Nell’ultimo decennio, le radiazioni ultraviolette (UV) che raggiungono la superficie terrestre sono aumentate in buona parte dell’Europa, comprese molte aree delle Nostre Alpi. È quanto emerge dallo studio “Recent increases in solar UV radiation across Europe: a 40-location study to identify trend boundaries”, pubblicato lo scorso mercoledì 12 agosto 2026 rivista “Photochemical & Photobiological Sciences”.
Una crescita diffusa ma non uniforme
La ricerca ha confrontato i dati raccolti in 40 stazioni europee nel periodo compreso tra il 2013 e il 2022, combinando misurazioni al suolo e dati satellitari poi sottoposti a procedure di controllo della qualità. Per il monitoraggio è stata utilizzata la radiazione giornaliera ponderata secondo l’effetto eritematoso, ovverosia un parametro che tiene conto della capacità delle varie lunghezze di onda UV di provocare arrossamenti e danni alla pelle.
I risultati mostrano un aumento statisticamente significativo della media annuale in 26 luoghi, dove la crescita varia da +0,46% a +2,62% all’anno, con una mediana di circa +1,2% annuo. Considerando l’intero decennio, l’incremento stimato delle suddette medie annuali si colloca tra circa +4,6% e +26%, con una mediana del +11,2% per tutto il territorio europeo.
Il fenomeno appare ancora più esteso quando si osservano i singoli mesi poiché ben 38 delle località prese in esame presentano almeno un mese nel quale l’aumento è statisticamente significativo. Scendendo nel dettaglio delle crescite mensili, esse risultano generalmente più elevate di quelle calcolate sull’intero anno, con valori mediani compresi all’incirca tra il +2% e il +4% annui.
Il caso particolare delle Alpi
La distribuzione dei dati mostra una forte variabilità spaziale lungo l’arco delle Nostre Alpi, con una alternanza di aree caratterizzate da incrementi più marcati e altre nelle quali il segnale delle radiazioni UV è più debole. Tale elemento è particolarmente emblematico perché mostra come l’incremento non sia limitato alle regioni settentrionali dell’Europa o alle aree più esposte dell’Europa centrale bensì registri un trend positivo anche sul versante alpino.
Ciò accade perché la topografia molto articolata, le differenze di quota e l’esposizione dei versantipossono modificare sensibilmente la quantità di radiazione ricevuta in località anche relativamente vicine. Vi si aggiunge poi il ruolo della neve, che riflette una parte importante della radiazione solare e può quindi aumentare l’esposizione UV al suolo attraverso l’effetto dell’albedo.
Qualche dato sulle radiazioni UV nelle Nostre Alpi
Ad Aosta (Valle d’Aosta, 570 metri) la radiazione UV misurata al suolo aumenta del +0,70% all’anno, mentre la stima satellitare TEMIS mostra una crescita ancora maggiore, pari a +4,67% annuo. Accanto al dato del NASA’s Ozone Monitoring Instrument (OMI), che indica invece +0,93% annuo, per la radiazione solare globale i dataset satellitari CLARA e SARAH indicano rispettivamente +1,10% e +0,56% annui, ambedue statisticamente significativi.
All’Observatoire de Haute-Provence (Alpes-de-Haute-Provence, 650 metri), il quadro è invece molto più contenuto, con una crescita misurata al suolo di appena +0,08% annuo che secondo i ricercatori non risulta statisticamente significativa. I dati TEMIS indicano però +0,89% annuo (statisticamente significativo) e OMI indica +0,38% (non statisticamente significativo), mentre la radiazione solare globale è aumentata secondo CLARA del +0,60% annuo e secondo SARAH del +0,26% annuo.
Quanto a Davos (Cantone dei Grigioni, 1.560 metri), pure collocato lievemente al di fuori dell’area di competenza del nostro quotidiano, la radiazione UV misurata al suolo è aumentata del +0,75% annuotra il 2013 e il 2022. Anche le stime satellitari confermano il trend, con +2,28% annuo secondo TEMIS e +1,19% annuo secondo OMI, accompagnate da un aumento della radiazione solare globale, pari a +1,64% annuo nel dataset CLARA e +1,11% nel dataset SARAH.
Non è principalmente l’ozono a spiegare l’aumento
Per indagare le possibili cause di tale aumento delle radiazioni UV, i ricercatori hanno analizzato la quantità totale di ozono presente nella colonna atmosferica, oltre alla durata del soleggiamento e alla radiazione solare globale. L’esposizione ai raggi ultravioletti è il principale fattore ambientale di rischio per i tumori cutanei, compresi melanoma e carcinomi della pelle, diagnosticati ogni anno in Europa per circa 150 nuovi casi e oltre 25 mila decessi.
I dati non mostrano una diminuzione significativa ma soltanto minima dell’ozono su base annuale in nessuna delle 40 località, perciò sarebbe poco plausibile attribuirgli il principale ruolo nelle variazioni climatiche di cui sopra. L’elemento che emerge con chiarezza è invece la riduzione della nuvolosità e la conseguente durata del soleggiamento, che spiegherebbe circa l’80% dei trend osservati, mentre il contributo diretto degli aerosol sarebbe nell’ordine del 20%.
Ad Aosta, la crescita della durata del soleggiamento è stata pari al +0,93% annuo nelle misurazioni al suolo, mentre la colonna totale di ozono diminuisce dello -0,04% annuo. All’Observatoire de Haute-Provence, invece, il segnale è più debole, con un aumento del +0,25% annuo e un lieve calo dell’ozono pari al -0,04% annuo. A Davos la durata dell’esposizione solare cresce del +1,64% annuo nelle misurazioni al suolo, mentre la colonna mostra un lieve calo di -0,03% annuo non statisticamente significativo.
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