival ha rappresentato anche un luogo d’incontro tra generazioni diverse: insieme alla componente storica del movimento erano presenti molti giovani.

    Dalle testimonianze raccolte dai colleghi di testate nazionali e locali, i partecipanti provenivano da varie città e province italiane, tra cui Bari, Roma, Pisa, Taranto, Milano, Genova e Catania. Significativa anche la partecipazione di gruppi da Francia e Spagna. La presenza francese dipende anche alla dimensione transfrontaliera della linea ad Alta velocità Torino-Lione, con un legame con i gruppi antagonisti organizzati.

    Con la sua decima edizione, il festival Alta Felicità ha confermato una propria dimensione culturale e organizzativa autonoma. Ha avuto un effetto anche sul territorio, non dissimile, nel bene e nel male, da altri festival a grande partecipazione, come il Paléo Festival di Nyon, nel cantone del Vaud, che ha per esempio un campeggio libero da 9000 posti.

    La marcia NO TAV partita da Venaus

    Con il Festival, si tiene, ormai in modo tradizionale, anche il corteo No Tav. Quest’anno è partito da Venaus poco dopo le 14 del 25 luglio, secondo gli organizzatori con circa ventimila persone, e in larga parte impegnate in una marcia senza incidenti.

    Dopo la partenza il corteo si è diviso in più tronconi. Circa 500 persone di un ulteriore gruppo in varia misura sono state coinvolte negli incidenti, o che vi sono state molto vicine.

    Una parte si è diretta lungo la strada di Giaglione verso il cantiere di Chiomonte, mentre un secondo gruppo ha proseguito verso Susa e San Didero. Una parte più limitata dei manifestanti ha raggiunto Salbertrand. Qui si è svolta la tradizionale battitura delle reti, una forma di protesta già adottata in precedenti mobilitazioni No Tav.

    La marcia è un appuntamento ricorrente collegato al festival. Negli anni alcune edizioni hanno visto tensioni presso i cantieri, ma gli episodi del 2026 hanno avuto una portata maggiore rispetto alle manifestazioni più recenti. Il festival ha comunque continuato a funzionare. Per esempio, domenica 26 luglio, i diversi ambienti hanno accolto vari dibattiti tra le 10 e le 17 e nove gruppi musicali sono saliti sul palco dell’arena in serata.

    Le tensioni a San Didero, Bruzolo e Chiomonte

    A San Didero le tensioni sono cominciate poco prima delle 16 di sabato 25 luglio. Nell’area vicina alle recinzioni sono stati lanciati petardi e artifici pirotecnici. Le forze dell’ordine hanno risposto con lacrimogeni e hanno disperso infine i manifestanti. La strada statale 25 è stata temporaneamente bloccata così come l’autostrada.

    Una parte del gruppo che si era staccato dalla manifestazione si è diretto verso la stazione di Bruzolo attraversando i binari. L’hanno occupata per circa un’ora, con fasi di tensioni con le forze dell’ordine, che alla fine si sono risolte.

    Gli episodi più importanti sono avvenuti a Chiomonte. Gruppi di manifestanti, alcuni con il volto coperto, hanno raggiunto il cantiere da più punti, tagliato alcune recinzioni e fatto ingresso nell’area.

    Sono stati lanciati pietre, razzi e ordigni artigianali e quattro mezzi delle forze dell’ordine hanno preso fuoco. La risposta principale è avvenuta con un uso prolungato di lacrimogeni. Dopo gli scontri, molti partecipanti sono tornati verso Venaus percorrendo a piedi la strada usata all’andata. Polizia e carabinieri hanno continuato a presidiare il cantiere.

    Il bilancio degli scontri

    Dopo anni di tensioni e di esperienze, le modalità di gestione degli scontri da parte delle forze di polizia – per esempio riducendo il contatto diretto nei momenti critici – hanno limitato gli effetti, anche materiali, degli incidenti. Tuttavia, quest’anno, diversi problemi sono da segnalare.

    Vi è stata la sospensione temporanea della circolazione su alcune strade (ed è già avvenuto in passato) sull’autostrada e sulla linea ferroviaria Torino-Modane, nel tratto tra Bardonecchia e Salbertrand, che nel pomeriggio di sabato ha generato ritardi fino a novanta minuti. L’ingresso del gruppo di No Tav nel cantiere di Chiomonte ha generato danni che la società TELT ha valutato in circa 1 milione di euro.

    Gli scontri hanno prodotto feriti il cui bilancio ha subito aggiornementi più volte e da varie fonti nel corso della giornata di sabato. Secondo quanto riferito dalla Guardia di finanza alla Stampa, sedici persone sono state medicate all’ospedale di Rivoli, mentre sette carabinieri hanno riportato lesioni. Secondo i dati delle organizzazioni sindacali di polizia, poi rilanciati dai principali media, i feriti tra le forze dell’ordine sarebbero in tutto circa 120. Anche alcune decine di manifestanti sarebbero rimaste contuse. Non sono stati segnalati feriti in condizioni gravi.

    Sul piano politico, vi sono state diverse prese di posizione, a livello del governo centrale e di esponenti locali e regionali. Sono in discussione nuove misure di ordine pubblico, in un dibattito nazionale reso complicato nell’evoluzione politica dell’area di destra e da varie vicende di cronaca, sulla legittima difesa (con la recente condanna definitiva di orefice) nelle forme di gestione in caso di arresto di persone da parte delle forze dell’ordine (con un morto a Bologna e varie manifestazioni che ne sono seguite), con l’eco dell’auto sulla folla a Berlino.

    LEGGI ANCHE: G7 di Évian, dopo la manifestazione del 14 giugno 2026 a Ginevra, si apre il vertice

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    Direttore di Nos Alpes, giornalista. Ha collaborato in tempi diversi con varie riviste e giornali, da Il Mulino a Limes, da Formiche a Start Magazine.

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