Guardandolo su una carta geografica, il Santuario Pelagos non segue i confini politici ma si configura quale area marina transfrontaliera che attraversa le acque di Italia, Francia e Principato di Monaco. Proprio la sua natura ecosistemica di un unico grande ambiente marino e la continuità ecologica che questo implica rendono necessario un coordinamento che superi le frontiere per proteggere i mammiferi marini e gli ambienti nei quali vivono.

Esso occupa una superficie pari a circa 87.500 chilometri quadrati e si sviluppa per 2.022 chilometri lungo le coste dei tre Paesi, comprendendo una parte del Golfo del Leone, l’intero Mar Ligure e una porzione del Mar Tirreno settentrionale. Considerando anche la Corsica, il nord della Sardegna e numerose isole minori, il suo territorio arriva a interessare complessivamente 241 comuni costieri, di cui 129 francesi, 111 italiani e uno monegasco.

La mappa del Santuario Pelagos (c) Hélène Labach – MIRACETI, M. Costa – Tethys, Vincent Jacques – Drone de Regard

Perché proprio questo tratto transfrontaliero del Mar Mediterraneo?

Le acque del Mar Mediterraneo nord-occidentale sono particolarmente produttive e offrono una notevole disponibilità di alimenti, creando condizioni favorevoli alla presenza di numerose specie di cetacei. Qui le dinamiche marine, la morfologia dei fondali e la disponibilità di prede contribuiscono a creare habitat utilizzati durante diverse fasi della vita degli animali.

Per tale ragione il Santuario Pelagos va pensato come un ecosistema complesso, nel quale la presenza dei grandi mammiferi è legata all’equilibrio dell’intera rete alimentare. La particolare ricchezza biologica dell’area è stata riconosciuta anche a livello internazionale, quando esso è stato inserito nella lista delle Aree Specialmente Protette di Importanza Mediterranea (ASPIM) nell’ambito della Convenzione di Barcellona.

Una balenottera comune (c) CC BY-SA 3.0, Jose Antonio, Wikimedia Commons

Dall’idea degli anni Novanta all’accordo internazionale

L’idea di creare un santuario ai mammiferi marini nasce alla fine del Novecento, grazie al lavoro di ricercatori e organizzazioni ambientaliste che documentano la concentrazione in loco di cetacei e le minacce alle quali sono sottoposti. Nel 1990 l’Istituto Tethys elabora il “Progetto Pelagos”, il quale propone la costituzione di una area di protezione fondata sulla ricchezza biologica e sull’importanza scientifica della regione.

Alcuni anni più tardi, dopo la sottoscrizione nel 1993 di una dichiarazione comune tra Francia, Italia e Principato di Monaco, il 25 novembre 1999 i tre Paesi firmano a Roma l’”Accordo Pelagos”. A seguito delle dovute ratifiche nazionali, esso entra ufficialmente in vigore il successivo 21 febbraio 2002, anche se nel novembre 2001 esso è già stato inserito nella già citata lista della Convenzione di Barcellona.

Due globicefali (c) CC BY-SA 3.0, Dirk Klaus, Wikimedia Commons

Un mare abitato dai cetacei

Ma quali animali ospita dunque il Santuario Pelagos?

Anzitutto, nella vasta area transfrontaliera coinvolta non è raro incontrare una balenottera comune, il più grande animale che si possa osservare con regolarità nel Mediterraneo dopo la balenottera azzurra. Minacciata dalla sottopopolazione mediterranea e dunque considerata in pericolo, essa può superare i 20 metri di lunghezza e trascorrere diversi minuti sott’acqua prima di tornare in superficie.

Nelle acque più profonde, tra zone di scarpata continentale e fondali, si incontra anche il capodoglio, il più grande degli odontoceti, capace di immergersi a oltre 2 mila metri alla ricerca di prede. La foca monaca mediterranea, invece, è molto più rara e la sua presenza nella zona è occasionale, perciò la sua osservazione rappresenta un evento decisamente meno comune rispetto a quella dei cetacei.

Altre presenze caratteristiche sono lo zifio, il globicefalo e il grampo, mentre nelle acque del Santuario vivono anche tursiopidelfini comuni e stenelle striate, queste ultime individuabili in gruppi numerosi vicino alle imbarcazioni.

Una stenella striata (c) CC BY-SA 4.0, Wanax01, Wikimedia Commons

Non soltanto balene: un ecosistema da proteggere

Il valore del Santuario Pelagos dipende peraltro dalla varietà degli ambienti marini compresi nei suoi confini, tra cui acque costiere, aree pelagiche, fondali profondi, scarpate e canyon sottomarini. Ne risulta che la tutela dei cetacei non possa prescindere dalla protezione degli habitat in cui essi vivono, spesse volte afflitti da cambiamenti nella disponibilità di prede, inquinamento o rumore umano.

Le coste sono difatti densamente abitate e il traffico marittimo, la pesca, la navigazione da diporto, il turismo e le altre attività economiche esercitano pressioni differenti sull’ambiente. Per i cetacei una minaccia evidente è rappresentata dalle collisioni con le imbarcazioni, mentre per altre specie assumono importanza le catture negli attrezzi da pesca o l’inquinamento acustico che può interferire con l’ecolocalizzazione.

Di qui la necessità, tramite azioni armonizzate tra i tre Paesi, di contrastare le diverse forme di disturbo e mortalità legate alle attività umane, anche attraverso ricerca scientifica, monitoraggio e coordinazione.

Le escursioni guidate nel Santuario Pelagos (c) CC BY-SA 4.0, Animalculum, Wikimedia Commons

Dalla ricerca all’osservazione in mare

Il Santuario Pelagos è dunque anche un luogo di ricerca scientifica, nel quale campagne di monitoraggio permettono di comprendere dove si concentrano le diverse specie, quali habitat utilizzano e come cambiano le loro popolazioni. 

Nel corso degli anni sono nate iniziative dedicate all’osservazione dei cetacei e alla sensibilizzazione del pubblico, tra le quali spicca la creazione nel 1986 dell’Istituto Tethys. Esso si occupa di salvaguardia, cura e studio dei cetacei e dell’ambiente marino, identificando singolarmente gli esemplari attraverso fotografie o filmati poi custoditi in una banca dati europea. 

Tale area è peraltro meta, soprattutto lungo la stagione estiva, di visite guidate e crociere in barca alla scoperta dell’ambiente marino e dei suoi abitanti al fianco di biologi marini ed esperti del settore. Esistono inoltre numerosi operatori privati, con base nei porti delle coste liguri, della Costa Azzurra e di Monaco, che organizzano escursioni all’interno della zona protetta.

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Classe 1997, ho due lauree in lingue e letterature moderne, un master di primo livello in giornalismo 3.0 e una incrollabile testardaggine, tutti quanti ottenuti con il massimo dei voti. Appassionata di scrittura dall’età di 7 anni e giornalista pubblicista dal 2021, ho contribuito a costruire “Nos Alpes” dalle basi, crescendo giorno dopo giorno e imparando a essere migliore assieme a lui. Nel tempo libero che mi sforzo di ritagliare coltivo alcune delle mie frivole passioni, tra cui il rosa e i dolci, lo shopping e il make up, ma soprattutto i miei racconti.

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