Meno polveri sottili e biossido di azoto ma un andamento più complesso per l’ozono: è questo, in sintesi, il quadro climatico che pertiene alla qualità dell’aria nell’arco delle Alpi di qui al 2050. Le proiezioni sono state elaborate nel solco del progetto Interreg Francia-Italia Alcotra 2021/2027 “Alp’Aera”, il cui evento conclusivo si è tenuto tra giovedì 8 e venerdi 9 ottobre a Monêtier-les-Bains (Hautes-Alpes).
Come sarà l’aria nelle Alpi del futuro?
Stando alle simulazioni condotte dagli esperti di “Alp’Aera”, l’aria nelle Alpi del futuro beneficerà di una tendenza alla diminuzione delle concentrazioni di particolato atmosferico (PM10 e PM2.5) e biossido di azoto. Le informazioni da esse tratte si ritrovano sulla dashboard interattiva del progetto, ove sono raccolti dati circa la qualità passata e presente, l’evoluzione delle emissioni e le proiezioni climatiche e atmosferiche.
Le prospettive risultano di contro meno lineari per ciò che concerne l’ozono, inquinante la cui presenza risente anche delle condizioni meteorologiche e delle reazioni chimiche che avvengono nell’atmosfera. Per i valori mediani è prevista una possibile crescita, soprattutto nelle aree urbane e durante le stagioni fredde, mentre nelle zone montane permane la possibilità di ulteriori aumenti anche nei mesi estivi.

Temperature in aumento e precipitazioni più variabili
Le simulazioni climatiche del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC) sono state effettuate attraverso il modello di chimica e trasporto atmosferico FARM. Esse delineano un futuro caratterizzato da temperature più elevate e da modificazioni nel regime delle precipitazioni, con particolare attenzione al susseguirsi di eventi estremi.
Gli scenari esaminati comprendono sia un percorso a basse emissioni, compatibile con uno sviluppo sostenibile, sia uno scenario caratterizzato da emissioni più elevate e da una minore coordinazione tra le diverse aree del mondo. Le elaborazioni, condotte con una risoluzione spaziale di circa tre chilometri e una frequenza temporale oraria, evidenziano una intensificazione degli episodi di caldo più estremo particolarmente marcata verso il 2070.

La situazione delicata della qualità dell’aria nelle Nostre Alpi
La conformazione territoriale e morfologica delle Nostre Alpi nonché le condizioni meteorologiche locali possono influenzare direttamente la circolazione dell’aria e la distribuzione dell’inquinamento atmosferico.
Non soltanto, difatti, l’imponente catena montuosa blocca o rallenta i flussi dei venti provenienti dalla pianura bensì anche contribuisce a “rinchiudere” la Pianura Padana in una sorta di conca geografica in cui l’aria fatica a circolare. In aggiunta, durante i mesi freddi, strati di aria più fredda e densa rimangono bloccati sul fondo delle valli e in pianura, impedendo la dispersione di polveri sottili, gas di scarico e fumi da riscaldamento.
La qualità nelle valli non è uniforme a causa di una correlazione tra configurazione geografica, traffico sulla rete stradale e inversioni termiche locali che favoriscono l’accumulo di inquinanti nella fascia inferiore del territorio. Oltre alla larga presenza di ozono in quota, favorita dal trasporto di gas e precursori inquinanti dalle aree urbane vicine, il ritiro dei ghiacciai e del permafrost sta rilasciando nel suolo e nelle sorgenti metalli come alluminio e nichel legati alla geologia locale.
Il progetto “Alp’Aera”
Avviato nell’ottobre del 2023, il progetto “Alp’Aera” è parte della linea di azione “Adattamento al cambiamento climatico e prevenzione dei rischi” del programma di cooperazione Interreg VI-A Francia-Italia Alcotra 2021/2027. Il suo obiettivo è di migliorare la conoscenza delle interazioni tra cambiamento climatico e inquinamento atmosferico nelle valli transfrontaliere, individuando indicatori utili al monitoraggio e alla definizione di strategie di adattamento.
Il partenariato riunisce l’ente ambientale AtmoSud Provence-Alpes-Côte d’Azur nel ruolo di capofila, accanto alla controparte Atmo Auvergne-Rhône-Alpes e alle Agenzie regionali per la protezione ambientale (ARPA) di Valle d’Aosta, Piemonte e Liguria. Il budget complessivo dichiarato è di circa 2 milioni di euro, con un contributo del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) pari a circa 1,6 milioni, ripartiti in due metà più o meno eque tra Italia e Francia.
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