Michel Moriceau ci accompagna a scoprire la storia di un giovane appassionato alla ricerca di una sorellina perduta e della sua ossessione per il Monte Bianco, con il libro “Marguerite et le Mont-Blanc” di Michaël Sibony.


Una strana vita plasmata dalla ricerca di una persona cara assente e da un’ossessione: scalare il Monte Bianco.

Un bambino guarda la montagna, impaziente di scoprire le sue sorelline gemelle, Aurore e Marguerite. Un trenino per salire alle pendici del Monte Bianco, il Tramway du Mont-Blanc, le cui tre locomotive portano il nome di tre delle quattro figlie del gestore. Anne, Marie e Jeanne. Marguerite ha dovuto aspettare.

Un parto traumatico, quando una delle due figlie non compare. Il narratore si interroga sull’identità di quella che non si è presentata, ma che non smette di alimentare la sua immaginazione e di occupare la sua vita quotidiana. Non esiste, non ha storia e non ha nome, ma lo insegue in un lutto insolito, sostenuto dalla sua visione di un mondo in cui tutti gli elementi gli sembrano disposti a coppie. Vive come un gemello, non volendo e non potendo nascondere questo trauma della sua anima. Non dimentica la speranza di scoprire presto le sue due sorelline quando era sul tram del Monte Bianco, con la madre incinta. Lui non è arrivato in cima, Marguerite non ce l’ha fatta.

Ha ricostruito per sé un universo in cui battezza quello che aveva tanto sperato durante il suo viaggio iniziatico al rifugio del Nid d’Aigle. Marguerite lo accompagna in tutto il mondo. Prende il nome dalla quarta locomotiva del tram, la figlia più giovane, che non ha mai visto la luce, dispersa in azione ma che spera di nascere un giorno.

In una corsa frenetica attraverso il mondo, il fratello è diventato adulto, ma procede ancora nell’intimità della sorella proibita. Intraprende un viaggio personale, rivisitando la memoria familiare sotto l’amorevole tutela di uno zio caloroso che gli insegna la musica e la vita. Attraversa i continenti, ma ovunque vada c’è un punto di riferimento assoluto: il Monte Bianco.

Il massiccio non era solo un paesaggio o uno sfondo; era la “figura misteriosa” che lo accompagnava e lo attirava irresistibilmente. Vi ritorna più volte, aggrappandosi alla guida che lo porta sul punto più alto, prima con il treno dal nome suggestivo, poi in cordata. Si arrampica al ritmo di un concerto egoista i cui riferimenti musicali illustrano il suo stato d’animo. Raggiunge l’inaccessibile, calpesta la neve eterna, si avvicina al cielo. È vicino a Marguerite. È liberato, vive di nuovo. Finalmente.

Marguerite et le mont Blanc è il romanzo personalissimo di un giovane tormentato. La storia è ricca e originale. La tragedia di una nascita mai avvenuta e gli interrogativi che essa solleva fanno da sfondo a un dibattito interiore che sconvolge la vita di coloro che sono rimasti, modella il loro rapporto con il mondo e vanifica le loro speranze.

Su un argomento serio, Michaël Sibony trasmette i suoi stati d’animo con un tono leggero. Il paradosso è ancora più sorprendente perché l’autore ci porta alle frontiere della vita, invitandoci ad alzarci per capire e forse accettare i misteri del nostro destino.

MARGUERITE ET LE MONT BLANC – MICHAEL SIBONY – Éditions DE L’AUBE – 2024

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Michel Moriceau è uno degli animatori del Salone Internazionale del Libro di Montagna di Passy. È presidente del Consiglio di sorveglianza degli Ospedali del Pays du Mont-Blanc, Cavaliere della Legion d'Onore, amministratore della FACIM (Fondazione per l'azione culturale internazionale in montagna) e dell'Association pour la qualité de vie au travail des professionnels de santé. È autore di La vie en parenthèses (1999), Valeur Refuge (2017) La vie suspendue (2019), La vie entre les lignes (2024), e anche di Traces de vie, La vie pharisienne, Opera bouffe, La vie en vrac.

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