Uno studio realizzato sul ghiacciaio dell’Argentière, sul versante savoiardo del Massiccio del Monte Bianco, ha dimostrato che la sabbia del Sahara contribuisce in modo impattante allo scioglimento dei ghiacciai alpini.
Secondo lo studio, la polvere diminuirebbe la riflettanza (albedo) della neve, cioè la capacità di riflettere parte della luce incidente, assorbendo quindi più energia e accelerando lo scioglimento.
L’effetto della polvere
Le ricerche hanno evidenziato che nel 2022 la polvere del Sahara è stata responsabile del 13,2% dello scioglimento totale del ghiacciaio dell’Argentière, con una perdita di 0,63 metri di equivalente in acqua (m w.e.). Il 2022 fu un anno caratterizzato da un’estate estremamente calda e secca, con effetti molto più negativi della norma sullo scioglimento dei ghiacciai.
Malgrado un raddoppio delle perdite in metri equivalenti in acqua nel 2022, la proporzione persa per colpa delle particelle del Sahara ha subito poca variazione negli anni. Nel 2019, il 9,1% dello scioglimento gli era attribuibile, con il 12,5% e il 14,8% attribuibile nel 2020 e nel 2021.
Il confronto con lo studio del 2015
Lo studio, realizzato da scienziati del Centro studi neve del Centro nazionale della ricerca meteorologica francese (CEN-CNRM, Météo-France/CNRS) e dell’istituto delle geoscienze dell’ambiente di Grenoble (IGE Grenoble), ha messo in luce in modo più netto un fenomeno già oggetto di uno studio realizzato nel 2015 da ricercatori del Politecnico federale di Zurigo, dell’Università di Friburgo e dell’Istituto Paul Scherrer.
La ricerca del 2015 si era però concentrata solo su due punti del ghiacciaio del Clariden, a cavallo dei cantoni di Uri e Glarona nella Svizzera centrale. Inoltre, gli autori delle nuove ricerche hanno sottolineato che il ghiacciaio sarebbe meno esposto ai depositi del Sahara.
Lo studio del ghiacciaio dell’Argentière, invece, ha coperto gli undici chilometri quadrati tra i 2.100 e i 3.600 metri di quota che costituiscono l’intera superficie del ghiacciaio, sul periodo 2019-2022.
La sabbia del Sahara nelle Alpi
Le polveri sahariane sono particelle minerali sollevate dal vento nelle regioni aride del Sahara e del Sahel, trasportate poi dalla circolazione atmosferica anche a migliaia di chilometri di distanza.
La loro evoluzione nel tempo resta però difficile da stabilire. Uno studio pubblicato nel 2026, basato su oltre vent’anni di rilevamenti alla stazione dello Jungfraujoch, ha concluso che la variabilità fra un anno e l’altro non consente di individuare una tendenza di lungo periodo né nella frequenza né nell’intensità degli episodi.
Un altro studio del 2026 pubblicato su Nature, invece, indica che le concentrazioni di polvere depositata sono più che raddoppiate fra l’epoca preindustriale e l’ultimo decennio, un aumento che gli autori attribuiscono soprattutto alla desertificazione dell’Africa settentrionale. L’analisi di quest’ultimo studio si è basata su tre carote di ghiaccio prelevate al Colle Gnifetti, sul Monte Rosa.
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