I processi di erosione del suolo nelle Alpi occidentali sarebbero esorditi già circa 3.800 anni fa, durante l’Età del Bronzo, modificati e influenzati in maniera significativa soprattutto dall’attività umana. È quanto emerge da una ricerca pubblicata nel 2024 su “Nature Communications”, che ha ricostruito l’evoluzione del fenomeno nel corso di circa 10 mila anni analizzando i sedimenti del Lago del Bourget (Savoia).
Tale specchio di acqua, uno dei più grandi delle Alpi francesi, raccoglie difatti una serie di materiali trasportati da fiumi e torrenti a loro volta provenienti da un bacino di circa 4.976 chilometri quadrati. Accumulatisi poi sul fondale, essi conservano dunque tracce dei cambiamenti avvenuti nel territorio circostante, offrendo ai ricercatori una prospettiva di lungo periodo sull’interazione tra clima, paesaggio e presenza dell’uomo.
Come distinguere il clima dall’impatto umano
Per individuare le cause dell’erosione del suolo sulle Alpi, il gruppo di ricerca ha esaminato la provenienza dei materiali sedimentari attraverso analisi geochimiche e isotopiche. Tale metodologia ha pertanto permesso di confrontare due contesti, ovverosia le aree glacializzate del bacino, in particolare quelle associate al Massiccio del Monte Bianco, e le aree non glacializzate.
La distinzione è importante perché la presenza di tali fenomeni nelle regioni glaciali risponde in misura rilevante alle condizioni climatiche, mentre nei territori che ne risultano privi può essere influenzata anche dall’uso del suolo. Il confronto tra le due dinamiche ha consentito di individuare il momento in cui l’andamento della disgregazione del suolo ha cominciato a divergere, suggerendo un ruolo crescente delle attività umane.
Il cambiamento inizia nell’Età del Bronzo
Secondo i risultati ottenuti dallo studio, sino a circa 3.800 anni fa le variazioni dell’erosione del suolo nelle aree delle Alpi considerate erano sostanzialmente compatibili con gli effetti del clima. Da quel momento, le tendenze registrate nei settori non glacializzati hanno cominciato a differenziarsi da quelle osservate nei settori glacializzati, indicando l’intervento della crescente presenza umana sul territorio.
Tra le attività che possono spiegare tali variazioni, gli autori individuano soprattutto la pastorizia in quota, praticata appunto sin dall’Età del Bronzo, nonché la successiva espansione dell’agricoltura. Il disboscamento e la lavorazione dei terreni hanno poi a loro volte modificato la copertura vegetale e le caratteristiche del terreno, rendendolo più esposto al dilavamento e al trasporto dei sedimenti.
In un contesto similare, variazioni climatiche hanno continuato a incidere sui processi erosivi e, in alcune fasi storiche, hanno assunto un ruolo particolarmente rilevante intrecciandosi con i fattori umani.
Erosione sino a 2,5 volte superiore rispetto allo scenario climatico
Centrale nella ricerca è la stima secondo la quale, nelle zone delle Alpi occidentali considerate, le attività agro-pastorali abbiano determinato tassi di erosione da 2 a 2,5 volte superiori a uno scenario teorico influenzato dal solo clima. L’intensità dell’impatto è cambiata in funzione delle condizioni ambientali, della storia dell’uso del suolo e delle oscillazioni climatiche e non denota un aumento uniforme misurato in ogni località alpina.
Gli autori rilevano che l’influenza umana non è stata invariata nelle epoche seguenti e che, in alcune zone, la riduzione delle pratiche agricole e pastorali e il ritorno della vegetazione forestale possono aver contribuito a limitare il fenomeno. Parallelamente, poi, periodi caratterizzati da forti e pressanti cambiamenti climatici hanno modificato i processi di trasporto dei sedimenti, in modo specifico nelle regioni glacializzate.
Una storia che precede l’Antropocene
I risultati della ricerca concernente l’erosione del suolo nelle Alpi contribuiscono in un certo senso a ridimensionare l’idea che la trasformazione umana dei paesaggi montani sia un fenomeno provocato prettamente dall’industrializzazione. Sull’arco alpino occidentale – almeno nel contesto ricostruito attraverso il Lago del Bourget – le attività agro-pastorali hanno lasciato una traccia misurabile molto prima dell’Età moderna.
Resta necessario tuttavia rammentare che il bacino costituisce il riferimento principale dell’indagine e permette di ricostruire dinamiche significative per molti altri luoghi a esso similari ma non risulta del tutto rappresentativo di essi. La degradazione dei terreni è comunque considerata una questione rilevante poiché la perdita dello strato superficiale può compromettere la fertilità, alterare gli ecosistemi e ridurre la capacità della terra di immagazzinare carbonio.
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