Il caldo record e lo scioglimento dei ghiacciai hanno anticipato la chiusura delle stazioni sciistiche che dipendono dai ghiacciai per la pratica dello sci estivo.
Le stazioni di Tignes, 2 Alpes, il comprensorio di Zermatt/Breuil-Cervinia, e quello di Saas-Fee sono alcune delle località che hanno dovuto anticipare la chiusura della propria stagione estiva.
A Tignes ci si prepara alla fine dello sci estivo
Nella stazione delle 2 Alpes, dove cinquant’anni fa si poteva sciare fino alla fine del mese di agosto, lo sci sul ghiacciaio del Mont-de-Lans si è interrotto il 5 luglio. Lo sci pomeridiano non era più possibile dal 31 maggio.
Simile quadro a Tignes. Intervistato dall’AFP, il presidente dell’Alliance locale pour la transition des territoires d’altitude (Altta), che dal 2025 gestisce le stazioni sciistiche di Tignes e Sainte-Foy-Tarentaise, ha stimato che non si scierà più d’estate a Tignes fra 10-15 anni. Secondo le proiezioni attuali, il ghiacciaio dovrebbe quasi sparire tra il 2046 e il 2072.
Chiusura storiche anche nel Vallese e in Valle d’Aosta
Situazione storica a Zermatt, dove il caldo ha imposto la chiusura agli sciatori del Matterhorn Ski Paradise al 1° agosto 2026. Un caso simile si era già proposto nel 2022, quando la stazione aveva chiuso gli impianti da luglio fino a metà settembre.
Dal lato valdostano, l’impossibilità di preservare le condizioni di sicurezza necessarie hanno ugualmente causato la chiusura degli impianti di Breuil-Cervinia, anticipata rispetto al 6 settembre 2026.
Una chiusura equiparabile si è verificate a Saas-Fee nel Vallese. Il comprensorio ha fermato i propri impianti il 10 agosto citando la sicurezza e la qualità non soddisfacente delle piste.
Cambiamento climatico e non solo
Già negli anni Novanta alcune esperienze di sci estivo venivano a termine. È il caso di Courmayeur, la cui breve storia di sci estivo con i suoi impianti prometteva l’accesso “dal 1° giugno al 10 ottobre”. L’esperienza si concluse nel 1990, e lo smantellamento degli impianti seguì comunque 27 anni dopo.
Oltre al cambiamento climatico, è la sostenibilità economica dello sci estivo che spinge alla chiusura. In un’intervista al magazine Skipass, il professore dell’università di Monaco di Baviera di Scienze applicate Marius Mayer, specialista del turismo sui ghiacciai, ha sottolineato che questo genere di sci non è “mai stato un reale successo economico, ma piuttosto un fattore d’immagine“.
Per Mayer, il cambiamento climatico non è direttamente responsabile della fine dello sci estivo, anche se i suoi dati in un paper mostrano che le giornate di sci alpine durante l’estate astronomica sono diminuite del 70% dal 2011 (-69,7%). I mercati svizzeri sono rimasti più colpiti (−83.2%), seguiti da quelli francesi (-71,6%) e da quelli italiani (-70,1%), portando così a un calo di presenze e di introiti.
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